blog

Giornata dell’autismo

Giornata dell’autismo

Per ricordare la giornata dedicata alla sensibilizzazione verso la condizione esistenziale dell’autismo, che sarà il prossimo 2 aprile, ti voglio raccontare qualcosa della mia esperienza di lavoro come terapista durato per quasi 10 anni, tra il 2005 e il 2017. L’importanza della relazione A un […]

Accogliere, lasciare andare

Accogliere, lasciare andare

“Se i genitori non accettano la propria morte, i figli non potranno entrare nella vita” (Erik Erikson) Questa frase mi fa pensare alla frase “Accogliere vuol dire fare spazio”, cui ho dedicato una riflessione qualche tempo fa inerente la fase evolutiva dell’arrivo dei figli. Una […]

Come inventare una fiaba –  terza parte

Come inventare una fiaba – terza parte

Un’altra strada che ti suggerisce come inventare una fiaba, se di fronte ad una pagina tutta bianca non riesci ad iniziare, è scegliere tra tante favole, o anche da storie che puoi trovare su una rivista, quindi storie anche vere, e prenderne l’inizio.

Come inventare una fiaba? Parti da un incipit

Alcune righe, questa è una scelta libera, cinque, dieci, metà del racconto, siamo liberi di decidere in che punto desideriamo intervenire per andare avanti da soli, innovando il finale di una storia, favolando in libertà e sorretti dalla guida degli elementi presenti nel racconto scelto, che ci fa da inizio e spunto per continuare a modo nostro.

Qualche anno fa con una mia amica ci siamo divertite a riscrivere la parte finale, e in determinati casi anche la parte iniziale, di fiabe molto famose, è stato un’esperienza molto divertente. La bella addormentata era diventata una donna in preda all’insonnia che non riusciva a prender sonno, mentre la piccola fiammiferaia si era riscattata dando vita ad una azienda produttrice di caldaie! Basta liberare la fantasia per percorrere vie infinite.

Una fiaba per parlare di te o per comunicare un tema difficile a un bambino?

Questo modo di pensare le storie, partendo da spunti, da inizi, da storie note, può servire molto per avviare la scrittura se lo scopo è parlare di sé, conoscersi meglio attraverso i propri scritti.

Potremmo giovarci di un aiuto un po’ diverso se il nostro scopo è parlare di un tema specifico a qualcuno, che nella maggior parte dei casi magari sarà un bambino, ma non è detto che sia sempre così. In questo secondo caso, si può procedere seguendo due vie. Una da autore e una da lettore.

Come autore

Scegliendo la via da autori possiamo partire con la mente alla ricerca di un modo appropriato per favolare un argomento e scriverlo per poi narrarlo. Oppure, possiamo scegliere di far parlare per noi una favola che già esiste, molte sono le storie che sono già nate in un libro, possiamo scegliere quella che fa al caso nostro e servircene per parlare del nostro argomento difficile.

Nel caso in cui scegliessimo di voler esser autori della storia per parlare di un tema difficile, può esser utile usare il gioco del “Se fosse..” e le già citate funzioni di Propp.

Il gioco del Se fosse

Il “Se fosse” è un gioco che andava di moda qualche tempo fa, era utilizzato anche in una nota trasmissione TV. Il gioco consiste nel pensare una persona e poi nel rispondere alle domande che possono essere le più varie, ad es. Se fosse un animale? O un luogo? Se fosse un colore? Una cosa da mangiare? E così via. Questo gioco si può adattare alla favolazione di un argomento per poi narrarlo, appunto, attraverso una fiaba.

Come si fa?

Trovo, per personale esperienza, ma non è una regola, perché la fantasia gode della più ampia libertà, che i seguenti due “Se fosse”: “Se fosse un animale o un oggetto?” e “Se fosse un’azione?” siano molto utili per avviare una storia, il primo ci darà il soggetto su cui elaborare la nostra storia, partire, invece, col secondo “Se fosse” da uno spunto importante sul cosa far succedere nella storia.

