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Tag: 4-6 anni

Il piccolo principe

Il piccolo principe

Oggi ti voglio parlare del film il piccolo principe, quello uscito nel 2015, di cui mi innamorai all’istante e che di tanto in tanto riguardo. Principi attivi: consapevolezza, bambino interiore, essere se stessi Indicazioni: Ci sono momenti nella vita in cui i doveri ci schiacciano. […]

Se compi gesti di bellezza aumenta il tuo benessere

Se compi gesti di bellezza aumenta il tuo benessere

Oggi uso i versi di José Martí per dirti che se compi gesti di bellezza aumenta il tuo benessere. Come già ho fatto altre volte quando ho usato una poesia come spunto per riflettere su temi psicologici, te la descriverò come un bugiardino. Il bugiardino […]

3 modi di comunicare che favoriscono l’autostima

3 modi di comunicare che favoriscono l’autostima

Talvolta utilizziamo delle espressioni che incidono negativamente sull’ autostima dei bambini, invece ecco un modo di comunicare che favorisce l’autostima:

Mettere in discussione il messaggio o il comportamento non il suo autore

Questa modalità di approccio comunicativo è molto importante. Capita spesso di mettere in discussione la persona anziché quello che ha detto o fatto. È molto diverso per chi riceve una critica, che sia un suo singolo comportamento o affermazione ad essere disapprovato, anziché la sua persona.

Quando si dice a un bambino che è stato cattivo, maleducato, o qualunque altra etichetta negativa, stiamo criticando la sua persona.

Come potrebbe replicare o ragionare se non sentendosi, giustamente, frustrato e arrabbiato?

Diverso è circoscrivere la critica al comportamento inadeguato avuto: “Quando fai/dici questa cosa non va bene perché…”

Questa modalità critica il comportamento e non la persona. Si fornisce una spiegazione e un bambino può restare in relazione e riflettere.

Sottolineare i pregi piuttosto che i difetti

Quello che viene portato sotto i riflettori, ossia all’attenzione, ha più probabilità di essere considerato, memorizzato e reiterato. È importante porre l’attenzione sui comportamenti positivi. Al contrario non fornire, quanto più possibile, nessuna attenzione a quelli inappropriati, intervenendo semmai con spiegazioni e introduzione al comportamento appropriato.

Come dire cosa non va

Questo riguarda l’introdurre al comportamento adeguato. Anziché inveire sul comportamento inadeguato, comunicare in maniera chiara il modo adeguato di potersi comportare. Dire ai bambini “questo non si fa” li lascia in un vuoto educativo che spesso non sanno colmare se non con ulteriori comportamenti che non vanno bene. Per questo bisogna sempre sottolineare come poter fare bene invece di dire ti stai comportando male.

Un esempio attinente gli adulti credo possa chiarire l’impatto emotivo di questa modalità educativa. È molto diverso se dico a una persona che mi telefona troppo spesso: “La smetti di chiamarmi a tutte le ore?!” rispetto ha “per impegni di lavoro posso risponderti solo tra le 17 e le 18, puoi chiamarmi in quell’orario”. Spiegazione e suggerimento positivo.

Ho scritto un libro dove oltre ad un’introduzione sull’autostima, trovi tre fiabe e alcune attività per per parlare di autostima ai bambini e lavorarci su, eccolo:

libro autostima bambiniCLICCA QUI PER SAPERNE DI PIÙ

3 modi per aumentare l’autostima dei bambini

3 modi per aumentare l’autostima dei bambini

Oggi ti voglio suggerire 3 modi per aumentare l’autostima dei bambini Cos’è l’autostima L’autostima è la considerazione che ciascuno ha di sé. È una condizione fondamentale per il benessere e la realizzazione piena nella vita. È molto importante che i genitori aiutino i bambini a […]

Facciamo amicizia con l’autismo

Facciamo amicizia con l’autismo

Lo scorso anno sono riuscita a pubblicare un testo a cui lavoravo da tempo intitolato Il mio amico è unico: facciamo amicizia con l’ autismo. ASCOLTA IL POST REGISTATO Perché un libro che parla di autismo Ho scritto una fiaba intolata “Il gattino Blu” e […]

Come dire ai figli che i genitori si separano

Come dire ai figli che i genitori si separano

Come dire ai figli che i genitori si separano è un tema che mi ho affrontato spesso durante le consulenze.

[PUOI ASCOLTARE QUESTO POST A QUESTO LINK]

Quando due genitori smettono di essere coppia non smettono però di essere genitori. Questo processo presuppone una scissione. Non si è più un “noi” come partner, ma si continua a essere genitori. Ci si divide, dovendo per un ruolo importante e certi aspetti delle vita rimanere insieme. Può volerci del tempo per “settarsi”, trovando le proprie nuove regole e predisponendosi a vivere questa nuova realtà.

