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Come dire ai figli che i genitori si separano

Come dire ai figli che i genitori si separano

Come dire ai figli che i genitori si separano è un tema che mi ho affrontato spesso durante le consulenze.

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Quando due genitori smettono di essere coppia non smettono però di essere genitori. Questo processo presuppone una scissione. Non si è più un “noi” come partner, ma si continua a essere genitori. Ci si divide, dovendo per un ruolo importante e certi aspetti delle vita rimanere insieme. Può volerci del tempo per “settarsi”, trovando le proprie nuove regole e predisponendosi a vivere questa nuova realtà.

ESSERE CHIARI CON I BAMBINI NEL COMUNICARE COSA STA SUCCEDENDO

Quando svolgevo il tirocinio di mediazione familiare ricordo di una coppia che si stava separando. Avevano una bambina di due anni e mezzo, la piccola aveva iniziato ad avere disturbi del sonno, ad essere irascibile a piangere spesso. Raccontarono che da oltre una settimana il papà non dormiva a casa. Alla piccola avevano detto che papà era fuori per lavoro.

I bambini recepiscono le emozioni vissute dai genitori. Certo il momento della separazione è un momento emotivamente intenso. Anche quando si comunica in modo chiaro cosa sta succedendo, è necessario del tempo per elaborare la tristezza e la rabbia. La separazione è un momento di dolore per i genitori stessi e per i figli.

Quando però non viene comunicato in modo chiaro cosa sta accadendo, alla difficoltà di accettare la perdita della vita familiare precedente si unisce la discrepanza tra quello che viene detto e quello che viene vissuto. I bambini sentono che qualcosa non va, ma non sanno cosa. Possono pensare molte cose. Non è giusto raccontare qualcosa che non corrisponde al vero, rischiamo di confonderli, anche se sono molto piccoli.

Tornando al caso illustrato in precedenza: Qualche seduta più avanti dopo aver parlato con la bambina della separazione, in un modo adeguato per lei, la piccola riguadagnò a poco, a poco serenità.

VIVERE IN MANIERA CHIARA LA SEPARAZIONE AIUTA AD ACCETTARLA

Una volta una coppia non riusciva a separarsi in maniera netta. Il papà certi giorni tornava a casa, si occupava magari delle faccende. Succedeva che passasse del tempo anche in casa con i bambini e la mamma. Poi però per qualche tempo non c’era.

Ovviamente vivere certe circostanze importanti insieme ai bambini, tutta la famiglia insieme, è positivo e utile. Un compleanno, un diploma, un saggio sportivo.

Tuttavia, la separazione è vissuta con maggiore serenità se i bambini iniziano a vivere la nuova regolarità del “tempo con mamma” e del “tempo con papà”. Altrimenti diventa poco chiaro per loro che esiste la separazione.

Il desiderio che i genitori tornino insieme può farsi più forte e potrebbero vivere una forte delusione ed entrare in confusione se la coppia non vive in maniera chiara la separazione.

 

UN PICCOLO VADEMECUM PER AIUTARE I GENITORI A COMUNICARE LA SEPARAZIONE

come dire ai bambini che i genitori si separano e divorziano

Ho scritto il piccolo vademecum per spiegare ai figli che mamma e papà si separano e divorziano.

Il testo contiene informazioni su cosa dire o non dire ai bambini, alcune buone prassi utili da rispettare, una favola intitolata “Due laghetti per Quaqquà” per accompagnare la comunicazione della separazione e alcune attività per aiutare i bambini ad esprimere le emozioni.

A questo link trovi tutte le info e un estratto del testo.

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I bambini devono annoiarsi? Ebbene sì. In questo post ti racconto come creare momenti di noia ai bambini e insegnar loro il benefico effetto dei momenti di pausa accantonando l’horror vacui. [Per ascoltare la registrazione del post clicca qui] Scrivo questo post su impulso della 

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VUOLE SOLO LA MAMMA

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Capita anche a te di pensare “Vuole solo la mamma!”?

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Scrivo questo post su impulso della domanda da parte di una mamma. Mi racconta di essere molto stanca e desiderare che alcune routine svolte con la sua bambina, possano essere condivise dal papà quando non è al lavoro per restituirle un po’ di tempo e possibilità di riposo.

