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Una fiaba per parlare dell’importanza di impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo

Una fiaba per parlare dell’importanza di impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo

Oggi ti parlo di una fiaba per parlare dell’importanza di impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo. È una fiaba a cui tengo davvero tanto, è la prima fiaba che ho scritto, da grande, con cognizione di causa sullo scrivere. Così coglierò anche l’occasione 

Fiabe per parlare con i bambini – seconda parte

Fiabe per parlare con i bambini – seconda parte

Nel post del 10 agosto ti ho iniziato a parlare di fiabe per parlare con i bambini che ho scritto e raccolto in alcuni libri. Oggi vorrei continuare parlando di altri due libri di fiabe che affrontano degli argomenti che amo davvero tanto. Le fiabe 

Fiabe per parlare con i bambini – prima parte

Fiabe per parlare con i bambini – prima parte

Scrivo fiabe per parlare con i bambini di tempi difficili o delicati.

Questo utilizzo delle fiabe è nato dalla pratica, conducendo laboratori su argomenti specifici, o dagli incontri con bambini che avevano bisogno di affrontare una tematica in particolare.

Il gioco è per i bambini sempre il linguaggio privilegiato, ma quando vogliamo introdurre un argomento e riflettere insieme a loro senza essere troppo diretti, le fiabe sono davvero di grande aiuto. Conducono in quel luogo altro che è l’immaginazione, liberando dal peso del reale e permettendo di vivere la magia della possibilità. Anche la possibilità di immaginare una soluzione.

FIABE per parlare con i bambini di BULLISMO

Ho scritto ad esempio la fiaba di Smogomorfo. Un mostro fatto di smog, che una tromba d’aria trasporta nel bosco. Lì Smogomorfo rischia di morire e obblica i cuccioli che incontra ad aiutarlo, minacciandoli. Le sue prepotenze non avranno la meglio fino in fondo perché i cuccioli riusciranno a chiedere aiuto.

Quando siamo vittime di una prepotenza chiedere aiuto è molto importante.

Un regalo bellissimo mi è stato fatto da un gruppo di bambini che hanno letto e lavorato sulla fiaba. Un ringraziamento speciale va anche all’insegnante.

Puoi leggere il post dove ti mostro i loro lavori.

come dire ai bambini che cos'è il bullismoClicca sull’immagine per avere maggio informazioni

 

 

FIABE per parlare con i bambini di AUTOSTIMA

L’autostima è un aspetto fondamentale del benessere, anche per i bambini. Sin dalla tenera età è importante costruire una buona autostima. Naturalmente per aiutare i bambini a costruire una sana autostima, il ruolo dei genitori è fondamentale.

In una delle storie sull’autostima ti racconto di una piccola matita, che non si decideva a disegnare finché, oltre ad essere adeguatamente incoraggiata, non matura abbastanza al punto di sentirsi pronta, anche a sbagliare, ma soprattutto a volersi abbastanza bene da “provarci. Così può iniziare a crescere davvero e come tutti sanno al contrario dei bambini che crescendo diventano più alti, può come tutte le matite quando crescono diventare via, via più piccina :o)

Trovi la fiaba di Molly matita insieme ad altre storie per parlare ai bambini di autostima in questo libro:

libro autostima bambiniLO TROVI QUI

 

Qui puoi leggere il post dove ti parlo di tre modi per aumentare l’autostima nei bambini

Fenomeni a tutti i costi: perché i genitori hanno questa ansia da gara con i bambini?

Fenomeni a tutti i costi: perché i genitori hanno questa ansia da gara con i bambini?

Fenomeni a tutti i costi: perché i genitori hanno questa ansia da gara con i bambini? come farsela passare? che effetti può avere sul bambino una volta adulto? Questa domanda mi è stata fatta da una mamma sinceramente preoccupata per i livelli di competizione tra 

Una fiaba per spiegare ai bambini che è meglio non essere troppo assillanti

Una fiaba per spiegare ai bambini che è meglio non essere troppo assillanti

Oggi ti parlerò di fiaba per spiegare ai bambini che è meglio non essere troppo assillanti. Usare le fiabe per comunicare ai bambini Le fiabe sono sempre un ottimo modo per passare un messaggio importante ai bambini. Hanno un linguaggio delicato fatto di metafore e 

Una fiaba per parlare ai bambini della morte di una persona cara

Una fiaba per parlare ai bambini della morte di una persona cara

Oggi voglio condividere con te una fiaba per parlare ai bambini della morte di una persona cara.