ESSERE CHIARI CON I BAMBINI NEL COMUNICARE COSA STA SUCCEDENDO

Quando svolgevo il tirocinio di mediazione familiare ricordo di una coppia che si stava separando. Avevano una bambina di due anni e mezzo, la piccola aveva iniziato ad avere disturbi del sonno, ad essere irascibile a piangere spesso. Raccontarono che da oltre una settimana il papà non dormiva a casa. Alla piccola avevano detto che papà era fuori per lavoro.

I bambini recepiscono le emozioni vissute dai genitori. Certo il momento della separazione è un momento emotivamente intenso. Anche quando si comunica in modo chiaro cosa sta succedendo, è necessario del tempo per elaborare la tristezza e la rabbia. La separazione è un momento di dolore per i genitori stessi e per i figli.

Quando però non viene comunicato in modo chiaro cosa sta accadendo, alla difficoltà di accettare la perdita della vita familiare precedente si unisce la discrepanza tra quello che viene detto e quello che viene vissuto. I bambini sentono che qualcosa non va, ma non sanno cosa. Possono pensare molte cose. Non è giusto raccontare qualcosa che non corrisponde al vero, rischiamo di confonderli, anche se sono molto piccoli.

Tornando al caso illustrato in precedenza: Qualche seduta più avanti dopo aver parlato con la bambina della separazione, in un modo adeguato per lei, la piccola riguadagnò a poco, a poco serenità.

VIVERE IN MANIERA CHIARA LA SEPARAZIONE AIUTA AD ACCETTARLA

Una volta una coppia non riusciva a separarsi in maniera netta. Il papà certi giorni tornava a casa, si occupava magari delle faccende. Succedeva che passasse del tempo anche in casa con i bambini e la mamma. Poi però per qualche tempo non c’era.

Ovviamente vivere certe circostanze importanti insieme ai bambini, tutta la famiglia insieme, è positivo e utile. Un compleanno, un diploma, un saggio sportivo.

Tuttavia, la separazione è vissuta con maggiore serenità se i bambini iniziano a vivere la nuova regolarità del “tempo con mamma” e del “tempo con papà”. Altrimenti diventa poco chiaro per loro che esiste la separazione.

Il desiderio che i genitori tornino insieme può farsi più forte e potrebbero vivere una forte delusione ed entrare in confusione se la coppia non vive in maniera chiara la separazione.

 

UN PICCOLO VADEMECUM PER AIUTARE I GENITORI A COMUNICARE LA SEPARAZIONE

come dire ai bambini che i genitori si separano e divorziano

Ho scritto il piccolo vademecum per spiegare ai figli che mamma e papà si separano e divorziano.

Il testo contiene informazioni su cosa dire o non dire ai bambini, alcune buone prassi utili da rispettare, una favola intitolata “Due laghetti per Quaqquà” per accompagnare la comunicazione della separazione e alcune attività per aiutare i bambini ad esprimere le emozioni.

A questo link trovi tutte le info e un estratto del testo.

I bambini devono annoiarsi

I bambini devono annoiarsi

I bambini devono annoiarsi? Ebbene sì. In questo post ti racconto come creare momenti di noia ai bambini e insegnar loro il benefico effetto dei momenti di pausa accantonando l’horror vacui. [Per ascoltare la registrazione del post clicca qui] Scrivo questo post su impulso della […]

Le paure dei genitori

Le paure dei genitori

Pensate mai a come le paure dei genitori possano incidere sulle emozioni dei figli? Scrivo questo post su impulso della preoccupazione di una mamma circa la possibilità di trasmettere proprie paure alla figlia. [QUI PUOI ASCOLTARE LA REGISTRAZIONE DEL POST] Ci sono alcuni aspetti da […]

VUOLE SOLO LA MAMMA

VUOLE SOLO LA MAMMA

Capita anche a te di pensare “Vuole solo la mamma!”?

[CLICCA QUI PER ASCOLTARE LA REGISTRAZIONE DEL POST]

Scrivo questo post su impulso della domanda da parte di una mamma. Mi racconta di essere molto stanca e desiderare che alcune routine svolte con la sua bambina, possano essere condivise dal papà quando non è al lavoro per restituirle un po’ di tempo e possibilità di riposo.

La complicazione insorge allorché la bimba protesta e rifiuta che non sia come sempre la mamma ad occuparsene.

