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Tag: 4-6 anni

Fenomeni a tutti i costi: perché i genitori hanno questa ansia da gara con i bambini?

Fenomeni a tutti i costi: perché i genitori hanno questa ansia da gara con i bambini?

Fenomeni a tutti i costi: perché i genitori hanno questa ansia da gara con i bambini? come farsela passare? che effetti può avere sul bambino una volta adulto? Questa domanda mi è stata fatta da una mamma sinceramente preoccupata per i livelli di competizione tra […]

Una fiaba per spiegare ai bambini che è meglio non essere troppo assillanti

Una fiaba per spiegare ai bambini che è meglio non essere troppo assillanti

Oggi ti parlerò di fiaba per spiegare ai bambini che è meglio non essere troppo assillanti. Usare le fiabe per comunicare ai bambini Le fiabe sono sempre un ottimo modo per passare un messaggio importante ai bambini. Hanno un linguaggio delicato fatto di metafore e […]

Una fiaba per parlare ai bambini della morte di una persona cara

Una fiaba per parlare ai bambini della morte di una persona cara

Oggi voglio condividere con te una fiaba per parlare ai bambini della morte di una persona cara.

Perché una fiaba

Le fiabe sono un davvero di grande aiuto per introdurre un argomento difficile o doloroso grazie al loro linguaggio delicato e protettivo

La giusta distanza di sicurezza psicologica

Le fiabe con il loro situarsi in un tempo indefinitoC’era una volta” e per l’utilizzo di metafore e personaggi fantastici creano la giusta distanza di sicurezza dai fatti che stanno narrando, così anche se si tratta di un evento doloroso diventa possibile affrontarlo. Ci mettono al sicuro mentre ne parlano.

Un linguaggio delicato

L’uso di metafore, di elementi simbolici aiuta ad esprimere concetti anche difficili o che possono spaventare senza di fatto spaventare e rendendo più accessibile qualcosa con cui sarebbe troppo complicato aver a che fare altrimenti.

L’importanza di restare nella metafora

Quando raccontiamo ad un bambino una fiaba che tratta un tema complicato con cui il bambino sta avendo a che fare nella sua vita, è molto importante non spiegare nulla di più di quel che il bambino è pronto ad ascoltare.

Rispondiamo solo alle sue domande specifiche.

Se non chiede nulla, ma ad esempio vuole ascoltare e riascoltare la storia, allora raccontiamo ancora e ancora la storia. Se vuole riascoltarla vuol dire che ne ha bisogno e che in quel momento va bene così per il suo momento di crescita.

Quando è il bambino stesso ad uscir di metafora e a fare qualche collegamento con la realtà, allora possiamo seguirlo nel suo percorso e rispondere alle sue domande. Vuol dire che è pronto a farlo se lui per primo a compiere il passo.

La storia della fogliolina

La fiaba della fogliolina è la storia dell’importanza dei legami affettivi di chi resta, che diventa l’amore che sostiene e dà la forza per affrontare il dolore per la perdita di chi non c’è più.

Per i bambini, quanto più sono piccoli, può essere difficile avere a che fare col concetto stesso di morte. È molto importante essere chiari, senza usare modi di dire più delicati ma che possono confondere come: è partito o si è addormentato.

Ammettere il dolore e offrire conforto

Un aspetto importante della fiaba è quella di ammettere il dolore che si prova. Non si può farne a meno.

Spesso quando siamo coinvolti in un lutto, vorremmo risparmiare ai bambini il grande dolore che noi stessi stiamo provando. Tuttavia, la perdita è presente anche per loro. Quando perdiamo una persona cara proviamo dolore. È un penoso ma saggio momento da vivere insieme a loro.

Accogliere quel che si prova e dargli significato è una cosa importante da fare insieme ai bambini.

Dare voce alle emozioni

Spieghiamo loro che è normale essere tristi quando una persona cara muore. Aggiungiamo però anche la speranza, dicendo che ora siamo tristi, che è normale esserlo, ma che poi saremo di nuovo felici.

Spazio per il ricordo

Ricordiamo con il bambino la persona che non c’è più. Parlare di quel che si ricorda, aiuta anche ad esprimere le emozioni e ad elaborare a poco, a poco la perdita.

