Tag: emozioni

3 emozioni di base molto sentite in questo ultimo anno: tristezza, rabbia e paura

3 emozioni di base molto sentite in questo ultimo anno: tristezza, rabbia e paura

Oggi voglio parlarti di 3 emozioni di base molto sentite in questo ultimo anno: tristezza, rabbia e paura. LA TRISTEZZA La prima emozione base di cui voglio parlare è la tristezza. La tristezza è intesa come il sentirsi soli. Tuttavia, va sottolineato che esiste una 

Applicazioni della medicina tradizionale cinese alla psicologia

Applicazioni della medicina tradizionale cinese alla psicologia

Alcuni anni fa mi sono appassionata alle applicazioni della medicina tradizionale cinese alla psicologia. Oggi ne voglio parlare qui nel blog per condividerle con te. Cos’è la medicina tradizionale cinese? Quando si parla di medicina tradizionale cinese si fa riferimento a un corpus di conoscenze 

Coaching con le fiabe

Coaching con le fiabe

Il coaching con le fiabe è una consulenza che utilizza la metodologia del coaching, lavorando attraverso obiettivi e piani di azioni adeguate a realizzarli, aumentandone l’efficacia con le fiabe che stimolano il cambiamento attraverso la sfera della creatività e dell’immaginazione.

C’era una volta una psicologa che usava le fiabe per aiutare le altre persone, prima ancora era una donna che scriveva favole per conoscere meglio se stessa e stare bene…

Dopo aver provato “empiricamente” su me stessa il potere benefico delle fiabe, ho deciso di iniziare ad usarlo anche nel mio lavoro:

Sto lavorando per autoprodurre libri con le fiabe e alcune indicazioni utili su temi specifici che possano essere spunto di riflessione e impulso a una realizzazione personale desiderata.

Il progetto favolazione

Ti racconto come è andata.

Il mio nickname favolazione (così mi trovi sui social) è nato proprio da questa idea: una comunicazione con le fiabe, usare le favole per affrontare temi difficili. A dire il vero in principio di chiamava “favole per dire” ma poi una persona che aveva già scelto questo nome per un suo servizio mi contattò, era tutto molto differente, ma non c’era problema per me all’epoca a inventare un nome nuovo.

Così è nato il nome favolazione: una parola per indicare il “mettere in favola”, il raccontare a mo’ di favola. UNA COMUNICAZIONE CON LE FAVOLE.

Sì perché le favole hanno dei poteri che non si ritrovano in altri tipi di narrazione. Spesso le idee più importanti arrivano in modi inattesi.

Un coaching con le fiabe

Favolazione è diventato il mio progetto che sulle prime si ritagliava gli spazi più disparati intanto che io ero intenta in altre faccende. Cominciavo però ad usare sempre più spesso, quando possibile, le fiabe con i bambini con cui lavoravo, non solo, ad un certo punto, ho iniziato ad usare le fiabe anche con le persone grandi, soprattutto con le mamme.

“Se me lo dovessi raccontare come se fosse una fiaba?”

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Gravidanza e post partum

Gravidanza e post partum

Quando la lineetta di un test di gravidanza annuncia positività inizia un viaggio. Un viaggio di trasformazione che ci cambierà tantissimo nel corpo ma anche nella mente, fino a regalarci l’amore unico e speciale che si prova per un figlio. Il viaggio della gravidanza, il 

Sarahah, anonimato in rete e bullismo

Sarahah, anonimato in rete e bullismo

Mi raccontano di questa app, Sarahah, che permette di commentare in forma, apparentemente, anonima chiunque. Aspetto negativo che deresponsabilizza. Difendersi è possibile, con una sana educazione alle emozioni. DI COSA SI TRATTA Qualche mattina fa al telefono una mamma mi racconta preoccupata di questa app. 

Adolescenti e genitori: 2 dritte per migliorare la comunicazione

Adolescenti e genitori: 2 dritte per migliorare la comunicazione

Con il tempo, i rapporti tra genitori e figli cambiano, non avremo più un rapporto adulto/bambino, ma sarà necessario crescere (sia i genitori che i figli) e riuscire a instaurare un rapporto adulto/adulto, in cui si stabilirà via, via sempre una maggiore simmetria.

