Tag: crescita psicologica

Donne e Fiabe – Jessica e Bella

Donne e Fiabe – Jessica e Bella

Torno a parlare di donne e fiabe. Lo faccio, come ho già scritto nel post di Silvia e Alice, con la consapevolezza che ogni storia di vita sia proprio come una fiaba, tracci un percorso evolutivo, prove da superare, magari tanti lieto fine intermedi che 

Donne e fiabe – Alice, Dorothy e Silvia

Donne e fiabe – Alice, Dorothy e Silvia

Questo nuovo anno trovo il coraggio per tirare fuori dal cassetto un progetto che riposa da un po’: Donne e fiabe. Si tratta di un’idea nata qualche anno fa, riflettendo sulla psicologia delle fiabe, sui significati che trasmettono e che mi hanno permesso di crescere. 

Significati della storia Il mago di Oz

Significati della storia Il mago di Oz

Il mago di Oz è una delle storie più belle che hanno accompagnato la mia infanzia. Ricordo, ovviamente anzitutto Il-Mago-di-Oz-libro ma anche Il-mago-di-Oz-film e pure Il-mago-di-Oz-cartone-animato. Insomma non me ne sono persa nemmeno una versione.

LA STORIA

Credo la conoscerai anche tu la storia, il romanzo di L. Frank Baum narra, nel primo libro, questo viaggio fantastico di Dorothy nel regno di Oz, dove incontra i famosi personaggi dello spaventapasseri, il boscaiolo di latta e il leone fifone.

Viaggio dell’immaginario anche per la seconda parte, in cui un’allegra e speciale combriccola formata da un ragazzo, che poi non si rivelerà tale, di nome Tip, un pupazzo animato di legno e dalla testa di zucca, un cavalletto di legno, anch’esso opportunamente animato dalla polvere magica rubata a una strega prepotente.

Streghe cattivelle imperversano in tutto il romanzo, ma il bene poi trionfa dopo che i personaggi hanno attraversato le peripezie che i rispettivi viaggi gli riservano, fino a realizzare il loro scopo, fino a diventare di nuovo sé stessi e a (ri)trovare il loro posto nel mondo, reale o immaginario.

 

ALCUNI SIGNIFICATI

La storia del mago di Oz è un viaggio evolutivo, un viaggio alla scoperta di sé stessi. L’ho particolarmente apprezzato durante la mia adolescenza. Un viaggio in una terra fantastica, dove tutto sembra possibile, dove ci sono però delle regole da rispettare. Bisogna completare il percorso. Si devono compiere imprese anche molto ardue. Così si evolve, si cresce, si matura.

La seconda parte comprende una sorta di denuncia sociale sul ruolo cui erano relegate le donne: faccende domestiche e impossibilità di esprimere sé stesse. Allo stato attuale rileggerlo appare forse anacronistico, ma è lo specchio di un tempo in cui si lottava per il suffraggio universale. L’autore è figlio di una suffragista.

I personaggi sono molto simbolici:

le streghe cattive, donne di potere oscuro che viene usato per fare del male, parti da sconfiggere per utilizzare in maniera buona quel potere, come fa Dorothy con le scarpine rosse della strega dell’Ovest.
Il mago, uomo misterioso che in realtà rivela possedere “solamente” una saggezza umana.
Glinda la strega buona, simbolo materno, che aiuta e protegge Dorothy, rappresentando un femminile buono che aiuta a crescere e andare avanti.

Prima ho detto di quanto ho amato ancora questo romanzo nel periodo della mia adolescenza. Momento fondamentale per la formazione del sé, dell’identità. Quanto sono simbolicamente importanti a questo proposito i doni che vengono chiesti al mago dai protagonosti della prima parte del romanzo:

Lo spaventapasseri chiede il cervello: la conoscenza. La consapevolezza in un certo senso.

Il boscaiolo di latta allora diventa la consapevolezza emotiva, il cuore, le emozioni. Saper provare emozioni. Una buona competenza emotiva, indispesabile per un vero benessere.

Il leone fifone chiede il coraggio, quanto ne serve per crescere e realizzare a pieno se stessi?