Come nella fiaba, chi resta e si vuole bene offre il conforto necessario

Le altre foglioline fanno sentire alla piccola fogliolina della fiaba che non è sola, che appartiene ad un ramo e ad un albero.

Sapere che ci sono altri legami d’amore forti e importanti ci offre conforto e ci sostiene mentre affrontiamo il dolore del lutto.

Scarica gratuitamente LA FIABA DELLA FOGLIOLINA

 

I bambini non sono cattivi

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Genitori e figli: istruzioni per l’uso

Genitori e figli: istruzioni per l’uso

Un titolo ambizioso quello di oggi, Genitori e figli: istruzioni per l’uso
e aggiungo
Sottotitolo: Del perché motivare i figli è meglio che punirli.

ATTENZIONE: Post ad alto contenuto informativo per genitori che desiderano instaurare un rapporto sereno e motivante con i propri figli tale da essere i loro ispiratori e supporter anziché i loro istitutori.

Ho scoperto il modo più fantastiglioso di porsi nei confronti dei figli per crescerli.

Excursus teorico utile a capire:

Educare, crescere, insegnare sono tre compiti cui andiamo incontro quando mettiamo al mondo un bambino. Viviamo in una società la cui organizzazione non pone i bambini al centro, non coadiuva neppure al meglio coloro che li accudiscono.

Ad un certo punto i bambini vanno a scuola, tuttavia, si tratta di un luogo deputato al sapere istituzionale, a programmi ministeriali da seguire. Il “grosso” dell’educazione di un bambino spetta al suo nucleo familiare.

Ogni mamma e ogni papà, salvo rari casi patologici, è sempre volto a fare il massimo e il meglio che può per i suoi bambini.

Questo per sottolineare che ciascun genitore affronta un compito arduo con le migliori intenzioni.

Una teoria tutt’ora applicata con successo all’insegnamento è quella cognitivo-comportamentale. L’apprendimento è determinato dalle conseguenze delle nostre azioni.

Se una risposta ad uno stimolo esterno, vale a dire un nostro comportamento in una determinata situazione, produce delle conseguenze che percepiamo come positive, o l’eliminazione di una preesistente condizione negativa, allora quel comportamento si dirà rinforzato, ciò significa che aumenteranno le probabilità di riprodurre quello stesso comportamento in futuro.

Detto in parole povere se vediamo che una certa azione ci fa stare bene perché l’ambiente ci risponde in maniera positiva, agiremo di nuovo il medesimo comportamento in futuro quando se ne presenterà l’occasione, perché abbiamo appreso che ne otteniamo qualcosa di buono.

Su questa modalità si basa ampiamente il modo di insegnare, anche tanti elementi della nostra società funzionano su questi principi.

Lavoriamo per ottenere uno stipendio.

Ci ringraziano quando porgiamo qualcosa a chi ce lo ha chiesto.

Esiste però anche l’aspetto opposto.

Se un nostro comportamento non produce effetti positivi o peggio produce l’eliminazione di effetti positivi preesistenti o peggio effetti negativi, allora quel comportamento dovrebbe essere via, via, estinto si dice tecnicamente, vale a dire che nel tempo non metteremo più in atto una certa azione se non ha prodotto per noi qualcosa di buono.

Questo se la mente umana fosse liscia e semplice potrebbe funzionare sempre al 100%. Con tutto che siamo creature complesse in genere funziona. Tuttavia c’è qualcos’altro da tenere in considerazione.

Bisogna tenere conto di una variabile determinante che potrebbe

  1.  vincere anche sul fattore conseguenze rinforzanti o meno.
  2. scontrarsi con le conseguenze imposte a un nostro comportamento e entrare in conflitto con esse procurandoci disagio a breve e/o lungo termine.

La motivazione

Questo grande motore è la MOTIVAZIONE.

La motivazione è una spinta interiore ad agire per qualcosa di cui sentiamo il bisogno. Un’approfondita analisi della motivazione è stata fatta da Maslow ormai qualche annetto fa. Negli anni ’40 infatti concepì il concetto di “gerarchia dei bisogni” enunciandolo nel suo famoso testo “Motivazione e personalità”.