Perché una fiaba

Le fiabe sono un davvero di grande aiuto per introdurre un argomento difficile o doloroso grazie al loro linguaggio delicato e protettivo

La giusta distanza di sicurezza psicologica

Le fiabe con il loro situarsi in un tempo indefinitoC’era una volta” e per l’utilizzo di metafore e personaggi fantastici creano la giusta distanza di sicurezza dai fatti che stanno narrando, così anche se si tratta di un evento doloroso diventa possibile affrontarlo. Ci mettono al sicuro mentre ne parlano.

Un linguaggio delicato

L’uso di metafore, di elementi simbolici aiuta ad esprimere concetti anche difficili o che possono spaventare senza di fatto spaventare e rendendo più accessibile qualcosa con cui sarebbe troppo complicato aver a che fare altrimenti.

L’importanza di restare nella metafora

Quando raccontiamo ad un bambino una fiaba che tratta un tema complicato con cui il bambino sta avendo a che fare nella sua vita, è molto importante non spiegare nulla di più di quel che il bambino è pronto ad ascoltare.

Rispondiamo solo alle sue domande specifiche.

Se non chiede nulla, ma ad esempio vuole ascoltare e riascoltare la storia, allora raccontiamo ancora e ancora la storia. Se vuole riascoltarla vuol dire che ne ha bisogno e che in quel momento va bene così per il suo momento di crescita.

Quando è il bambino stesso ad uscir di metafora e a fare qualche collegamento con la realtà, allora possiamo seguirlo nel suo percorso e rispondere alle sue domande. Vuol dire che è pronto a farlo se lui per primo a compiere il passo.

La storia della fogliolina

La fiaba della fogliolina è la storia dell’importanza dei legami affettivi di chi resta, che diventa l’amore che sostiene e dà la forza per affrontare il dolore per la perdita di chi non c’è più.

Per i bambini, quanto più sono piccoli, può essere difficile avere a che fare col concetto stesso di morte. È molto importante essere chiari, senza usare modi di dire più delicati ma che possono confondere come: è partito o si è addormentato.

Ammettere il dolore e offrire conforto

Un aspetto importante della fiaba è quella di ammettere il dolore che si prova. Non si può farne a meno.

Spesso quando siamo coinvolti in un lutto, vorremmo risparmiare ai bambini il grande dolore che noi stessi stiamo provando. Tuttavia, la perdita è presente anche per loro. Quando perdiamo una persona cara proviamo dolore. È un penoso ma saggio momento da vivere insieme a loro.

Accogliere quel che si prova e dargli significato è una cosa importante da fare insieme ai bambini.

Dare voce alle emozioni

Spieghiamo loro che è normale essere tristi quando una persona cara muore. Aggiungiamo però anche la speranza, dicendo che ora siamo tristi, che è normale esserlo, ma che poi saremo di nuovo felici.

Spazio per il ricordo

Ricordiamo con il bambino la persona che non c’è più. Parlare di quel che si ricorda, aiuta anche ad esprimere le emozioni e ad elaborare a poco, a poco la perdita.

Come nella fiaba, chi resta e si vuole bene offre il conforto necessario

Le altre foglioline fanno sentire alla piccola fogliolina della fiaba che non è sola, che appartiene ad un ramo e ad un albero.

Sapere che ci sono altri legami d’amore forti e importanti ci offre conforto e ci sostiene mentre affrontiamo il dolore del lutto.

Scarica gratuitamente LA FIABA DELLA FOGLIOLINA

 

I bambini non sono cattivi

I bambini non sono cattivi

Spesso quando parlo con le mamme mi dicono frasi come queste: “È buona, mangia e dorme” Oppure “non è tanto buono ultimamente, si sveglia a tutte le ore” O ancora “È buono, a parte che non dorme tanto la notte”. È chiaro che nessuna mamma 

Un decalogo per bambini e adulti felici

Un decalogo per bambini e adulti felici

Oggi manifesto il mio pensiero sul mondo materno condividendoti un decalogo per bambini e adulti felici. Questo è un post che riassume a grandi linee quello che penso sulla relazione “adulto che si prende cura” – bambino. Le basi importanti, imprescindibili, come pietre alle fondamenta. 

