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Una fiaba per parlare dell’importanza di impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo

Una fiaba per parlare dell’importanza di impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo

Oggi ti parlo di una fiaba per parlare dell’importanza di impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo. È una fiaba a cui tengo davvero tanto, è la prima fiaba che ho scritto, da grande, con cognizione di causa sullo scrivere. Così coglierò anche l’occasione 

Fenomeni a tutti i costi: perché i genitori hanno questa ansia da gara con i bambini?

Fenomeni a tutti i costi: perché i genitori hanno questa ansia da gara con i bambini?

Fenomeni a tutti i costi: perché i genitori hanno questa ansia da gara con i bambini? come farsela passare? che effetti può avere sul bambino una volta adulto? Questa domanda mi è stata fatta da una mamma sinceramente preoccupata per i livelli di competizione tra 

Una fiaba per spiegare ai bambini che è meglio non essere troppo assillanti

Una fiaba per spiegare ai bambini che è meglio non essere troppo assillanti

Oggi ti parlerò di fiaba per spiegare ai bambini che è meglio non essere troppo assillanti.

Usare le fiabe per comunicare ai bambini

Le fiabe sono sempre un ottimo modo per passare un messaggio importante ai bambini.

Hanno un linguaggio delicato fatto di metafore e personaggi di fantasia, simbolici.

Proteggono, non facendo sentire presi di mira in prima persona, ma collocando la storia in un tempo e in un luogo indefiniti. Ponendo al riparo e permettendo di affrontare l’argomento senza sentirsene colpiti.

Il momento della lettura

Oltre a un linguaggio delicato e protettivo, le fiabe hanno anche il pregio di regalare con semplicità un momento relazionale insieme, arricchente sia per chi narra che per chi ascolta.

Se non ti senti brava a narrare puoi ascoltare la fiaba col tuo bambino, te la racconto io questa volta:

Babbo Natale e l’elfo dei pensieri

Spero però che i verrà voglia di regalarti il libro delle fiabe di Natale per leggerlo tu al/la tuo/a bambino/a.

Il significato della fiaba

In questa fiaba un piccolo elfo dispettoso, coinvolge un bambino in una delle sue birbonate. Il bambino dal canto suo si lascia trascinare senza rendersi inizialmente conto.

È un po’ quello che accade ai bambini quando si impuntano su qualcosa e prendono a insistere molto senza capire che è negativo per loro oltre che per chi si prende cura di loro.

Diventa un momento difficile da gestire.

Il bimbo protagonista riceve una spiegazione che gli fa capire come le cose siano sfuggite di mano e che è importante smettere di insistere col comportamento sbagliato che l’elfo dispettoso ha messo in atto.

Spiegate sempre molto ai bambini

È importante offrire sempre adeguate spiegazioni ai bambini circa le situazioni. Usando parole ed esempi che loro possano capire.

Certo mentre è in atto una crisi emotiva è necessario aspettare che le acque si calmino. Anzi intervenire per calmare il bambino con un abbraccio. A volte sarà un abbraccio faticoso, un bambino, specie se piccolo e molto arrabbiato, potrebbe divincolarsi. Sta noi essere stabili e protettive. Aiutarlo con l’abbraccio, parole dolci che lo invitino a calmarsi, se necessario cullarlo un po’.

Solo quando avremo guadagnato la tranquillità, allora potremmo offrire una spiegazione. Ad esempio perché non si può acquistare un giocattolo che desidera o per quale motivo è necessario aspettare prima di fare qualcosa che desidera da matti.

Offrire spiegazioni stando in contatto emotivamente

È importante, soprattutto se quel che diciamo riguarda un fatto che provoca tristezza o rabbia, dire il perché una certa cosa non può verificarsi ma anche capire e accogliere l’emozione. Capire la rabbia o la tristezza e consolare. Offrire, oltre ad adeguate spiegazioni, anche adeguato conforto.

Tutto questo, spiegare e consolare, è attuabile se prima di tutto entriamo in sintonia col bambino, ci assicuriamo che ci stia rivolgendo la sua attenzione, che ci guardiamo negli occhi, ovviamente richiamando la sua attenzione con dolcezza, chiamandolo per nome,agganciandolo” magari raccontando che anche per noi alla sua età quella è stata un’esperienza difficile, che in ogni caso siamo lì per lui/lei e che comprendiamo le sue emozioni.

I bambini non sono cattivi

I bambini non sono cattivi

Spesso quando parlo con le mamme mi dicono frasi come queste: “È buona, mangia e dorme” Oppure “non è tanto buono ultimamente, si sveglia a tutte le ore” O ancora “È buono, a parte che non dorme tanto la notte”. È chiaro che nessuna mamma 

Un decalogo per bambini e adulti felici

Un decalogo per bambini e adulti felici

Oggi manifesto il mio pensiero sul mondo materno condividendoti un decalogo per bambini e adulti felici. Questo è un post che riassume a grandi linee quello che penso sulla relazione “adulto che si prende cura” – bambino. Le basi importanti, imprescindibili, come pietre alle fondamenta. 

Quando togliere il ciuccio?

Quando togliere il ciuccio?

Quando togliere il ciuccio? Faccio bene a dare i ciuccio al mio bambino? Aiuto! Mio figlio non mi prende il ciuccio!
Il ciuccio è da sempre una questione spinosa.

Inizialmente facciamo di tutto per “ficcarlo” in bocca ai pargoli urlanti, un po’ per rasserenarci le orecchie, di più per tentare di fornire loro una buona consolazione.