Maslow suddivise in bisogni in base alla loro urgenza per gli esseri umani.

Abbiamo prima di tutto bisogno di saziare i nostri bisogni cosiddetti fisiologici: fame, sete etc.

Una volta che questo aspetto è soddisfatto la nostra attenzione andrà a un livello di bisogni superiore, definito bisogno di sicurezza e protezione, ne sono parte ad es. il bisogno di essere in salute, di sicurezza fisica, di proprietà. Dopo arriva il bisogno di appartenenza, inteso come bisogno di affetto, di indentificarsi con il proprio gruppo. Riguardano questo gruppo di bisogni l’amicizia e la famiglia.

Un gradino più su c’è il cosiddetto bisogno di stima, in cui rientra anche la stima per se stessi. Si arriva poi al vertice della piramide con il bisogno di realizzare se stessi, la propri identità.

Le motivazioni sono intese come base dello sviluppo individuale.

Nei nostri comportamenti siamo mossi dalla motivazione.

Fine excursus.

A cosa mi è servito?

Per dire che alcune modalità di porsi nei confronti dei figli non sono le più felici né per i genitori né per i figli.

Purtroppo mi rendo conto ascoltando le persone intorno a me che è ancora diffuso trattare i bambini come incompetenti, rivolgersi a loro parlando di punizione, minacciarli e in casi purtroppo non troppo rari sconfinare nell’ancor più abominevole azione di picchiarli.

Cosa può portare tutto questo se non grande infelicità nei bambini, ma anche nei genitori e nelle relazioni famigliari?

C’è però una risposta.

Porsi nei confronti dei propri bambini, come un coach si pone nei confronti della persona che supporta.

Inforcare gli occhiali positivi del guardare alle potenzialità, adoperandosi per aumentare la consapevolezza, la responsabilità e la fiducia nei nostri bambini.

Sentirsi oppressi, sentirsi ripetere che si incorre in una punizione non fa che indispettire, frustrare e innalzare il livello di stress minando il benessere a livello sia fisico che psicologico.

Restituire ai bambini consapevolezza e responsabilità li aiuterà a crescere e incrementerà il loro livello di fiducia.

Ecco alcuni elementi utili:

1. Bandire il termine punizione. Punire serve solo ad abbassare la motivazione e ad accrescere la frustrazione. È una modalità errata di porsi.

2. Spiegare ai bambini sempre il perché delle cose. Dire “Non si fa” senza dare una spiegazione è un modo errato, non consente di capire e di crescere.

La sequenza esatta è: così non va perché….., il modo giusto di fare è…….. perché………….. Conoscere il motivo del perché si fa una certa cosa è fondamentale.

Ci vuole più tempo? Sì. Pazienza. È il miglior tempo da investire. Ne vale davvero la pena.

3. Usare il rispecchiamento e l’empatia. Come vorremmo essere trattati noi in una certa situazione? Se abbiamo commesso un errore come vorremmo che reagisse chi ci ama? Sicuramente vorremmo consolazione, aiuto e supporto.

4. Siamo collaborativi, anziché imperativi. “Aiutami a fare questo, tu occupati di questa cosa qui io farò quest’altra” anziché “Fai questo se no sono guai!”.

5. Quel che diamo ci torna indietro. Se siamo gentili, insegneremo la gentilezza. Se siamo rispettosi, insegneremo il rispetto. Attraverso le azioni, più che con le parole.

6. Incentiviamo i nostri piccoli sottolineando i loro successi.

Riassumendo:

Motiviamo

Ascoltiamo

Trattiamoli come competenti e capaci

Rispettiamoli

Voi come siete con i vostri figli?

Li considerate competenti?

Sapete motivarli?

Se non è così provate a poco a poco a virare verso questa modalità “genitore-coach” e ditemi come migliorano le cose!

Davvero, si sta tutti meglio ^_^

 

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Il piccolo principe

Il piccolo principe

Oggi ti voglio parlare del film il piccolo principe, quello uscito nel 2015, di cui mi innamorai all’istante e che di tanto in tanto riguardo.

Principi attivi:

consapevolezza, bambino interiore, essere se stessi

Indicazioni:

Ci sono momenti nella vita in cui i doveri ci schiacciano.

