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Libri da leggere

Libri da leggere

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Dipingere un mandala

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Oggi ti racconto perché a un certo punto della mia vita ho deciso di dipingere un mandala, poi un altro e poi un altro ancora, ancora un altro e non mi sono ancora fermata. COS’È UN MANDALA Mandala è un termine sanscrito che sta ad […]

Genitori e figli: istruzioni per l’uso

Genitori e figli: istruzioni per l’uso

Un titolo ambizioso quello di oggi, Genitori e figli: istruzioni per l’uso
e aggiungo
Sottotitolo: Del perché motivare i figli è meglio che punirli.

ATTENZIONE: Post ad alto contenuto informativo per genitori che desiderano instaurare un rapporto sereno e motivante con i propri figli tale da essere i loro ispiratori e supporter anziché i loro istitutori.

Ho scoperto il modo più fantastiglioso di porsi nei confronti dei figli per crescerli.

Excursus teorico utile a capire:

Educare, crescere, insegnare sono tre compiti cui andiamo incontro quando mettiamo al mondo un bambino. Viviamo in una società la cui organizzazione non pone i bambini al centro, non coadiuva neppure al meglio coloro che li accudiscono.

Ad un certo punto i bambini vanno a scuola, tuttavia, si tratta di un luogo deputato al sapere istituzionale, a programmi ministeriali da seguire. Il “grosso” dell’educazione di un bambino spetta al suo nucleo familiare.

Ogni mamma e ogni papà, salvo rari casi patologici, è sempre volto a fare il massimo e il meglio che può per i suoi bambini.

Questo per sottolineare che ciascun genitore affronta un compito arduo con le migliori intenzioni.

Una teoria tutt’ora applicata con successo all’insegnamento è quella cognitivo-comportamentale. L’apprendimento è determinato dalle conseguenze delle nostre azioni.

Se una risposta ad uno stimolo esterno, vale a dire un nostro comportamento in una determinata situazione, produce delle conseguenze che percepiamo come positive, o l’eliminazione di una preesistente condizione negativa, allora quel comportamento si dirà rinforzato, ciò significa che aumenteranno le probabilità di riprodurre quello stesso comportamento in futuro.

Detto in parole povere se vediamo che una certa azione ci fa stare bene perché l’ambiente ci risponde in maniera positiva, agiremo di nuovo il medesimo comportamento in futuro quando se ne presenterà l’occasione, perché abbiamo appreso che ne otteniamo qualcosa di buono.

Su questa modalità si basa ampiamente il modo di insegnare, anche tanti elementi della nostra società funzionano su questi principi.

Lavoriamo per ottenere uno stipendio.

Ci ringraziano quando porgiamo qualcosa a chi ce lo ha chiesto.

Esiste però anche l’aspetto opposto.

Se un nostro comportamento non produce effetti positivi o peggio produce l’eliminazione di effetti positivi preesistenti o peggio effetti negativi, allora quel comportamento dovrebbe essere via, via, estinto si dice tecnicamente, vale a dire che nel tempo non metteremo più in atto una certa azione se non ha prodotto per noi qualcosa di buono.

Questo se la mente umana fosse liscia e semplice potrebbe funzionare sempre al 100%. Con tutto che siamo creature complesse in genere funziona. Tuttavia c’è qualcos’altro da tenere in considerazione.

Bisogna tenere conto di una variabile determinante che potrebbe

  1.  vincere anche sul fattore conseguenze rinforzanti o meno.
  2. scontrarsi con le conseguenze imposte a un nostro comportamento e entrare in conflitto con esse procurandoci disagio a breve e/o lungo termine.

La motivazione

Questo grande motore è la MOTIVAZIONE.

La motivazione è una spinta interiore ad agire per qualcosa di cui sentiamo il bisogno. Un’approfondita analisi della motivazione è stata fatta da Maslow ormai qualche annetto fa. Negli anni ’40 infatti concepì il concetto di “gerarchia dei bisogni” enunciandolo nel suo famoso testo “Motivazione e personalità”.

Maslow suddivise in bisogni in base alla loro urgenza per gli esseri umani.

Abbiamo prima di tutto bisogno di saziare i nostri bisogni cosiddetti fisiologici: fame, sete etc.

Una volta che questo aspetto è soddisfatto la nostra attenzione andrà a un livello di bisogni superiore, definito bisogno di sicurezza e protezione, ne sono parte ad es. il bisogno di essere in salute, di sicurezza fisica, di proprietà. Dopo arriva il bisogno di appartenenza, inteso come bisogno di affetto, di indentificarsi con il proprio gruppo. Riguardano questo gruppo di bisogni l’amicizia e la famiglia.

Un gradino più su c’è il cosiddetto bisogno di stima, in cui rientra anche la stima per se stessi. Si arriva poi al vertice della piramide con il bisogno di realizzare se stessi, la propri identità.

Le motivazioni sono intese come base dello sviluppo individuale.

Nei nostri comportamenti siamo mossi dalla motivazione.

Fine excursus.

A cosa mi è servito?

Per dire che alcune modalità di porsi nei confronti dei figli non sono le più felici né per i genitori né per i figli.