La complicazione insorge allorché la bimba protesta e rifiuta che non sia come sempre la mamma ad occuparsene.

CAUSE

Rispetto a questa dinamica ci sono più elementi da considerare per farsi un quadro della situazione:

L’IMPORTANZA DELLA RITUALITÀ

I bambini sono creature estremamente abitudinarie, amano le routine che si ripetono giorno dopo giorno. Non le amano a caso, le amano perché la ripetizione li rassicura e permette loro di apprendere con maggiore facilità.

C’è quindi nella ripetizione di un’azione quotidiana per loro un valore sia emotivo-affettivo che cognitivo.

QUANTITÀ E QUALITÀ DI TEMPO INSIEME PER COSTRUIRE LA RELAZIONE

I genitori dovrebbero avere il sacrosanto diritto di passare con il proprio figlio un tempo abbastanza ampio da condividerne le routine quotidiane, instaurando un legame relazionale forte fatto di quantità e qualità di tempo speso insieme.

Di pochi giorni fa, la condivisione su instagram di un papà, instasio, che racconta l’importanza di prendersi il tempo di stare col proprio figlio, riportando al tempo stesso la difficoltà di farlo al giorno d’oggi in Italia e la fortuna sua personale di poterlo fare.

Purtroppo non tutti hanno la sua fortuna. Molti si ritrovano costretti a orari di lavoro proibitivi che incidono fortemente sulla quantità di tempo possibile da dedicare ai figli.

CONSEGUENZE

Quando un genitore trascorre un tempo adeguato col figlio, questo tempo aiuta a vivere insieme esperienze ed emozioni e questo fortifica il legame. Stare nella relazione consente al bambino di apprendere quel che il genitore insegna, di rispondere di buon grado alle richieste fatte. Il bambino si abitua alla presenza del genitore e al suo modo di condurre certe dinamiche durante la giornata. Diventano la sua sicurezza e la sua cornice di apprendimento quotidiano.

COSA FARE PER INTRODURSI IN RITUALITÀ GIÀ CONSOLIDATE

Quando per un certo periodo un solo genitore si è occupato della maggior parte delle ritualità giornaliere, o anche di alcune soltanto, ma è necessario che subentri l’altro genitore, o anche una nonna o una nuova baby-sitter.

Ti consiglio tre ingredienti: gradualità, entusiasmo e giocosità.

GRADUALITÀ

Auspicabile che la persona, che subentra ad occuparsi della routine che il bambino è abituato a fare solo con la mamma, lo faccia gradualmente, magari occupandosene una prima volta insieme alla mamma, facendo in modo quest’ultima di lasciare via, via più spazio a chi la dovrà sostituire.

ENTUSIASMO

Nel momento in cui dobbiamo fare qualcosa insieme a un bambino mostriamoci desiderosi, felici di essere lì con lui o lei. Sperimentando entusiasmo per il momento da vivere insieme, affinché diventi motivante e positivo trascorrere insieme quella routine quotidiana.

GIOCOSITÀ

Cerchiamo di essere giocosi, i bambini vivono immersi in un modo di gioco, è il loro linguaggio d’espressione e d’apprendimento principale. Se riusciamo ad essere molto giocosi sarà tutto più bello e semplice. Certo dobbiamo scegliere qualcosa che ci somiglia per non apparire forzati. Però un po’ sforziamoci, ci piacerà. Ecco alcuni consigli:

usare pupazzi o oggetti quotidiani per fare le voci, farli parlare col bambino

raccontare una storia inventata sull’oggetto in uso. Ti faccio un esempio: mia figlia non ha mai amato molto il phon per asciugare i capelli, è stato di aiuto coinvolgerla nell’ascolto di una piccola storia inventata proprio sul phon: la storia di Signor Phon che deve mangiare la minestra calda e bere latte caldo per poter soffiare aria calda, perché quando era piccolo e soffiava solo aria fredda perché voleva mangiare solo i ghiaccioli i bambini prendevano sempre il raffreddore! Come vedi non deve trattarsi di storie di chissà quale tipo, basta che siano utili a incuriosire il piccolo ascoltatore.

raccontare qualcosa su di sé di quando si era piccoli, un gioco che si faceva, un ricordo bello per coinvolgere, un racconto divertente che magari faccia ridere

Dimenticavo l’ultimo e sempre fondamentale elemento quando ci si prende cura di un bambino, ma questo penso che lo conosci già: la santa pazienza ;o)

 

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Il gioco libero nell’era digitale

Il gioco libero nell’era digitale

Il gioco libero nell’era digitale continua ad essere davvero fondamentale.