Prendere consapevolezza di questi elementi può aiutarci nella relazione comunicativa con l’altro.

Altri due aspetti che ci aiutano nella comunicazione con i nostri figli sono:

PARLARE DI NOI

PENSARLI COME RAGAZZI DELLA LORO ETA’ E NON COME I NOSTRI FIGLI

Ecco perché:

Se cerchiamo sempre di sapere di loro, rischiamo di apparire “inquisitori” mentre

la comunicazione è bella quando è:

uno scambio reciproco

poi ci sono le differenze individuali certo, alcuni amano di più parlare, altri ascoltare, ma neppure a chi ama di più parlare piace sentirsi “indagato” senza che l’altro racconti mai nulla di sé.

Per questo motivo è una buona idea se vogliamo conoscere “la loro giornata” partire raccontando la nostra.

Ovviamente non dimentichiamo che restano i nostri figli, raccontargli quello che abbiamo fatto o vissuto non significa “adultizzarli” rivolgendo loro racconti non adatti alla loro età, neppure devono diventare il “cestino” delle nostre lamentele quotidiane.

Lamentarsi poi non fa mai bene, invece evitarlo fa bene a tutti!

Possiamo scegliere tra quello che ci è successo qualcosa che ci sembra carino per qualche motivo da raccontare perché in linea con i loro interessi, adatto alla loro età, un nuovo film che abbiamo visto uscire al cinema, una notizia che abbiamo sentito che riguarda un cantante che amano, o anche scegliere una notizia di cronaca che possono aver ascoltato anche loro, per elaborarla insieme raccontandosi le reciproche impressioni ed emozioni.

Eccoci, siamo a loro, la parte importante e difficile:

Le emozioni.

Sono loro il nocciolo più profondo da sapersi raccontare, il come si sta, la cui risposta non dovrà essere il “tutto bene grazie e tu?” ma una confidenza vera sul proprio stato d’animo, certo è sano e giusto che certe aree restino personali e private, ma alcune cose è bello condividerle.

Genitori e figli: amici?

Questo non vuol dire necessariamente essere genitori-amici. Relazione spesso demonizzata, equipararsi ai figli non dà a nessuno la giusta dimensione della relazione. Se siamo i genitori abbiamo tra le mani una fetta di responsabilità maggiore.

Personalmente credo che la presenza di “amicizia” tra genitori e figli possa essere una cosa bellissima e questo non significa diventare un loro pari. Possiamo costruire una relazione in cui riuscire a parlare e stare bene e confidarsi come ci sentiamo e trovare cose che ci piace fare insieme, si può così avere una relazione che abbia le connotazioni dell’amicizia pur mantenendo ruoli e età differenti.

Se riusciamo a coinvolgerli in alcuni dei nostri discorsi, a raccontare loro cosa abbiamo provato in una specifica situazione, sarà più facile per loro raccontarsi a noi.

Iniziare a parlare con i figli da quando sono molto piccoli, parlando anche di emozioni, ci rende un modello per loro che apprenderanno a farlo a loro volta.

Cosa dire:

Il saper scegliere cosa dire loro riguarda un pochino il secondo punto accennato sopra: pensarli anche solo come ragazzi della loro età non come nostri figli. Questo ci aiuta perché certamente potremmo essere in grado di intrattenere una conversazione con chi è più giovane di noi, ma poi magari con i figli per tutto il carico emotivo che potrebbbe esserci non ci riusciamo.

Cosa potrebbe interessare un dodicenne, diciottenne, venticinquenne?

Soprattutto se per tanti motivi ci sono delle difficoltà nelle relazioni esistenti tra i membri della famiglia iniziare parlando di qualcosa di esterno e neutro è il modo migliore.

Piano, piano poi si può entrare nella dimensione dell’intimità e raccontarsi anche le emozioni.

 

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