Tag: significati fiabe

Donne e Fiabe – Jessica e Bella

Donne e Fiabe – Jessica e Bella

Torno a parlare di donne e fiabe. Lo faccio, come ho già scritto nel post di Silvia e Alice, con la consapevolezza che ogni storia di vita sia proprio come una fiaba, tracci un percorso evolutivo, prove da superare, magari tanti lieto fine intermedi che 

Significato dalla fiaba La Bella e la Bestia

Significato dalla fiaba La Bella e la Bestia

Oggi voglio parlarti del significato della fiaba La bella e la Bestia. LA STORIA Scritta per alcune fonti da Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve e pubblicata nel 1740, per altri attribuibile invece a Giovanni Francesco Straparola nel 1550. La storia narra di un commerciante padre 

Donne e fiabe – Alice, Dorothy e Silvia

Donne e fiabe – Alice, Dorothy e Silvia

Questo nuovo anno trovo il coraggio per tirare fuori dal cassetto un progetto che riposa da un po’: Donne e fiabe.

Si tratta di un’idea nata qualche anno fa, riflettendo sulla psicologia delle fiabe, sui significati che trasmettono e che mi hanno permesso di crescere.

Come afferma Bateson:

“Noi pensiamo per storie perché siamo costituiti da storie, immersi in storie, fatti di storie”

allora la mia storia, come una fiaba, traccia un percorso evolutivo, prove da superare, magari tanti lieto fine intermedi che diventano ogni volta nuovi incipit.

Le storie delle persone come le fiabe hanno qualcosa da dire, da trasmettere.

Le fiabe sono storie universali, nelle storie delle persone in qualche modo si possono rintracciare aspetti di fiabe?

Questa idea mi piace.

Magari in fasi diverse della vita ci ritroviamo a sentirci un po’ Cenerentola o Cappuccetto rosso, altre volte possiamo essere un po’ Alice o Dorothy, capire la simbologia del personaggio può aiutarci a capire meglio noi stesse.

Così ho preso questa idea e me la sono tenuta per un po’ in tasca, aspettavo di capire cosa farne.

L’ho usata nelle consulenze, quando esercitavo come psicologa, spesso le fiabe mi hanno aiutata a comprendere e a dire parole utili a chi si rivolgeva a me per dipanare una matassa.

Mi sarebbe piaciuto potesse essere la rubrica di una rivista che mi piace e che leggo da quando ero un’adolescente, ma non è stata accolta. Resto fiera di me per aver avuto il coraggio di proporla e sono grata al direttore che ha trovato il tempo di leggermi e rispondermi.

Ora la prendo e ne faccio un contenuto speciale per questo spazio virtuale che parla proprio di fiabe e di psicologia.

La prima intervista per “Donne e fiabe” è con l’autrice di ROMA03, Silvia Lombardo, che mi ha accolto nel suo bel progetto rivolto alle neo-famiglie.

Per prima cosa ho chiesto a Silvia di raccontarsi, rivolgendole il domandone per eccellenza, CHI SEI?

La prima domanda di ogni intervista che, se uno la prendesse sul serio, aprirebbe mondi o ti metterebbe inevitabilmente in crisi.

Mi chiamo Silvia Lombardo, sono nata in una data che a dirla fa anche ridere, il sette sette settantotto, sotto il segno del cancro ascendente bilancia, per quelli che fanno “Ohhhh” quando gli dico questa cosa. Mi chiedo ancora perché.

Oggi sono io, dopo quasi 43 anni. Anzi, non ancora del tutto.

Per troppo tempo, seguendo i consigli degli altri, sono stata un compromesso fra me stessa e quello che si aspettavano da me: uno strano ibrido, direi, che stava bene ovunque e in nessun posto.

Poi ho preso coraggio e dopo i 30 anni ho cominciato a diventare me stessa, partendo dalla Scuola Holden di Alessandro Baricco, dove mi sono diplomata in scrittura e storytelling abbandonando una laurea in sociologia a 5 esami dalla fine.

Il rimpianto? Avrei voluto essere più coraggiosa e cominciare fin da subito a intraprendere la mia professione nel campo della scrittura e della recitazione, ma fa niente: magari avendo riflettuto più a lungo avrò una carriera scoppiettante in vecchiaia.

Per capire meglio una persona, è determinante sapere COSA FA, proprio questa è stata la seconda domanda:

Nella vita di mestiere possiamo dire che racconto storie. Non sono una romanziera, ma mi piacciono le storie vere che vanno da quelle che ci sono magari dietro ad un negozio speciale, una boutique artigiana fino ai due lavori più grandi che ho fatto nella mia vita: un film autoprodotto contro il precariato e 14 anni di ricerca, con la produzione di due spettacoli e un documentario, sulla musica scritta nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale, raccolta da un incredibile musicista pugliese, Francesco Lotoro.