Genitori e figli: istruzioni per l’uso

Genitori e figli: istruzioni per l’uso

Un titolo ambizioso quello di oggi, Genitori e figli: istruzioni per l’uso
e aggiungo
Sottotitolo: Del perché motivare i figli è meglio che punirli.

ATTENZIONE: Post ad alto contenuto informativo per genitori che desiderano instaurare un rapporto sereno e motivante con i propri figli tale da essere i loro ispiratori e supporter anziché i loro istitutori.

Ho scoperto il modo più fantastiglioso di porsi nei confronti dei figli per crescerli.

Excursus teorico utile a capire:

Educare, crescere, insegnare sono tre compiti cui andiamo incontro quando mettiamo al mondo un bambino. Viviamo in una società la cui organizzazione non pone i bambini al centro, non coadiuva neppure al meglio coloro che li accudiscono.

Ad un certo punto i bambini vanno a scuola, tuttavia, si tratta di un luogo deputato al sapere istituzionale, a programmi ministeriali da seguire. Il “grosso” dell’educazione di un bambino spetta al suo nucleo familiare.

Ogni mamma e ogni papà, salvo rari casi patologici, è sempre volto a fare il massimo e il meglio che può per i suoi bambini.

Questo per sottolineare che ciascun genitore affronta un compito arduo con le migliori intenzioni.

Una teoria tutt’ora applicata con successo all’insegnamento è quella cognitivo-comportamentale. L’apprendimento è determinato dalle conseguenze delle nostre azioni.

Se una risposta ad uno stimolo esterno, vale a dire un nostro comportamento in una determinata situazione, produce delle conseguenze che percepiamo come positive, o l’eliminazione di una preesistente condizione negativa, allora quel comportamento si dirà rinforzato, ciò significa che aumenteranno le probabilità di riprodurre quello stesso comportamento in futuro.

Detto in parole povere se vediamo che una certa azione ci fa stare bene perché l’ambiente ci risponde in maniera positiva, agiremo di nuovo il medesimo comportamento in futuro quando se ne presenterà l’occasione, perché abbiamo appreso che ne otteniamo qualcosa di buono.

Su questa modalità si basa ampiamente il modo di insegnare, anche tanti elementi della nostra società funzionano su questi principi.

Lavoriamo per ottenere uno stipendio.

Ci ringraziano quando porgiamo qualcosa a chi ce lo ha chiesto.

Esiste però anche l’aspetto opposto.

Se un nostro comportamento non produce effetti positivi o peggio produce l’eliminazione di effetti positivi preesistenti o peggio effetti negativi, allora quel comportamento dovrebbe essere via, via, estinto si dice tecnicamente, vale a dire che nel tempo non metteremo più in atto una certa azione se non ha prodotto per noi qualcosa di buono.

Questo se la mente umana fosse liscia e semplice potrebbe funzionare sempre al 100%. Con tutto che siamo creature complesse in genere funziona. Tuttavia c’è qualcos’altro da tenere in considerazione.

Bisogna tenere conto di una variabile determinante che potrebbe

  1.  vincere anche sul fattore conseguenze rinforzanti o meno.
  2. scontrarsi con le conseguenze imposte a un nostro comportamento e entrare in conflitto con esse procurandoci disagio a breve e/o lungo termine.

La motivazione

Questo grande motore è la MOTIVAZIONE.

La motivazione è una spinta interiore ad agire per qualcosa di cui sentiamo il bisogno. Un’approfondita analisi della motivazione è stata fatta da Maslow ormai qualche annetto fa. Negli anni ’40 infatti concepì il concetto di “gerarchia dei bisogni” enunciandolo nel suo famoso testo “Motivazione e personalità”.

Maslow suddivise in bisogni in base alla loro urgenza per gli esseri umani.

