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Cosa vogliono dirci le fiabe?

Cosa vogliono dirci le fiabe?

Avete presente il lieto fine? “E vissero per sempre felici e contenti”. Cosa vogliono dirci le fiabe? Da anni leggo e studio le fiabe, i loro significati. A COSA SERVONO LE FIABE Le fiabe possono aiutare a comunicare temi delicati o complessi. Aiutano a capire 

Primi passi – un viaggio di consapevolezza – l’importanza di una sana narrazione di sé

Primi passi – un viaggio di consapevolezza – l’importanza di una sana narrazione di sé

Una volta iniziato il viaggio in questo mondo, una delle prime tappe è sicuramente iniziare a compiere delle azioni, o meglio, ancora prima, cercare di capire quali azioni possiamo compiere. Ci troviamo davanti a tantissime possibilità ma non tutto sarà alla nostra portata. Questo è 

TAPPA INIZIALE – IL MATTO – L’EROE AI SUOI INIZI – IL C’ERA UNA VOLTA

TAPPA INIZIALE – IL MATTO – L’EROE AI SUOI INIZI – IL C’ERA UNA VOLTA

Ho iniziato a pensare alla vita in maniera diversa negli ultimi tempi. M’appare sempre più chiaro quanto le storie siano veicolo di comprensione e di crescita.

Ciascuno di noi compie un viaggio in questo mondo. Un viaggio iniziatico paragonabile alle parti di un racconto, alle fasi di una fiaba.

Da zero.

Partiamo da zero. Veniamo al mondo.

Nasciamo alquanto privi di una coscienza di noi stessi. Chissà cosa e come pensa un bambino molto piccolo, di pochi giorni, di poche settimane. Possiamo fare studi, osservazioni, indagini empiriche, ma entrare davvero nei pensieri, ricordi, emozioni, sogni di un neonato o di un lattante è vicenda complessa.

Ricordi? Ma come si fa a parlare di ricordi se stiamo parlando di un neonato? Beh, chissà quali sono i “ricordi della pancia”. Sono certa che una memoria ce l’abbiamo anche se difficile da indagare e persa nel tempo, qualcosa imprime, anche in modo importante. Le emozioni i vissuti materni le condizioni ambientali e fisiche iscrivono qualcosa anche nel corpo del nascituro. Tutto è fatto di chimica ed elettricità, tutto ci colpisce e ci cambia, mamma e figlio sono un entanglement e la reciproca influenza, nel bene e nel male, non si perde.

Sono necessari tanti giorni, tanti movimenti, tante sensazioni, tante esperienze per prendere coscienza di sé, prima nel corpo e poi nella mente. Si impara a piccolissimi passi che si è un qualcosa di diverso e di diviso dal corpo della mamma. Esperienze complesse e naturali che facciamo quando ancora non possiamo raccontare.

Il racconto, la narrazione di sé, arriveranno molto più tardi. Quel modo con cui ciascuno vive e si descrive il mondo costruendo dentro di sé la propria soggettiva visione e il proprio unico vissuto della realtà percepita. Una monade in mezzo a tante monadi.

Intanto il neonato inizia la sua vita propria, separata dal corpo materno ma inizialmente così precocemente ad esso legata. Si dividerà sempre di più, si individuerà sempre di più. Ci vorranno anni.

Il viaggio ha inizio.

Quando il viaggio di consapevolezza di sé ha inizio, superfluo forse a dirsi, la consapevolezza non c’è. Partiamo da un’assenza di coscienza e incominciamo a costruirla piano, piano. Sulle prime, come detto, fatichiamo persino per imparare a capire che esistiamo come entità separate dal corpo materno. Tutto è naturale tappa evolutiva, ma mai banale.

Penso al “C’era una volta”. È la contestualizzazione inziale del tutto vaga e ambigua delle fiabe. Prima di cominciare un viaggio di consapevolezza non sappiamo bene dove ci troviamo. Prendere coscienza di sé porta con sé grandi compiti: capire “Chi siamo”, comprenderlo ci aiuta a capire da dove veniamo e dove vogliamo dirigerci con la nostra esistenza. “C’era una volta” è una collocazione vaga. C’è un qualcosa ma non si sa bene quando.

Ricordo anche il “Kam ma kam” delle fiabe arabe che vuol dire “C’era ma non c’era”. Quando non sappiamo chi siamo, esistiamo e non esistiamo, ci siamo quasi senza esserci del tutto. Viviamo come addormentati quando ancora non abbiamo acceso la nostra consapevolezza di noi stessi.