Direi, quindi, che da quando sono nata la mia caratteristica principale è lo stupore per le storie di persone straordinarie, cominciato coi racconti di guerre delle mie due nonne: ho capito che la persona che ti prepara pane al pomodoro può anche essere sopravvissuta a una guerra e aver compiuto atti di generosità e coraggio.

E poi, come nei CV, snoccioliamo Hobby e Passioni: adoro mia figlia, che è figlia unica ma ne avrei fatti 10 potendo, adoro usarla come scusa per giocare ancora nonostante l’età, adoro cucinare, leggere, suonare il piano e ricamare a punto croce. E amo visceralmente i bei documentari sulle persone.

La risposta che amo però è quella che riguarda il personaggio fiabesco preferito, ecco cosa mi ha detto Silvia:

Non ho dubbi: ho sempre amato Alice nel Paese delle Meraviglie, laddove tutte le bambine amavano le principesse. Perché Alice era un po’ persa come me e perché, soprattutto, “Alice spesso si dava degli ottimi consigli, ma poi li seguiva raramente”

Sono brava, quindi, nel darmi consigli, ma dal momento che il mondo ti dice che devi esser razionale rimpasto tutto con una finta razionalità che cerco di leggere nel mondo e che proprio non mi appartiene. E faccio pasticci, quando poi anni dopo capisco che d’istinto sarei andata meglio assai.

È quello che sto cercando di insegnare a mia figlia, perché voglio scoprire chi è e chi diventerà e voglio accompagnarla in questo viaggio. Ciò non significa fare le cose in modo insensato: Alice finisce in un mondo di veri pazzerelli e ciò le fa scoprire punti di visti nuovi. Schiacciata fra il mondo razionale dei normali e il mondo di quelli senza un venerdì, comprende di essere “una sana via di mezzo” e che ragionare con la propria testa non è così male.

Il mondo fa di tutto per dirti “Ehi, quella è la strada per la felicità”, ma visto che per ciascuno la strada è diversa, ciascuno di noi è l’unico che possa costruire la propria strada di mattoni d’oro (un pizzico di OZ mettiamocelo, no?)

Alice, Dorothy e Silvia

Molto Alice e un po’ Dorothy. Ecco come si sente Silvia. Due personaggi che intraprendono un viaggio fantastico in luoghi per certi versi pieni di magie, a tratti anche spaventosi. Luoghi che fanno sentire lontano da casa, sperduti, ma anche immersi in situazioni magiche che servono a capire meglio chi siamo e quel che ci sta accadendo nella vita.

PERCORSI IRRAZIONALI

Alice si ritrova in un mondo in qualche modo “al contrario” dove le lepri prendono il tè e i bruchi fumano rifilando consigli poco chiari e molto saggi. Nulla sembrerebbe seguire le logiche della razionalità. Proprio questo è quello che Silvia in parte lamenta di sé, dare troppo poco ascolto all’intuito, nascondendosi dietro alla razionalità per timore, o perché così le è stato fatto capire sia più logico e adeguato fare. Scoprendo poi che l’intuito l’avrebbe aiutata ad arrivare prima e meglio dove voleva.

Allora Silvia-Alice-Dorothy ha bisogno di fare il suo lungo-fantastico-impervio percorso per capire meglio se stessa e a quali risorse di sé attingere per la sua crescita.

Alice e Dorothy non capiscono subito, non succede mai nelle fiabe, forse questo è proprio l’insegnamento fondamentale di ogni storia, antica o moderna: l’importanza del percorso.

Silvia sceglie due narrazioni di mondi magico-strani-surreali. Il suo percorso personale, in cui si sente immersa e di cui alcune cose le ha comprese già, è ancora in corso e le presenta probabilmente ancora situazioni che la portano a sentirsi ora Alice, ora Dorothy. Abbiamo bisogno di percorrere le nostre esperienze, anche più volte le stesse talvolta, prima di capire una lezione importante per la nostra anima e riuscire a creare un cambiamento, un’evoluzione.

RISVEGLI EVOLUTIVI

Alice e Dorothy ci fanno capire quanto possa essere importante compiere anche il più strano-folle-inverosimile dei percorsi prima di arrivare al risveglio.

Già, il risveglio.

Così hanno termine entrambe le storie. Alice e Dorothy si risvegliano, era un sogno.