Inoltre, ci sono fasi in cui i doveri iniziano ad essere troppi e troppo gravosi. In tali casi non resta spazio per ciò che veramente siamo. Il vero sé, chi veramente vogliamo essere e quello che veramente vogliamo fare spariscono dietro i doveri.

Quando siamo bambini e la razionalità non ha ancora il sopravvento sul nostro mondo, fantasia e realtà sfumano l’una nell’altra regalandoci l’appagamento dell’immaginazione, la felicità del desiderio. Crescendo molte persone perdono la capacità di desiderare, di essere se stessi, di creare ciò che li rende felici, di essere veramente se stessi.

A un certo punto, tanti di noi, smettono di essere chi sono, chi vogliono essere. Finiscono per diventare chi devono essere, schiacciati da doveri imposti dal mondo esterno.

Può essere molto difficile mantenere un spazio e un tempo per sé lungo la vita. Nella fretta quotidiana di dover compiere tutta una serie di compiti imposti che spesso ci somigliano davvero poco, dimentichiamo chi siamo.

Tempo per sé..

Diventa allora utile renderci consapevoli dell’importanza di avere un tempo e uno spazio per sé. Angoli di vita in cui realizzare se stessi, respirare liberi, semplicemente essere chi veramente siamo.

Per qualcuno potrà essere dedicarsi ad un’attività creativa di qualunque tipo. Per qualcun altro meditare, per qualche altro ancora, passeggiare nella natura. Ciascuno può essere libero di scegliere il suo tempo e il suo spazio. Anche se questo spazio e questo tempo sono inizialmente molto piccoli, rispetto al tempo dedicato ai cosiddetti doveri, saranno comunque momenti preziosi in cui ci si può riappacificare con se stessi. Importante è riabbracciare il bambino che è in noi, la nostra libertà, il nostro desiderare, che magari per troppo tempo avevamo chiuso in una stanza interiore e dimenticato.

La bambina interiore

La bambina e la mamma del film rappresentano molto la nostra personalità adulta e la bambina interiore adattata che però riesce a riprendersi la sua libertà. Ascoltarsi nel profondo, tornare da “quella bambina” è il meglio che possiamo fare per renderci felici.

Composizione:

Una bambina senza un nome vive con una madre in carriera che le ha organizzato la vita fino all’ultimo secondo con il solo scopo di entrare in una prestigiosa facoltà. Durante l’estate, però, la ragazzina si distrae dal programma imposto grazie al vicino di casa, un vecchio e strampalato ex-aviatore che inizia a raccontarle la storia di un ragazzino chiamato “piccolo principe”, che avrebbe incontrato anni prima in pieno deserto dopo che il suo aereo cadde.

L’aviatore però non ha la possibilità di raccontare la fine della sua storia in quanto rimane vittima di un incidente. La piccola, di nascosto dalla madre, si reca a visitarlo per rimanere poi delusa a causa del triste finale in cui il ragazzino si sacrifica per vedere la sua amata rosa. Le condizioni dell’aviatore non migliorano e anche la ragazzina è preoccupata, tanto che per andare in cerca del piccolo principe, sale sull’aereo del vicino con il pupazzo della volpe e raggiunge un asteroide dove vivono solo adulti super indaffarati, tra cui anche il cresciuto piccolo principe che ha ormai scordato il suo passato.

L’uomo la porta nell’accademia dove la ragazzina dovrebbe crescere e quindi lavorare ma all’improvviso riaffiorano i ricordi e si ribella permettendo alle stelle di tornare a brillare nel cielo. I due tornano nell’asteroide B612 ormai pieno di baobab per avere la conferma che l’amata rosa è morta, ma la sua immagine compare all’alba e il principe torna bambino.

La ragazzina torna a casa e il mattino seguente, accompagnata dalla madre, fa visita in ospedale all’aviatore, portandogli come regalo il suo racconto, ordinato, rilegato e ormai concluso. Anche con la madre avrà un nuovo e migliore rapporto. (fonte trama)

Se sei interessata a che i tuoi bambini capiscano bene l’importanza d’essere sé stessi ti conglio il mio libro: Come dire ai bambini che essere sé stessi è la cosa più importante.

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