Penso alla figura iniziale degli arcani maggiori: Il matto. Costui non ha coscienza di sé. È “fuori” dalla pienezza della vita. Deve compiere un viaggio iniziatico, un percorso di conoscenza. Nella sua mancanza di coscienza però parte. È spinto a partire. Nell’immagine che lo rappresenta forse lo spinge un animale, un qualcosa che potremmo ritenere puro istinto.

Per partire si deve vincere la difficoltà iniziale. Questo vale ad ogni età, ad ogni fase del percorso.

L’eroe è chiamato all’avventura. Lungo il percorso incontrerà difficoltà, prove da superare. Tuttavia, la prima prova da vincere è proprio quella iniziale del mettersi in cammino.

Una lettura molto bella dei tarocchi come viaggio iniziatico è quella di Corinne Morel con “I tarocchi psicologici. Uno straordinario strumento per la conoscenza di sé”

Ogni arcano porta nei suoi simboli una tappa del percorso di individuazione e di coscienza prima di se stessi e poi del Tutto di cui siamo parte.

Il matto è il viandante alla ricerca della propria identità che incomincia il viaggio di consapevolezza.

Possono essere buoni compagni di viaggio testi che riguardano in qualche modo la narrazione del percorso di apprendimento e assunzione di consapevolezza:

Morfologia della fiaba di Propp

Donne che corrono coi lupi di C.P. Estes

La via dei tarocchi di Jodorowsky

Tuttavia più di tutto aiutano le storie. Storie che per qualche motivo sincronico entrano nelle nostre vite in momenti specifici, che leggendo ci colpiscono per qualche motivo o che ci rimangono dentro a lungo prima di destarsi e farci avere il loro insegnamento. Leggiamo e ascoltiamo storie. Sono grandi maestre di vita.

Un’attività sempre utile alla consapevolezza è la scrittura, in questo caso ti invito a dedicarti ad un esercizio particolare che sto amando molto: il journaling poetico con i tarocchi

Ho provato a scrivere alcuni versi lasciandomi ispirare prorpio dalla carta numero zero: Il matto

 

Journaling poetico con i tarocchi

Journaling poetico con i tarocchi

Ho partecipato ad un’iniziativa carina incontrata sul social dei fotogrammi istantanei  :o) Manuela Angelini, una lettrice di tarocchi, invitava ad iscriversi ad un breve percorso fatto di alcune lettere elettroniche, ognuna delle quali portava una riflessione sui tarocchi. Alcune delle proposte riguardavano attività volte a 

Esercizio di poesiaterapia per pensieri buoni cui aggrapparsi

Esercizio di poesiaterapia per pensieri buoni cui aggrapparsi

Oggi ti condivido una poesia bellissima di Chandra Livia Candiani, dal libro “La domanda della sete” edito da  Einaudi, nel 2020: Credo nel profumo del gelsomino che sale al primo piano e mi ricorda. Credo nelle foglie della sòfora che stanno per raggiungere la mia 

Consigli a me stessa

Consigli a me stessa

Torno a condividere consigli scritti e disegnati dedicati a me stessa, spero possano tornare utili anche per te come spunti di riflessione…


SCOPRI I TUOI COLORI INTERIORI

Assumere consapevolezza di sé. Scoprire le proprie caratteristiche. Capire la propria motivazione interiore.Conoscersi è passo necessario a prendersi cura del proprio benessere.

 

 

 

 


LASCIA FIORIRE IL TUO CUORE

Ascoltati. Senza interferenze. Poni attenzione solo al cuore. Pare proprio che non sbagli mai. Riesci a farlo?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OGNI MATTINA QUANDO IL SOLE SORGE TU COMINCIA A SPLENDERE

Quanto splendore abbiamo dentro? Cacciamolo fuori!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

USA L’ARCOBALENO CHE HAI DENTRO

Ciascuno è potenzialmente resiliente e la vita prima o poi ti trascina in un temporale, per cui: usa l’arcobaleno che hai dentro!

 

 

 

 

 

 

 

PIOVERÀ MA POI TORNERÀ IL SOLE

Anche dopo la più buia e pericolosa tempesta, torna a splendere il sole. Così è la vita. Dopo un grande dolore, una sfida difficile, un lungo periodo di fatica, possiamo tornare a splendere da dentro. Trovando un nuovo senso al tutto, perché davvero ogni fine diventa, in qualche modo, un nuovo inizio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


È L’ULTIMO PETALO TI AMI?

non c’è altro tempo da aspettare per capire che la prima cosa da fare è amare sé stessi.

Come l’ultimo petalo della margherita. Sta a te la decisione adesso: ti ami?

 

 

 

 

 

 

 

SII COLORATA

Esistono molti tipi di colori, quelli che vedi fuori nel mondo attorno e i tuoi colori interiori: emozioni, idee, intuizioni…

Ti auguro di sentirti colorata, soprattutto interiormente!