CAUSE

Rispetto a questa dinamica ci sono più elementi da considerare per farsi un quadro della situazione:

L’IMPORTANZA DELLA RITUALITÀ

I bambini sono creature estremamente abitudinarie, amano le routine che si ripetono giorno dopo giorno. Non le amano a caso, le amano perché la ripetizione li rassicura e permette loro di apprendere con maggiore facilità.

C’è quindi nella ripetizione di un’azione quotidiana per loro un valore sia emotivo-affettivo che cognitivo.

QUANTITÀ E QUALITÀ DI TEMPO INSIEME PER COSTRUIRE LA RELAZIONE

I genitori dovrebbero avere il sacrosanto diritto di passare con il proprio figlio un tempo abbastanza ampio da condividerne le routine quotidiane, instaurando un legame relazionale forte fatto di quantità e qualità di tempo speso insieme.

Di pochi giorni fa, la condivisione su instagram di un papà, instasio, che racconta l’importanza di prendersi il tempo di stare col proprio figlio, riportando al tempo stesso la difficoltà di farlo al giorno d’oggi in Italia e la fortuna sua personale di poterlo fare.

Purtroppo non tutti hanno la sua fortuna. Molti si ritrovano costretti a orari di lavoro proibitivi che incidono fortemente sulla quantità di tempo possibile da dedicare ai figli.

CONSEGUENZE

Quando un genitore trascorre un tempo adeguato col figlio, questo tempo aiuta a vivere insieme esperienze ed emozioni e questo fortifica il legame. Stare nella relazione consente al bambino di apprendere quel che il genitore insegna, di rispondere di buon grado alle richieste fatte. Il bambino si abitua alla presenza del genitore e al suo modo di condurre certe dinamiche durante la giornata. Diventano la sua sicurezza e la sua cornice di apprendimento quotidiano.

COSA FARE PER INTRODURSI IN RITUALITÀ GIÀ CONSOLIDATE

Quando per un certo periodo un solo genitore si è occupato della maggior parte delle ritualità giornaliere, o anche di alcune soltanto, ma è necessario che subentri l’altro genitore, o anche una nonna o una nuova baby-sitter.

Ti consiglio tre ingredienti: gradualità, entusiasmo e giocosità.

GRADUALITÀ

Auspicabile che la persona, che subentra ad occuparsi della routine che il bambino è abituato a fare solo con la mamma, lo faccia gradualmente, magari occupandosene una prima volta insieme alla mamma, facendo in modo quest’ultima di lasciare via, via più spazio a chi la dovrà sostituire.

ENTUSIASMO

Nel momento in cui dobbiamo fare qualcosa insieme a un bambino mostriamoci desiderosi, felici di essere lì con lui o lei. Sperimentando entusiasmo per il momento da vivere insieme, affinché diventi motivante e positivo trascorrere insieme quella routine quotidiana.

GIOCOSITÀ

Cerchiamo di essere giocosi, i bambini vivono immersi in un modo di gioco, è il loro linguaggio d’espressione e d’apprendimento principale. Se riusciamo ad essere molto giocosi sarà tutto più bello e semplice. Certo dobbiamo scegliere qualcosa che ci somiglia per non apparire forzati. Però un po’ sforziamoci, ci piacerà. Ecco alcuni consigli:

usare pupazzi o oggetti quotidiani per fare le voci, farli parlare col bambino

raccontare una storia inventata sull’oggetto in uso. Ti faccio un esempio: mia figlia non ha mai amato molto il phon per asciugare i capelli, è stato di aiuto coinvolgerla nell’ascolto di una piccola storia inventata proprio sul phon: la storia di Signor Phon che deve mangiare la minestra calda e bere latte caldo per poter soffiare aria calda, perché quando era piccolo e soffiava solo aria fredda perché voleva mangiare solo i ghiaccioli i bambini prendevano sempre il raffreddore! Come vedi non deve trattarsi di storie di chissà quale tipo, basta che siano utili a incuriosire il piccolo ascoltatore.

raccontare qualcosa su di sé di quando si era piccoli, un gioco che si faceva, un ricordo bello per coinvolgere, un racconto divertente che magari faccia ridere

Dimenticavo l’ultimo e sempre fondamentale elemento quando ci si prende cura di un bambino, ma questo penso che lo conosci già: la santa pazienza ;o)

Se stai attraversando un periodo difficile qui trovi tutte le informazioni sulle consulenze psicologiche online.

Conoscere i propri figli

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Conoscere i propri figli può sembrare scontato a volte, eppure non è così semplice. [Puoi ascoltare questo post, invece di leggerlo, CLICCANDO QUI] Senza pensare a figli adolescenti, in età già di per sé complessa, ma parlo anche di fasi di sviluppo più precoci. Se […]