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Genitori e figli: istruzioni per l’uso

Genitori e figli: istruzioni per l’uso

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Significato della fiaba dei tre porcellini

Significato della fiaba dei tre porcellini

Anni fa mi persi ne “Il mondo incantato” Di Bruno Bettelheim leggendo tra le altre il significato della fiaba dei tre porcellini. LA FIABA Nella fiaba ritroviamo i tre fratellini di differenti età e il lupo cattivo. Quet’ultimo, grazie all’ingenuità dei fratellini più piccoli riesce […]

Genitorialità dolce

Genitorialità dolce

Oggi ti parlo dell’essere mamma e papà che applicano la genitorialità dolce, o gentle parenting per essere internazionali ;o)

Vuol dire vivere sin dal primo momento una cultura del contatto, inteso come essere vicini emotivamente e fisicamente al proprio cucciolo.

Cosa significa

Significa rispettare l’istinto, proteggere il cucciolo nel modo più semplice e naturale: tenendolo accanto finchè è piccino. Sentire il contatto col genitore è ciò che fa sentire meglio il bebè, calmandolo e rassicurandolo. Significa anche non avere paura di restare sintonizzati sulla sua frequenza emotiva, riconoscendo anzichè negando le sue emozioni e aiutandolo a viverle ed esprimerle senza paura. Vuol dire capire il bambino, i suoi tempi, senza pretendere qualcosa che non ci può ancora dare. Adeguare la nostra vita alle sue esigenze, perchè abbiamo deciso noi di metterlo al mondo ed ora lui o lei hanno bisogno di capire a poco, a poco quello che li circonda con i loro tempi.

Vivere una genitoralità dolce è prima di tutto un lavoro su se stesse

Genitorialità dolce vuol dire rispettare il bambino, proteggerlo. Sta nell’avere sensibilità verso la sua personalità e aiutarlo a crescere diventando chi è veramente senza stravolgerlo a nostra immagine e somiglianza, significa accettarlo e amarlo nella differenza.

Significa capire che ciò che fa un bambino dipende quasi al 100 da qualcosa che abbiamo fatto noi. Educare lui vuol dire monitorare il nostro comportamento.

  • quando vogliamo che resti fermo e in silenzio per troppo tempo in una situazione inadatta alla sua età
  • se non abbiamo cura di prevedere come potrebbe reagire di fronte a determinate situazioni
  • quando non calcoliamo che qualcosa che è avvenuto durante la giornata può averlo turbato
  • se siamo troppo presi dalle nostre emozioni per capire che anche i piccoli hanno le loro e che se è difficile per noi gestire quel che sentiamo, figuriamoci per loro
  • quando pretendiamo comportamenti che prevedono una maturità che va più in là del suo momento evolutivo

Genitorialità dolce è essere sintonizzati con le emozioni del bambino, rispettarlo e aiutarlo a crescere riconoscendolo per come è nel suo originale movimento psicoespressivo in formazione.

Grazie bambini e grazie maestra!

Grazie bambini e grazie maestra!

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Il potere benefico dei ricordi da conservare

Il potere benefico dei ricordi da conservare

Oggi ti voglio parlare del potere benefico dei ricordi da conservare. Per farlo userò i versi di una poetessa che amo molto, si chiama Alessandra Racca, conosciuta anche come Signora dei calzini. Come ho già fatto quando ho parlato di altre poesie spunto per esprimere […]

Il sonno dei bambini

Il sonno dei bambini

Il sonno dei bambini è diverso da quello dei grandi

Il sonno nei bambini è differente da quello degli adulti, sfortunatamente per quest’ultimi.

Così, tranne rari casi molto fortunati, i neogenitori vedono sfumare nel passato le loro serene notti di sonno, notti in cui erano loro a decidere quando addormentarsi e quando risvegliarsi.

I piccini possono fare fatica a prendere sonno e avere più risvegli durante la notte.

Addormentamento e risvegli

L’addormentamento è un momento particolare. E’, in fine dei conti, una separazione, un momento in cui dal mondo della veglia si fa il salto tra le braccia di morfeo, si chiudono gli occhi si smette in qualche modo di “stare con” la mamma, il papà, i nonni e si scivola in un mondo sconosciuto, tutto questo può provocare ansia.

Un momento in cui la vicinanza della mamma e/o del papà è necessaria a rassicurare e permettere il rilassamento necessario ad un addormentamento sereno.

Un bimbo, proprio perchè il sonno fa sentir strani, perchè mette in ansia, può piangere, anche molto.

Un bimbo ha bisogno di essere accompagnato nel sonno con dolcezza ansia, può piangere, anche molto. Un bimbo che piange ha bisogno e diritto di essere consolato. Sempre.

Nocive quelle “metodologie” che prevedono di abbandonare il bambino a se stesso, vale a dire di lasciarlo piangere. Questa pratica comunica al bambino che quando lui ha bisogno dei suoi genitori questi non sono a sua disposizione, lasciandolo in una condizione di insicurezza. Certo alla fine si addormenterà stremato e disperato, che certo è il contrario di accompagnare il piccolo in un sereno addormentamento.