Il gioco è per i bambini un linguaggio attraverso cui esprimersi e un mezzo per crescere.

In anni recenti l’attenzione alle attività dei bambini è cresciuta tantissimo, al contempo, e probabilmente proprio per questo motivo, sembra davvero che il tempo per il gioco libero sia messo in pericolo dall’ingresso nel mondo digitale.

GIOCARE PER ESPRIMERE SÉ STESSI

Attraverso il gioco i bambini possono manifestare la propria individualità, vivere emozioni, mettersi alla prova. Se qualcosa li ha turbati possono riprodurla nel gioco, anche più e più volte, per tentare di elaborarla e risolverla in qualche modo.

I bambini sperimentano sé stessi in maniera protetta giocando.

GIOCARE PER CRESCERE

Attraverso il gioco i bambini possono mettere in atto numerose situazione, protetti dalla finzione, nella tranquillità della situazione giocosa. Questa serenità, questo far “come se permette loro di avanzare evolutivamente, a poco, a poco, ciascuno con il proprio tempo.

Mentre le attività strutturate, come quelle proposte a scuola, propongono obiettivi, mettono dei paletti, nel gioco libero tutto questo non avviene. Il bambino è libero di esprimersi, di mettersi alla prova, di essere interamente coinvolto da ciò che sta creando, senza vincoli. Non sta compiendo l’attività per fare felici gli adulti che si occupano di lui, o per mostrarsi bravo come o più dei coetanei. Sta compiendo l’attività di gioco per realizzare quel che è naturalmente portato a fare se esistono le adeguate condizioni che glielo permettono: crescere.

IL DIGITALE METTE A RISCHIO LO SVILUPPO NATURALE?

Quello che è possibile notare è che lo sviluppo delle tecnologie digitali ha in qualche modo davvero velocizzato la realtà in molti suoi aspetti.

Lo sviluppo umano ha ancora bisogno del suo tempo naturale.

Consegnare a un bambino uno strumento tecnologico che lo tiene seduto e coinvolto visivamente non fa bene. I bambini, soprattutto nei primi anni di vita, hanno bisogno di sviluppo motorio, di conoscere attraverso tutti i sensi il mondo reale.

I genitori, dal canto loro, sono entrati in questo mondo più veloce ad un certo punto della loro vita e vivono l’ansia di voler dare il meglio ai propri bambini per crescere.

NIENTE FRETTA

È davvero importante non avere fretta. Spesso si desidera l’attività giusta, quella più istruttiva. La modalità più efficace per gestirli, per insegnare loro a non avere comportamenti problematici. Problematici dal punto di vista degli adulti.

Non abbiate fretta.

Gli anni dell’infanzia di un figlio, nell’economia di una vita, sono davvero pochissimi se ci pensiamo. Hanno bisogno del loro giusto tempo per crescere. Soprattutto attraverso il gioco libero, reso possibile da un contesto di vita sereno.

I bambini ci mettono a dura prova. A volte ci fanno impazzire. Spesso ci sentiamo sfidati da loro. La vera sfida è, però, saper essere per loro una guida, essere quegli adulti maturi che sappiano accogliere e contenere i loro comportamenti immaturi, che i bambini hanno perché, semplicemente, sono bambini e non hanno ancora raggiungo una maturità psicologica a causa dell’età precoce.

Genitori non abbiate fretta. Osservateli, cercate di conoscerli il più possibile. Aiutateli, spiegando loro quel che accade, dando parole alle loro emozioni.

Giocare liberamente è quel che più di tutto aiuta i bambini a crescere e maturare.

Lasciamo giocare i nostri bambini senza fretta.

In tema FIGLI DIGITALI ho molto apprezzato il libro di Annalisa D'Errico

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Il mio bambino fa i capricci è una delle frasi che mi dicono le mamme. Il TERMINE CAPRICCI CI AIUTA? Sembra che capriccio venga dall’antico caporiccio, in quanto si credeva, erroneamente, che i capelli ricciuti fossero la conseguenza dell’eccessiva stravaganza del cervello. Vuole anche dire