Si svegliano dal sogno più sagge e compiute.

Diceva Jung:

“Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia”.

Per “svegliarsi” e “comprendersi” un viaggio strano-matto-inverosimile, come un sogno o una storia, ci permette di accedere a parti di noi stesse nascoste, sconosciute ma importanti da incontrare e accogliere, da comprendere per crescere, sapersi, evolvere.

Allora Silvia può percorrere il suo sentiero di storie e vita vissuta che si intrecciano e si dispiegano permettendole di apprendere meglio se stessa e la sua storia per crescere e diventare, sempre più, chi è realizzandosi, realizzando il suo scopo nel mondo.

Se ti piace questo progetto di persone, storie e fiabe e vuoi farne parte scrivi le tue risposte: chi sei, cosa fai e che personaggio delle fiabe più senti vicino a scrivimi@tizianacapocaccia.it

Significati della storia Il mago di Oz

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Significato della fiaba I vestiti nuovi dell’imperatore

Significato della fiaba I vestiti nuovi dell’imperatore

Oggi ti voglio parlare del significato della fiaba I vestiti nuovi dell’imperatore.

La Storia

La fiaba racconta dell’arrivo alla corte dell’imperatore di due truffatori che si fanno passare per ottimi sarti. I due abbindolano l’imperatore e tutta la sua cerchia facendo loro credere che stanno tessendo stoffe preziosissime ma che non possono essere viste dagli stolti.

Naturalmente nessun collaboratore di sua maestà vuol passare da stolto, dichiara così di vedere le preziose stoffe. Lo stesso si trova a fare l’imperatore, fino al punto di “indossarle” e uscire davanti a tutti i sudditi.

Dapprincipio anche dal popolo nessuno osa dire nulla, pur rendendosi conto del fatto che il re non stia indossando nulla. Ciascuno teme di passare per stolto.

Finché, arriva un bambino a liberare tutti dalla menzogna evidente gridando che “Il re è nudo!”.

Il significato

Non si può andare contro l’ordine costituito. Chi si oppone all’idea predominante è stolto. Quasi nessuno vuol passare da stolto contraddicendo la maggioranza.

I due truffatori, spregiudicamente, senza nessun tipo di etica o remora, negano l’evidente con un inganno che intrappola tutti. Uno dopo l’altro i collaboratori del re negano l’evidenza per non passare da stolti. Crollano a poco, a poco, tutte le difese e le possibilità di vedere come stanno realmente le cose, a mano, a mano che una menzogna si diffonde e diventa pensiero dominante. Lo stesso re, sovrano insicuro, che cerca solo l’approvazione di coloro di cui si è circondato, che però, per l’appunto, farebbero di tutto per compiacerlo invece di dirgli la verità. Quest’ultima azione sì sarebbe leale e utile al sovrano, ma il re a voluto chi nutrisse il suo narcisismo.

Coccolando il suo narcisismo però, non mette in salvo  la sua dignità.

In genere a corte poteva essere presente un giullare, una sorta di folle, che, attraverso l’ironia, poteva dire al re la verità. Rendendogli un servigio davvero molto utile.

L’ironia è una potente arma, ci aiuta a disinnescare alcune bombe, a saperci prendere meno sul serio, a poter guardare le cose come stanno senza lasciarcene sopraffare.

Questo sovrano però non ha un giullare.

Anziché dalla follia, viene smascherato dall’ingenuità.

Ci vuole un bambino per dire a tutti che il re è nudo.

Quando la verità è palesata, allora tutti possono vederla.

Cosa ci insegna

La fiaba dei vestiti nuovi dell’imperatore ci invita a coltivare sempre un pensiero critico personale. Può costarci l’accettazione da parte di un gruppo. Essere selettivi, però, può non essere un difetto.

Se sappiamo restare in contatto con il bambino interiore, quel tocco di ingenuità, anche un po’ folle se vogliamo, che ci spinge curiosi a voler vedere le cose come stanno. A studiare e approfondire per capire la verità ad di là dell’apparenza e a farsi una propria idea degli eventi. Anche contro la maggioranza.

Il significato della fiaba i vestiti nuovi dell’imperatore ci spinge ad essere coraggiosi. A sostenere le nostre opinioni, anche quando non si allienano al pensiero dominante.

Come puoi applicare questo insegnamento nella tua vita

È difficile non allinearsi. Sin da bambini, amiamo sentirci accolti e benvoluti dai membri dei gruppi di cui facciamo parte. Mantenere però uno spazio di libertà mentale tale da permetterci di dubitare è una grossa conquista.