Un esempio

Ad es. voglio parlare di un tema importante, ma un po’ difficile come la “diversità”. Inizio a chiedermi i miei “Se fosse”. Posso partire, chiedendomi cosa sarebbe se fosse un animale: potrebbe essere un gattino blu, perché? Forse perché il gattino è normalmente di un altro colore, o perché non può passare inosservato, proprio come una persona diversa che attira la nostra attenzione. Dopodiché, passo a decidere quali vicende vivrà il mio gattino blu, quali ostacoli potrà incontrare, come li risolverà, da chi potrebbe ricevere aiuto, ricorrendo magari alle funzioni di Propp[1].

[1]
Morfologia della fiaba. V. Propp

 

Per avere altri spunti su Come inventare una fiaba, leggi la prima e la seconda puntata sul tema.

Come inventare una fiaba – seconda parte

Come inventare una fiaba – seconda parte

Un’altra tecnica che risponde alla questione come inventare una fiaba è procedere rispondendo a delle domande. Sentiero delle domande per una storia Questa modalità può aiutare e far sentire protetto dal sentiero segnato dalla domande alcuni, mentre potrebbe risultare troppo vincolante per altri. Il bello […]

Come inventare una fiaba – prima parte

Come inventare una fiaba – prima parte

Oggi ti vorrei dare alcuni suggerimenti su come inventare una fiaba. Ti ho più volte parlato del valore del raccontare fiabe come anche dell’inventare fiabe proprie. Se ti senti in difficoltà nel provare a creare un racconto, oggi provo ad aiutarti. Ingredienti Affinché una qualunque […]

Fiabe di gatti nella giornata del gatto

Fiabe di gatti nella giornata del gatto

Oggi 17 febbraio è la giornata del gatto.

Una giornata dedicata al felino che fa parte delle nostre vite, amatissimo da molti, coccoloso, sinuoso, buffo, affascinante e chi più ne ha più ne metta.

Amo i gatti sin da bambina, forse per questo motivo i protagonisti delle mie storie sono spesso proprio i gatti.

Fiabe di gatti nella giornata del gatto

Ti riporto due delle mie fiabe che hanno i gatti per protagonisti per celebrarli nel giorno loro dedicato.

Il gattino Blu

Nella famiglia Miao ci sono mamma gatta, papà gatto e i figli micetti: Flit, bianco come la mamma e Birba grigio come il papà, Nana un po’ bianca e un po’ grigia, e poi c’è Blu che è, appunto, di colore blu.
Un gatto tutto blu, bisogna dirlo, nessuno se lo aspettava e, per aggiungere strano allo strano, il suo essere blu lo rende particolare. Essere blu per un gattino fa proprio una gran differenza.
Blu vede il mondo in modo diverso dagli altri gatti. A volte, mentre i suoi fratellini giocano, Blu sembra non far caso a loro, pare assorto nei suoi pensieri, irraggiungibile. Altre volte i loro miagolii gioiosi diventano assordanti e lui deve correre a nascondersi dentro la cesta, sotto un mucchio di cuscini.
Tutti devono fare un grande sforzo per capire Blu ma, con un po’ di impegno…

Una storia illustrata per avvicinare i piccoli lettori al mondo dell’autismo.

Con illustrazioni di Adriana Iannucci

Ebook edito da La Medusa

A questo link puoi ascoltare la fiaba letta da Isabella Vendrame

 

 

Il gattino viola

C’era un gattino che per via del suo colore era molto diverso dagli altri. Spiccava in mezzo ai gattini neri, banchi, grigi, rossicci e marroncini. Era viola.

Desiderava però più di tutto essere come gli altri e per questo decise un giorno di affrontare un lungo viaggio. Voleva attraversare il bosco per andare fino al castello della maga Baralissa, che sapeva cambiare colore alle cose.

Affrontò così il lungo percorso, facendo nel bosco amicizia con tanti animali, che si sorprendevano del suo colore, riconoscendone l’unicità, e che lo aiutarono accompagnandolo nel cammino di giorno e ospitandolo nelle loro tane a riposare durante le notti.