Il tempo poi passa. Chi lo ama, chi non lo ha mai preso, chi lo lascia da sé (pochi, rari, fortunati?).

COSA RAPPRESENTA IL CIUCCIO?

Una tetta di plastica. Spesso si sente dire l’opposto, ma basta fermarsi a riflettere un momento per capire la verità.

Il ciuccio è una “Stampella emotiva” che potremmo paragonare vagamente alla sigaretta per gli adulti (l’attuale sigaretta elettronica appesa al collo, devo dire somiglia tanto).

Un tempo, ahimè, ad un certo punto l’adulto decideva, dopo aver imposto il ciuccio come sistema consolatorio, che era giunto il momento di smettere di consolarsi oralmente, o forse no, non pensavano al fattore emozionale, altrimenti forse sarebbero stati più magnanimi, tra metodi medievali e improvvise sparizioni. Si concentravano per lo più sulla cattiva influenza odontoiatrica e sul fattore età, “ormai sei grande per il ciuccio” tuonava la nonna!

Adesso forse, grazie al cielo, o ad una non del tutto appariscente “rivoluzione psicologica” c’è maggiore magnanimità e si lascia gustare il ciuccio più a lungo, o si cerca con minor “violenza” di stopparne l’utilizzo.

CIUCCIO SI, CIUCCIO NO?

La cosa importante da tenere in conto è che si tratta di una modalità consolatoria, in natura sarebbe la tetta, ma noi società della plastica purtroppo siamo soliti usare il ciuccio.

Se un bambino lo prende tutto il tempo, non dovremmo preoccupiamo di togliere il ciuccio, ma del perchè quel pargolo ha bisogno di consolarsi h24.

Possiamo provare a “permutarlo” per alcuni minuti con un’attività piacevole e consolatoria, poi pian piano allungare il tempo di “non uso”.

La cosa importante di ogni comportamento è avere consapevolezza della sua funzione e intervenire ragionevolmente. Nessun fumatore vorrebbe che arrivasse qualche bel prepotente a togliergli le sigarette d’improvviso, ci vuole motivazione e quella non può che venire dall’interno, anche se possiamo cercare di incrementarla da fuori o quantomeno incentivare pian piano la consapevolezza delle emozioni, senza bisogno di demonizzare il ciuccio che, poverino, è solo un mezzo che assolve egregiamente la sua funzione.

 

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Il sonno dei bambini

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Il sonno dei bambini è diverso da quello dei grandi

Il sonno nei bambini è differente da quello degli adulti, sfortunatamente per quest’ultimi.

Così, tranne rari casi molto fortunati, i neogenitori vedono sfumare nel passato le loro serene notti di sonno, notti in cui erano loro a decidere quando addormentarsi e quando risvegliarsi.

I piccini possono fare fatica a prendere sonno e avere più risvegli durante la notte.

Addormentamento e risvegli

L’addormentamento è un momento particolare. E’, in fine dei conti, una separazione, un momento in cui dal mondo della veglia si fa il salto tra le braccia di morfeo, si chiudono gli occhi si smette in qualche modo di “stare con” la mamma, il papà, i nonni e si scivola in un mondo sconosciuto, tutto questo può provocare ansia.

Un momento in cui la vicinanza della mamma e/o del papà è necessaria a rassicurare e permettere il rilassamento necessario ad un addormentamento sereno.

Un bimbo, proprio perchè il sonno fa sentir strani, perchè mette in ansia, può piangere, anche molto.

Un bimbo ha bisogno di essere accompagnato nel sonno con dolcezza ansia, può piangere, anche molto. Un bimbo che piange ha bisogno e diritto di essere consolato. Sempre.

Nocive quelle “metodologie” che prevedono di abbandonare il bambino a se stesso, vale a dire di lasciarlo piangere. Questa pratica comunica al bambino che quando lui ha bisogno dei suoi genitori questi non sono a sua disposizione, lasciandolo in una condizione di insicurezza. Certo alla fine si addormenterà stremato e disperato, che certo è il contrario di accompagnare il piccolo in un sereno addormentamento.

 

Cosa si può fare?

Non esistono ricette magiche uguali per tutti. Ogni bambino è diverso, come diversi sono i suoi genitori. Alcune persone sono per natura portate a dormire più ore, altre sono più reattive e ansiose e fanno fatica ad addormentarsi e dormono meno. Lo stesso succede con i bambini. Pensiamo a quanto è difficile per noi gestire le difficoltà con il sonno e immaginiamo quanto può esserlo per i bambini.

Ciascuno a poco a poco trova il suo rito per la nanna: una favola, una canzoncina, essere cullato, bere una camomilla, essere accarezzato nel letto.

Per tutte le mamme che come me hanno visto sfumare molte ore di sonno, ecco una filastrocca:

NINNAMAMMA

Filastrocca della notte

Già si chiudono le porte

Delle stanze dei bambini

Con indosso i pigiamini

Al calduccio nel lettino

Fanno un dolce sonnellino.

Dopo un poco s’avvicina

Quatta, quatta una fatina

Ti rimbocca le coperte

Mette in ordine il cuscino

Se ci son le tende aperte

Le richiude un pochettino

“Ma chi è questa fatina?”

Già si chiede una bambina,

canta a te la ninnananna

questa fata è la tua mamma!

Ci immagino un po’ fatine in questa filastrocca perché quando un bimbo ci fa perdere parecchie ore di sonno ci vuole una pazienza magica. Proviamo a guardarla in prospettiva, sarà così piccino per pochissimo tempo, è importante modellare un po’ la nostra vita sulle sopravvenute esigenze e non essere troppo esigenti con noi stesse.

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