 

 

 

 

 

 

 

LA CREATIVITÀ È UNA CHIAVE CHE APRE LA MENTE

Un elemento importantissimo per la nostra vita: la creatività. Ci permette di mutare atteggiamento, andare oltre i nostri limiti, creare soluzioni nuove, attivare cambiamenti desiderati, evolvere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NON CREDERAI MICA CHE LE BUONE IDEE VENGANO DAL CERVELLO

È dal cuore che arrivano le migliori scintille creative. Solo se ci connettiamo nel profondo con noi stesse come veramente siamo, saremo in grado di realizzare il nostro scopo nella vita.

 

Donne e Fiabe – Jessica e Bella

Donne e Fiabe – Jessica e Bella

Torno a parlare di donne e fiabe. Lo faccio, come ho già scritto nel post di Silvia e Alice, con la consapevolezza che ogni storia di vita sia proprio come una fiaba, tracci un percorso evolutivo, prove da superare, magari tanti lieto fine intermedi che 

Significato dalla fiaba La Bella e la Bestia

Significato dalla fiaba La Bella e la Bestia

Oggi voglio parlarti del significato della fiaba La bella e la Bestia. LA STORIA Scritta per alcune fonti da Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve e pubblicata nel 1740, per altri attribuibile invece a Giovanni Francesco Straparola nel 1550. La storia narra di un commerciante padre 

3 emozioni di base molto sentite in questo ultimo anno: tristezza, rabbia e paura

3 emozioni di base molto sentite in questo ultimo anno: tristezza, rabbia e paura

Oggi voglio parlarti di 3 emozioni di base molto sentite in questo ultimo anno: tristezza, rabbia e paura.

LA TRISTEZZA

La prima emozione base di cui voglio parlare è la tristezza. La tristezza è intesa come il sentirsi soli. Tuttavia, va sottolineato che esiste una condizione di solitudine positiva, che è il tempo che passiamo da soli con noi stessi in cui ci sentiamo bene.

Star bene con se stessi, passare del tempo da soli è positivo.

Tuttavia, sentirsi soli come vissuto di abbandono è invece una sensazione assai poco gradevole che proviamo nella vita sin da piccolissimi. Il normale “sfogo” della tristezza è il pianto. Quando riusciamo a dar voce ad una emozione, riusciamo a ristabilire una sorta di equilibrio, poiché riusciamo a rilassarci e non rimanere con un eccessivo carico di stress.

Sentirsi soli, anche al di là del tempo buono da passar con se stessi è comunque un’emozione che porta risultati positivi per l’umanità, poiché è grazie al bisogno dell’altro che stringiamo relazioni, cerchiamo un partner, intessiamo la rete sociale in cui viviamo.

Ogni emozione ha la sua importanza, nessuna ha un valore negativo di per sé.

Negativo è non lasciar fluire le emozioni, non averne consapevolezza.

Nelle associazioni della teoria delle cinque fasi della medicina tradizionale cinese l’emozione della tristezza viene collegata a polmoni, grosso intestino e alla pelle. Tutto quanto manifestiamo in queste aree, ha come correlato emotivo la tristezza. Trovo molto interessanti questi aspetti di manifestazione nel corpo.

LA RABBIA

Non esprimere le emozioni dunque diventa davvero nocivo, anche un’emozione come la rabbia, verso cui esistono forse ancora più pregiudizi che verso la tristezza, ha la sua grande importanza e non è negativa di per sé.

La rabbia è un grosso motore. Temporalmente collegata alla primavera, quindi alla rinascita, è la forza di dar vita a qualcosa di nuovo. Un’energia propulsiva che ci spinge all’azione, al fare, al crescere, al costruire nuove cose, è quella che ci manda avanti nella vita ed è l’emozione che sentiamo quando qualcosa ci ostacola o qualcuno ci manca di rispetto, impedendoci di progredire. Ascoltarla è molto importante.

Ciò che proviamo dovrebbe aiutarci a ristabilire un equilibrio, a riaffermare noi stessi. Le “voci” naturali dalla rabbia sono l’urlo e il movimento. Basta pensare ad una persona arrabbiata, o, meglio ancora, ad un bambino piccolo arrabbiato per rendersene conto. Si agiterà, pesterà i piedi, urlerà. Bene, sta sfogando la sua rabbia in maniera sana.

La rabbia è un’emozione veloce, sale su da dentro, ci fa scoppiare! Come immagine possiamo pensare ad un vulcano, ma non per questo deve farci paura.