Un bel giorno il gattino viola arrivò davanti al castello di Baralissa…

Il “Gattino viola” parla dell’importanza di accettare un qualcosa che ci differenzia dagli altri, ma proprio per questo ci rende unici e speciali.

Questa fiaba fa parte del libro: Come dire ai bambini che essere se stessi è la cosa più importante

Come ristabilire la comunicazione nella relazione di coppia

Come ristabilire la comunicazione nella relazione di coppia

Oggi ti parlo di come ristabilire la comunicazione nella relazione di coppia. Parlare è importante. Ci si scambiano informazioni, emozioni, opinioni e molto altro. Ci aiuta a conoscere gli altri, a conoscere meglio noi stessi. Parlare a volte diventa difficile. Quando la comunicazione entra in […]

Fanciulla senza mani

Fanciulla senza mani

Oggi voglio condividere in un post alcune riflessioni che ho inviato tempo fa in una favolettera, perché sono per me particolarmente importanti, riguardano una fiaba che si conosce meno rispetto alle super famose, è “La fanciulla senza mani”. LA FIABA IN BREVE Te la dico […]

Perché inventare fiabe?

Perché inventare fiabe?

Oggi ti voglio parlare del perché è importante inventare fiabe e in cosa può esserti di aiuto.

Usi delle fiabe

Insegnare

Si perde nel tempo l’uso delle favole e delle storie che si servon di metafore, intrecci che impastano emozioni e insegnamenti per regalarli al tempo che le tramuta in tesoro per i posteri.

Le favole hanno avuto e hanno ancora innumerevoli usi.

Nate, secoli orsono per veicolare insegnamenti, continuano la loro opera in questo senso.

Anche oggi molte fiabe esistono e possono essere utilizzate proprio per insegnare qualcosa.

Le favole comunicano alternative sane e positive per risolvere problemi.

Comunicare emozioni

Possono aiutare a capire le emozioni, attraverso l’uso di metafore appropriate, ad esempio la rabbia raccontata da un vulcano che esplode[1].

Le fiabe sono validi aiutanti nell’introdurre argomenti spinosi, che facciamo fatica a trattare, magari soprattutto con i bambini[2].

Per la psicologia la favola, sia da scrivere che da leggere, è strumento utile, può aiutare ad elaborare eventi o comportamenti, a capire di più se stessi. Per i bambini ne è stato anche elaborato un apposito test proiettivo[3].

La favola ha il potere importante di avvicinare emotivamente chi legge e chi ascolta, così può essere un buon canale di scambio tra genitori e figli[4].

L’uso di favole è molto utile anche a scuola, dove aiuta a veicolare un contenuto da insegnare per renderlo più interessante ed emotivamente coinvolgente[5].

La favola, scriverne soprattutto, aiuta a conoscere meglio se stessi. A far venir fuori temi importanti della nostra vita, che magari facciamo fatica a contattare.

“In senso generale creare con le parole è mezzo per adempiere all’istinto creativo che ci rende più evoluti e ci ricongiunge all’infinito”[6].

Inventare fiabe

Nell’inventare fiabe, senza saperlo racchiuderai nelle parole qualcosa di te e rileggendoti potrai attingere ad un’emozione, un pensiero che prima tenevi nascosto perfino a te stesso.

Questo è motivo per cui favolare è importante e, forse, dopo che si è iniziato a farlo, irrinunciabile. Aiuta a conoscere se stessi. A capire come veramente siamo. Chi veramente siamo. Aiuta a portare alla luce anche i lati e gli eventi più oscuri che ci appartengono.

Favolare qualcosa, raccontare mettendo in favola, ci aiuta così, per il tempo che ci serve a dire quel che altrimenti non usciva da nostro animo, rimanendo una sofferenza celata dentro.

Al contrario, anche se nelle sembianze di una favola può così venir fuori. Sarà poi possibile, al momento giusto, in cui si diventa pronti per farlo, liberare dalla metafora della fiaba, quell’evento, argomento, caratteristica personale che prima non eravamo pronti a vedere e dire così com’è.

 

Le fiabe sono “roba da bambini”?