 

Cosa si può fare?

Non esistono ricette magiche uguali per tutti. Ogni bambino è diverso, come diversi sono i suoi genitori. Alcune persone sono per natura portate a dormire più ore, altre sono più reattive e ansiose e fanno fatica ad addormentarsi e dormono meno. Lo stesso succede con i bambini. Pensiamo a quanto è difficile per noi gestire le difficoltà con il sonno e immaginiamo quanto può esserlo per i bambini.

Ciascuno a poco a poco trova il suo rito per la nanna: una favola, una canzoncina, essere cullato, bere una camomilla, essere accarezzato nel letto.

Per tutte le mamme che come me hanno visto sfumare molte ore di sonno, ecco una filastrocca:

NINNAMAMMA

Filastrocca della notte

Già si chiudono le porte

Delle stanze dei bambini

Con indosso i pigiamini

Al calduccio nel lettino

Fanno un dolce sonnellino.

Dopo un poco s’avvicina

Quatta, quatta una fatina

Ti rimbocca le coperte

Mette in ordine il cuscino

Se ci son le tende aperte

Le richiude un pochettino

“Ma chi è questa fatina?”

Già si chiede una bambina,

canta a te la ninnananna

questa fata è la tua mamma!

Ci immagino un po’ fatine in questa filastrocca perché quando un bimbo ci fa perdere parecchie ore di sonno ci vuole una pazienza magica. Proviamo a guardarla in prospettiva, sarà così piccino per pochissimo tempo, è importante modellare un po’ la nostra vita sulle sopravvenute esigenze e non essere troppo esigenti con noi stesse.

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Come sconfiggere l’ansia.

Come sconfiggere l’ansia.

Spesso leggo articoli, post e domande su come sconfiggere l’ansia.

Già ti ho parlato di cosa sia uno stato d’ansia e alcuni rimedi da mettere campo per abbassare il livello di agitazione, tuttavia è la frase in sé che mi fa riflettere: come sconfiggere l’ansia. Ora ti spiego perché.

Come sconfiggere l’ansia?

Detta così mi suona male. Sconfiggere è un’azione da attuarsi verso un nemico.  È vero che l’ansia è scomoda, è un disagio, ci fa stare male, ma anche male sul serio anche fisicamente. Tuttavia, considerarla il nemico da sconfiggere non è il centro del problema.

Pensare a come sconfiggere l’ansia è solo uno spostamento.

A cosa serve l’ansia?

L’ansia è un campanello d’allarme.

Cercheresti mai di “sconfiggere” l’allarme antincendio?

Certo non possiamo impazzire con il rumore, va abbassato, ma poi bisogna fare un’analisi della situazione e prendere l’estintore o chiamare soccorsi per restare nell’esempio del fuoco ad esempio.

Fare un’analisi della situazione e semmai chiamare “i soccorsi”

Ecco questa mi sembra una modalità molto più funzionale. Così come non ti occuperesti di accanirti a sconfiggere un campanello che suona, ma solo a spegnerlo sul momento per non impazzire col suono troppo forte, per poi occuparti del motivo per cui il campanello sta suonando. Allo stesso modo devi agire nei confronti dell’ansia.

Prima di tutto abbassare il livello di allarme. Ci sono molti metodi per farlo. È un primo tamponamento non una soluzione, ma serve a ristabilire la calma necessaria ad affrontare la situazione.

Il nostro cervello ha bisogno di stare all’opera. I pensieri che abbiamo elaborato più spesso sono quelli che con più facilità ci tornano in mente. Compresi quelli che provocano agitazione e disagio. Possiamo tamponare l’allarme che ci procurano con adeguati metodi di distrazione di cui ti ho parlato nel post sui rimedi per l’ansia prima parte e seconda parte.

Una volta fermato il suono dell’allarme, bisogna occuparsi della causa non di sconfiggere il campanello.

Perché suona l’allarme?

Spento l’allarme dovrai capire per quale motivo suonava.

L’ansia non arriva per caso. Corpo e mente alleati come sempre sono, o dovrebbero essere, danno un segnale di pericolo. Vuol dire che c’è qualcosa che non va bene.

Qualche elemento della tua esistenza non ti fa stare bene. L’ansia è lì per spingerti al cambiamento.

Ascolta la tua ansia.

Da carnefice ad aiutante. L’ansia lavora per te, per farti capire che così non va e ci sta da cambiare qualcosa nella tua vita.

Sì ma cosa?

Così come nel caso del fuoco, se riesci attraverso un’analisi della situazione a renderti conto che basterà l’estintore e che tu sai utilizzarlo, avrai rimosso il problema, altrimenti dovrai chiamare soccorsi.

Lo stesso vale per l’ansia. Se riesci a capire cos’è che ti fa stare male e cosa devi fare per stare meglio, allora avrai risolto la situazione. Altrimenti sarà utile chiedere aiuto. Se hai bisogno di me sono qui per aiutarti.

 

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