Abbiamo prima di tutto bisogno di saziare i nostri bisogni cosiddetti fisiologici: fame, sete etc.

Una volta che questo aspetto è soddisfatto la nostra attenzione andrà a un livello di bisogni superiore, definito bisogno di sicurezza e protezione, ne sono parte ad es. il bisogno di essere in salute, di sicurezza fisica, di proprietà. Dopo arriva il bisogno di appartenenza, inteso come bisogno di affetto, di indentificarsi con il proprio gruppo. Riguardano questo gruppo di bisogni l’amicizia e la famiglia.

Un gradino più su c’è il cosiddetto bisogno di stima, in cui rientra anche la stima per se stessi. Si arriva poi al vertice della piramide con il bisogno di realizzare se stessi, la propri identità.

Le motivazioni sono intese come base dello sviluppo individuale.

Nei nostri comportamenti siamo mossi dalla motivazione.

Fine excursus.

A cosa mi è servito?

Per dire che alcune modalità di porsi nei confronti dei figli non sono le più felici né per i genitori né per i figli.

Purtroppo mi rendo conto ascoltando le persone intorno a me che è ancora diffuso trattare i bambini come incompetenti, rivolgersi a loro parlando di punizione, minacciarli e in casi purtroppo non troppo rari sconfinare nell’ancor più abominevole azione di picchiarli.

Cosa può portare tutto questo se non grande infelicità nei bambini, ma anche nei genitori e nelle relazioni famigliari?

C’è però una risposta.

Porsi nei confronti dei propri bambini, come un coach si pone nei confronti della persona che supporta.

Inforcare gli occhiali positivi del guardare alle potenzialità, adoperandosi per aumentare la consapevolezza, la responsabilità e la fiducia nei nostri bambini.

Sentirsi oppressi, sentirsi ripetere che si incorre in una punizione non fa che indispettire, frustrare e innalzare il livello di stress minando il benessere a livello sia fisico che psicologico.

Restituire ai bambini consapevolezza e responsabilità li aiuterà a crescere e incrementerà il loro livello di fiducia.

Ecco alcuni elementi utili:

1. Bandire il termine punizione. Punire serve solo ad abbassare la motivazione e ad accrescere la frustrazione. È una modalità errata di porsi.

2. Spiegare ai bambini sempre il perché delle cose. Dire “Non si fa” senza dare una spiegazione è un modo errato, non consente di capire e di crescere.

La sequenza esatta è: così non va perché….., il modo giusto di fare è…….. perché………….. Conoscere il motivo del perché si fa una certa cosa è fondamentale.

Ci vuole più tempo? Sì. Pazienza. È il miglior tempo da investire. Ne vale davvero la pena.

3. Usare il rispecchiamento e l’empatia. Come vorremmo essere trattati noi in una certa situazione? Se abbiamo commesso un errore come vorremmo che reagisse chi ci ama? Sicuramente vorremmo consolazione, aiuto e supporto.

4. Siamo collaborativi, anziché imperativi. “Aiutami a fare questo, tu occupati di questa cosa qui io farò quest’altra” anziché “Fai questo se no sono guai!”.

5. Quel che diamo ci torna indietro. Se siamo gentili, insegneremo la gentilezza. Se siamo rispettosi, insegneremo il rispetto. Attraverso le azioni, più che con le parole.

6. Incentiviamo i nostri piccoli sottolineando i loro successi.

Riassumendo:

Motiviamo

Ascoltiamo

Trattiamoli come competenti e capaci

Rispettiamoli

Voi come siete con i vostri figli?

Li considerate competenti?

Sapete motivarli?

Se non è così provate a poco a poco a virare verso questa modalità “genitore-coach” e ditemi come migliorano le cose!

Davvero, si sta tutti meglio ^_^

 

Significato della fiaba dei tre porcellini

Significato della fiaba dei tre porcellini

Anni fa mi persi ne “Il mondo incantato” Di Bruno Bettelheim leggendo tra le altre il significato della fiaba dei tre porcellini. LA FIABA Nella fiaba ritroviamo i tre fratellini di differenti età e il lupo cattivo. Quet’ultimo, grazie all’ingenuità dei fratellini più piccoli riesce