La difficoltà grande è trovare una via equilibrata nello sfogo della rabbia. Da un lato dar voce all’emozione che ci “ribolle” dentro senza reprimerla, dall’altro tener conto del contesto, delle “regole sociali” e di aspetti affettivi. Possiamo trovarci in una situazione in cui non possiamo gridare, oppure abbiamo remora di far del male a qualcuno che amiamo manifestando la nostra rabbia.

Troppo spesso la rabbia viene confusa con la violenza, o meglio troppo spesso si esprime la propria rabbia in maniera offensiva o finanche violenta verso le persone. Questo sicuramente non va bene.

La rabbia ha sicuramente la necessità di fare la sua “esplosione”, dire “sono molto arrabbiato” potrebbe proprio non bastare.

Esprimere un’emozione attraverso il linguaggio cognitivo, ossia riconoscerla, darle un nome, è molto utile, ci dona consapevolezza, ma non ci concede di “scaricare” l’energia che l’emozione ci ha fatto crescere dentro.

Tuttavia, è necessario imparare ad esprimere la rabbia adeguatamente. È giusto lanciare un urlo, si può sbattere una porta, battere un pugno su un tavolo e, perché no, a volte potremmo essere così adirati da aver necessità di rompere un oggetto. Gli oggetti si possono riacquistare, o, comunque, il danno è sicuramente limitato.

Pensiamo a chi, in palestra, prende a pugni un sacco di sabbia o un pungiball. Tutti questi comportamenti ci concedono di “scaricare” la rabbia senza ferire nessuno.

Al contrario, scagliarsi contro qualcuno, offenderlo, magari arrivare ad alzare le mani per picchiare, questi sì sono comportamenti negativi.

Inoltre, quando una situazione, una persona, qualcosa ci fa veramente arrabbiare, la scarica della rabbia è una cosa necessaria da un punto di vista psicofisico, ma, poi, dopo aver magari lanciato un poderoso urlo e aver sbattuto un oggetto sul tavolo, utile è passare ad un livello più evoluto: incanalare questa potente energia per cambiare quello che non va.

Se abbiamo ricevuto un’adeguata educazione emotiva, sapremo riconoscere e vivere la rabbia, ma senza ferire gli altri. Ancora più positivo ed evoluto capire che possiamo usare l’energia che ci regala la rabbia per dare il via ad un cambiamento, per fare qualcosa di cui sentiamo desiderio o necessità.

Nelle associazioni della teoria delle cinque fasi, la rabbia è collegata al fegato e alla vescica biliare. Tutte le disarmonie legate a queste parti del corpo hanno come correlato emotivo la rabbia.

LA PAURA

Altra emozione innata, forse quella più basilare di tutte, perché salvaguarda la sopravvivenza stessa è la paura. La paura è l’emozione che ci mette in allarme, che proviamo in situazioni pericolo e che ci fa percepire che qualcosa è pericoloso ponendoci nella classica situazione di blocco seguita da “attacco o fuga”.

Naturalmente, non vivendo più nella giungla, si tratta spessi di comportamenti culturalmente mediati, tuttavia, anche la nostra occidentale esistenza è corredata di situazioni di pericolo per la nostra vita in cui siamo costretti ad azioni di attacco o fuga.

Se ci troviamo ad attraversare la strada la frenata improvvisa di un’auto ci porta a sobbalzare per allontanarci: fuga.

Se un animale si avvicina troppo a nostro figlio ci scaglieremo contro di esso per scacciarlo o recupereremo in fretta il pargolo per allontanarci in base alle dimensioni dell’aggressore e alle nostre possibilità di intervento: ancora una volta attacco o fuga.

In senso più ampio la paura ci dà la dimensione dei nostri limiti. Ci fa percepire il pericolo e, mettendoci al riparo da ciò che è pericoloso, ci mantiene in vita.

La modalità espressiva della paura è primariamente tremare. Viene collegata, sempre dalla teoria delle cinque fasi, ai reni e alla vescica.

La paura è l’emozione di base che ci tiene in vita, percependo i pericoli e sfuggendo ad essi o affrontandoli e superandoli andiamo avanti nella vita.

Spero che queste riflessioni sulle tre emozioni che mi hanno maggiormente accompagnato in questo brutto periodo pandemico possano aiutare anche te a diventare più consapevole e ad esprimere sempre meglio quel che provi.

Esprimere meglio le proprie emozioni e capire meglio se stessi usando le fiabe aiuta i bambini.

Movimento psicoespressivo

Movimento psicoespressivo

Prima di approdare a questo sito-blog ho scritto su molti spazi virtuali, un blog che ancora esiste cui sono tuttora davvero affezionata è movimentopsicoespressivo.com Com’è nata questa idea? Nel 2009 ho frequentato un master in grafologia. La scrittura a mano mi ha sempre affascinata. Tracciare