Sentirci liberi di dissentire è utile alla creatività e la creatività è utile allo spirito critico, perché è curiosa e affamata di sapere. La creatività non prende per buono quel che c’è già, ma vuole capire e fare qualcosa di nuovo.

Mantenere attiva la creatività aiuta a tenersi in contatto col bambino interiore, ad avere il coraggio di vedere le cose come stanno e, quando possibile, a cambiarle.

Leggi i significati di altre fiabe

 

Ho scritto alcuni libri di fiabe per parlare ai bambini di temi difficili o delicati:

vai ai libri

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Significato della fiaba La Fanciulla senza mani

Significato della fiaba La Fanciulla senza mani

Oggi voglio condividere in un post alcune riflessioni che ho inviato tempo fa in una favolettera, perché sono per me particolarmente importanti, riguardano una fiaba che si conosce meno rispetto alle super famose, è “La fanciulla senza mani”.

LA FIABA IN BREVE

Te la dico in breve: un padre fa un patto col diavolo senza volerlo e questi prende le mani della figlia. Questa fanciulla vivrà a lungo senza le mani, fino a quando dopo un tempo adeguatamente lungo e un percorso che lo consente, tornerà ad avere le mani.

Che significa: che certe esperienze tolgono la sensazione che siamo in grado di agire sul mondo.

RIAPPROPRIARSI DI POTERE E RESPONSABILITÀ

A un certo punto però, quale che siano state le esperienze primarie, abbiamo la grande opportunità di creare cambiamento. Ci vorranno anni?
Ci vorranno nuove e più sane relazione affettive?
Ci vorrà un percorso psicologico? Può darsi. Però è possibile.

Se continuiamo tutta la vita ad incolpare qualcun altro dei nostri guai ci precludiamo la possibilità di creare quel cambiamento di cui abbiamo bisogno.

Restituirsi responsabilità vuol dire restituirsi potere.

Fa paura? Sì. È difficile? Sì. Però è possibile.

PRENDERSI CURA DI SÉ

La prima e fondamentale mancanza rappresentata dalla mancanza delle mani è il venire meno della possibilità/capacità di prendersi cura di sé.

La consapevolezza è importante. Capire che si vive questa mancanza. Comprendere gli eventi che mantengono la situazione sempre uguale a se stessa. Spesso è necessario un tempo abbastanza lungo, come nella fiaba.

Un tempo in cui l’evoluzione passa attraverso un apprendimento fatto di una ripetizione di errori. Non inutili, ma necessari alla trasformazione.

Prendersi cura di sé è il primo passo di grandi cambiamenti. Vuol dire aver capito il proprio valore. Si fertilizza l’autostima. Se sentiamo di avere valore allora ci sentiremo in grado di agire e ottenere quello che desideriamo.

CONSAPEVOLEZZA E CAMBIAMENTO

Quando diventiamo consapevoli di una situazione, compiamo il primo passo per poterla cambiare.

I cambiamenti però, quanto più sono importanti e profondi, di tanto più tempo potrebbero aver bisogno per maturare e realizzarsi proprio quando è il momento e non prima.

A questo proposito mi torna in mente una poesia che vi condivido, che ben rapprensenta un percorso di consapevolezza, che non ha caso è il suo titolo:

Un percorso di consapevolezza in cinque passi di Portia Nelson

I

Cammino per la strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.

Ci cado.

Sono persa…Sono impotente.

Non è colpa mia.

Ci vorrà un’eternità per trovare come uscirne.

II

Cammino per la stessa strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.

Fingo di non vederla.

Ci ricado.

Non riesco a credere di essere nello stesso posto.

Ma non è colpa mia.

Ci vuole ancora molto tempo per uscirne.

III

Cammino per la strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.

Vedo che c’è.

Ci cado ancora… è un’abitudine.

I miei occhi sono aperti.

So dove sono.

E’ colpa mia.

Ne esco immediatamente.

IV

Cammino per la strada.

C’è una profonda buca nel marciapiede.

La aggiro.

V

Cammino per un’altra strada.

Se ti interessano i significati delle fiabe puoi leggerne altri.

 

Ho scritto alcuni libri di fiabe per parlare ai bambini di temi difficili o delicati:

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Significato della fiaba dei tre porcellini

Significato della fiaba dei tre porcellini

Anni fa mi persi ne “Il mondo incantato” Di Bruno Bettelheim leggendo tra le altre il significato della fiaba dei tre porcellini. LA FIABA Nella fiaba ritroviamo i tre fratellini di differenti età e il lupo cattivo. Quet’ultimo, grazie all’ingenuità dei fratellini più piccoli riesce