Dorothy infine vuole tornare a casa sua. Rientrare là dove ci si sente a proprio agio. Riscontro una doppia valenza in questo: un ritorno alla propria rete sociale, al luogo da chiamare casa, ma anche un ritorno al vero sé, come realizzazione di un viaggio interiore di consapevolezza e presa di coscienza di chi veramente siamo.

Citazioni dal libro:

    “è stato molto bello…come un sogno, ma sapessi come sono felice di essere di nuovo a casa” (Dorothy alla zia di ritorno dal regno di Oz)

    “Siete ricchissimi…possedete la qualità più preziosache esista: sapete essere contenti di ciò che siete e di ciò che avete” (Ozma al boscaiolo di latta e allo spaventapasseri).

Esistono altri libri di Baum sul regno di Oz, scritti, come racconta lo stesso autore in una delle introduzioni, a seguito delle numerose lettere dei bambini che gli domandavano cosa succedeva poi ai personaggi che aveva descritto.

La mia bambina ed io abbiamo deciso di tuffarci anche nella lettura delle altre avventure legate alla magica terra di Oz!

Cura narrativa

Cura narrativa

Oggi voglio parlarti meglio di un progetto di questo blog diventato sempre più importante nel tempo: Cura narrativa. Cos’è? L’uso delle storie – romanzate, filmate o appena evocate da versi – è così importante da poter essere definito persino “terapeutico”, una sorta di vera e 

Una fiaba per parlare dell’importanza di impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo

Una fiaba per parlare dell’importanza di impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo

Oggi ti parlo di una fiaba per parlare dell’importanza di impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo. È una fiaba a cui tengo davvero tanto, è la prima fiaba che ho scritto, da grande, con cognizione di causa sullo scrivere. Così coglierò anche l’occasione 

La felicità delle piccole cose

La felicità delle piccole cose

La felicità delle piccole cose è la più vera.

poesia felicità delle piccole cose

 

Credo che abbia molto a che fare col restare in contatto con la propria bambina interiore.

Quella là che ci vuole fare proprio perdere tempo, voltarsi e fermarsi a guardare una lumachina che le ricorda l’importanza della lentezza.

Quella che ti fa smettere di digitare veloce sui tasti del computer perché la pioggia fa tic, tic sul vetro ed è sempre curioso e affascinante sentirlo e vedere le gocce che brillano e scivolano unendosi in piccole forme.

Quella lì che ti fa distrarre dal documento importante perché arriva un odore che ti rituffa altrove dove c’era stata già felicità

Quella bambina da tenersi stretta, da cercare col lanternino se per caso è per ora nascosta. Dovremmo fermarci e chiamarla e riaccoglierla, che solo lei può re-insegnarci la felicità.

Oh certo non la felicità delle grandi conquiste dell’età della ragione, dei riconoscimenti altisonanti dell’epoca adulta. Di quelli non sa nulla e poco gliene importa.

TI porterà invece ad avere voglia di sederti ancora su un’altalena. Di canticchiare un motivetto che ti mette allegria.

Di perdere… perdere? Di prendere tempo.

Regalarti del tempo, che regalarsi tempo è il primo e più importante modo di volersi bene.

SI MA IO QUELLA BAMBINA L’HO PERSA. COME SI FA?

Accade crescendo di dimenticarla, sperduta dentro, chiusa lontano in una stanzetta. Non vogliamo che disturbi l’attuazione dei doveri col suo desiderare. La mandiamo via dalla nostra attenzione, poverina. A volte, per lungo tempo, anche una vita, ci dimentichiamo di lei.

Per tornare ad averla presente e vicina, bisogna andare a cercarla, dove sta rintanata. Nascosta, delusa.

Come sempre con i bambini ci vuole grande pazienza, tocca trovare un modo per agganciarla, qualcosa che ci piaccia, sia a noi grandi che a lei bambina. Perché qualcosina in comune in genere resta.

Può essere un piccolo passatempo che ormai giudichiamo inutile.

Può essere un odore, un luogo, una musica.

È qualcosa che sempre ci fa stare bene, che ormai abbiamo messo da parte fino talvolta a dimenticarci di dedicargli spazio.