Qualche volta i grandi pensano che le favole appartengano solo ai bambini. Tuttavia, sono, forse, proprio loro quelle persone che ne hanno più bisogno di tutti, più dei piccini cui ne attribuiscono la proprietà assoluta.

Sono magari quelle persone alle quali la vita ha messo nella valigia del viaggio delle grosse prove da superare, persone che potrebbero forse alleviare un poco l’elaborazione di qualcuna delle loro dure esperienze proprio attraverso la favolazione.

Non è vero poi che le favole siano da sempre appannaggio dei più piccoli[7], lo sono diventate di recente, in un momento sociale in cui, forse, il tempo necessario alla favola, il mondo fantasioso del possibile in cui prende vita, si ritiene lontano dalla veloce società concreta e razionale in cui nuotano, spesso affannate, le persone adulte.

Tuttavia, se a volte si prova a scrivere, anche senza troppa convinzione, anche sentendosi un po’ l’adulto che fa cose da bambino, in ogni caso si inizia una storia, la narrazione prende in qualche modo il via e, protetti dalla metafora che abbiamo scelto, raccontiamo ancora non sappiamo neanche noi cosa.

Dopo, arriva un momento, più tardi, ore, giorni mesi, ciascuno ha un tempo suo, in cui, rileggendoci, capiamo improvvisamente cosa la nostra anima è riuscita a farci dire con quel racconto e, lentamente, qualcosa che non osavamo dire a noi stessi è venuto alla luce.

Questa è la magia della favolazione. La possibilità per l’anima, o se preferiamo essere più scientifici per la parte più inconsapevole di noi, di dire quello che non si riesce a dire neppure a se stessi.

Possiamo ritrovare nel racconto qualcosa che ci è successo, un lato del nostro carattere, un desiderio che non avevamo ancora osato confessare.

Ovviamente, in situazioni di particolare difficoltà, con esperienze molto dolorose può essere necessario l’aiuto di un terapeuta per “decifrare” ed elaborare meglio le nostre storie più importanti e ciò che rappresentano nella vita dell’autore.

Comunicare con le fiabe

Altro motivo per il quale favolare è utile e importante è perché ci permette di comunicare agli altri qualcosa che è difficile dire così com’è. Ad esempio, per parlare di temi difficili ai bambini, anche se l’esperienza mi ha insegnato che usar la narrazione favolata coi piccoli è cosa gradita anche se l’argomento non è dei più complicati.

Passare una comunicazione attraverso il corridoio della favola lo fa arrivare più bello e buono, ripieno della dolcezza che mettiamo nella narrazione, della bellezza della storia che possiamo usare, delle emozioni che accompagnano la storia stessa.

Anche in questo caso la distanza di sicurezza psicologica, regalata dalla metafora della narrazione favolata, permette di dire anche un qualcosa che spaventa o ha fatto star male in qualche modo.

Tacerlo farebbe male al cuore, ma anche parlarne senza la protezione della fiaba.

Favolare può davvero alleggerirci da un peso. Con un gioco di parole possiamo dire che “favolare fa volare” più di quanto non si immagini.

 

Ho scritto fiabe che possono esserti di aiuto per affrontare temi difficili con i bambini

 

Elenco dei testi citati:

[1] Ho un vulcano nella pancia. Come aiutare i bambini ad affrontare la rabbia di Eliane Whitehouse, Warwick Pudney 1999.

[2] Raccontare storie aiuta i bambini di Margot Sunderland, 2004

[3] Il metodo delle storie da completare di Louisa Düss 1957

[4] Me lo leggi? Racconti, fiabe e filastrocche per un dialogo d’amore con il nostro bambino di Giorgia Cozza 2012

[5] Fiabe e racconti per imparare di Carlo Scataglini 2002

[6] Parole come stelle di R.Tiziana Bruno 2013

[7] R.T.Bruno op. cit.

Favolazione

Favolazione

Cos’è la favolazione? Favolazione è una parola di confine dal significato intuitivo: mettere in favola, raccontar a mo’ di favola, eppure nel dizionario non si trova. Esiste ma non esiste, come il “kam ma kam” delle fiabe arabe, c’era eppure non c’era, che è un po’ […]