Se non sappiamo più cosa sia, bisogna mettere in agenda, come quando stiamo poco bene e dobbiamo andare dal medico per fare delle indagini, dei tempi di ricerca di quelle piccole cose che ci rimettono in contatto con la verità della nostra anima.

È sempre lì che si accoccola la bambina interiore, dove si sente riconosciuta e amata per com’è veramente.

Chi sei

Chi sei

La consapevolezza di chi siamo è nient’affatto cosa semplice. Possiamo impiegare un’esistenza intera e non arrivare a comprenderci davvero. A volte ci serviamo di titoli e corrispondenze esterne. È vero che non vedendo il mondo com’è ma come siamo, tutto ci fa da specchio, rendendoci 

Cura narrativa e poesia

Cura narrativa e poesia

Una cura narrativa è una forma di supporto al benessere attraverso la narrazione, ossia l’uso di storie. Ne approfondirò il senso, spiegandoti anche come la poesia possa non solo entrare a farne parte, ma avere un particolare potere terapeutico. Le storie sono importanti L’uso delle 

Fiabe per parlare con i bambini – seconda parte

Fiabe per parlare con i bambini – seconda parte

Nel post del 10 agosto ti ho iniziato a parlare di fiabe per parlare con i bambini che ho scritto e raccolto in alcuni libri.

Oggi vorrei continuare parlando di altri due libri di fiabe che affrontano degli argomenti che amo davvero tanto.

Le fiabe sono un linguaggio che aiuta a introdurre argomenti anche molto delicati, in ogni caso risulta essere una modalità piacevole e divertente per riflettere insieme ai bambini.

Come aiutare i bambini a vivere bene la timidezza

C’è una fiaba che parla di Edo ed Emy, due bambini che vivono ciascuno sul proprio pianeta, per ciascuno unico e speciale. Entrambi si impegnano a passare il tempo e divertirsi sul proprio pianeta, ma dopo un po’ la mancanza di un amico si fa sentire, così riescono a conoscersi e fare amicizia, sapranno poi farsi coraggio e andare insieme a conoscere tanti altri bambini.

I timidi amano stare tra ciò che è conosciuto e hanno bisogno di avvicinarsi in maniera graduale al nuovo e sconosciuto, affinché diventi esplorabile e sicuro.

Nel libro trovi 4 fiabe e 6 attività per aiutare i bambini a vivere bene la timidezza.

CLICCA SULL’IMMAGINE PER MAGGIORI INFO

Una fiaba sull’ispirazione

Quella di Mastro Licciardello e i folletti del violino è una fiaba che viene da lontano. Una delle prime che scrissi oltre dieci anni fa. Una fiaba dove il protagonista si affida alla parte di sé esecutiva, a testa bassa produce i suoi violini, porta a termine diligentemente tutte le fasi operative, si dimentica,  però, degli aspetti più intuitivi e razionali, rinnega la “magia”, la sbeffeggia.

Se ci si affida completamente alla sfera razionale, si rischia di indispettire una parte più libera e creativa, quei “folletti” che aiutano ad avere l’idea buona, o a realizzare una cosa bella.

Se i “folletti” si arrabbiano, come nella fiaba, possono smettere di elargire i loro doni.

Quando i “folletti” se ne vanno però l’armoniosa melodia se ne va con loro.

Ci vorrà un lavoro di consapevolezza e la capacità di andare incontro ai propri “folletti”.

La fiaba si intitola “Mastro Licciardello e i folletti del violino”

https://i0.wp.com/tizianacapocaccia.it/wp-content/uploads/2018/06/copertina-ebook-licciardello.jpg?resize=613%2C1024&ssl=1CLICCA SULL’IMMAGINE PER MAGGIORI INFO

Fai cose belle con i figli

Fai cose belle con i figli

Per vivere una bella relazione fare insieme cose belle aiuta. L’ho provato in prima persona e sicuramente anche tu. Certe volte, prese dal compito educativo, ci dimentichiamo di divertirci insieme ai figli, o meglio magari ci dedichiamo a passatempi che riteniamo possano essere divertenti per