Purtroppo mi rendo conto ascoltando le persone intorno a me che è ancora diffuso trattare i bambini come incompetenti, rivolgersi a loro parlando di punizione, minacciarli e in casi purtroppo non troppo rari sconfinare nell’ancor più abominevole azione di picchiarli.

Cosa può portare tutto questo se non grande infelicità nei bambini, ma anche nei genitori e nelle relazioni famigliari?

C’è però una risposta.

Porsi nei confronti dei propri bambini, come un coach si pone nei confronti della persona che supporta.

Inforcare gli occhiali positivi del guardare alle potenzialità, adoperandosi per aumentare la consapevolezza, la responsabilità e la fiducia nei nostri bambini.

Sentirsi oppressi, sentirsi ripetere che si incorre in una punizione non fa che indispettire, frustrare e innalzare il livello di stress minando il benessere a livello sia fisico che psicologico.

Restituire ai bambini consapevolezza e responsabilità li aiuterà a crescere e incrementerà il loro livello di fiducia.

Ecco alcuni elementi utili:

1. Bandire il termine punizione. Punire serve solo ad abbassare la motivazione e ad accrescere la frustrazione. È una modalità errata di porsi.

2. Spiegare ai bambini sempre il perché delle cose. Dire “Non si fa” senza dare una spiegazione è un modo errato, non consente di capire e di crescere.

La sequenza esatta è: così non va perché….., il modo giusto di fare è…….. perché………….. Conoscere il motivo del perché si fa una certa cosa è fondamentale.

Ci vuole più tempo? Sì. Pazienza. È il miglior tempo da investire. Ne vale davvero la pena.

3. Usare il rispecchiamento e l’empatia. Come vorremmo essere trattati noi in una certa situazione? Se abbiamo commesso un errore come vorremmo che reagisse chi ci ama? Sicuramente vorremmo consolazione, aiuto e supporto.

4. Siamo collaborativi, anziché imperativi. “Aiutami a fare questo, tu occupati di questa cosa qui io farò quest’altra” anziché “Fai questo se no sono guai!”.

5. Quel che diamo ci torna indietro. Se siamo gentili, insegneremo la gentilezza. Se siamo rispettosi, insegneremo il rispetto. Attraverso le azioni, più che con le parole.

6. Incentiviamo i nostri piccoli sottolineando i loro successi.

Riassumendo:

Motiviamo

Ascoltiamo

Trattiamoli come competenti e capaci

Rispettiamoli

Voi come siete con i vostri figli?

Li considerate competenti?

Sapete motivarli?

Se non è così provate a poco a poco a virare verso questa modalità “genitore-coach” e ditemi come migliorano le cose!

Davvero, si sta tutti meglio ^_^

 

In questa pagina trovi tutte le info su come posso aiutarti con le consulenze psicologiche online.

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Grazie bambini e grazie maestra!

Grazie bambini e grazie maestra!

Questa mattina, stravolta dal caldo come sempre negli ultimi giorni, nella casella di posta ho trovato un dono speciale che mi ha messo addosso tanta felicità e gratitudine e tanta voglia di dire: Grazie bambini e grazie maestra!

Ho ricevuto una mail dalla maestra Mara, che mi ha raccontato di aver letto alla sua classe le avventure di Smogomorfo (che si trovano nel libro “Come dire ai bambini che cos’è il bullismo”) e in seguito alla lettura i bambini hanno realizzato dei disegni e inventato a propria volta delle avventure per “Smogo”, così come suggerisco nelle attività del testo. Una splendida sorpresa ricevere questi disegni e queste storie!

 

SMOGOMORFO

Per chi non lo conosce, Smogomorfo è un mostro fatto di smog, che si ritrova dapprima nel bosco, poi in un ristorante e persino in una profumeria.

Dapprincipio è un vero prepotente, ma col tempo e le (dis)avventure che gli capitano impara ad avere pensieri e comportamenti più gentili verso chi sta attorno a lui.

Le storie di Smogormofo si trovano in un libro che, come dice il titolo, è utile per parlare ai bambini di bullismo. Aiuta a riflettere attraverso le storie sull’importanza di

  • riconoscere le situazioni in cui si stanno subendo prepotenze

  • sapere che è sbagliato

  • chiedere aiuto.

LE STORIE DEI BAMBINI

Con grande gioia condivido qui per voi le storie scritte dai bambini della classe IV Primaria dell’I.C. di Palau:

OMOSMORFO

C’era una volta un uomo fatto di smog, era molto strano e abitava in una città  molto sporca.

Un giorno vide un uomo che mangiava una pizza. Allora Smogomorfo (così si chiamava l’uomo di smog) gli chiese: – Che cos’è quella cosa? – Come?! Non la conosci? È una pizza! – disse l’uomo – Ma come ti chiami tu? – domandò l’uomo incuriosito. – Io sono l’uomo di smog, sono fatto di polvere, il mio carburante è la polvere – rispose Smogomorfo. L’uomo rimase un po’ perplesso, poi però disse a tutti i passanti che Smogomorfo non sapeva cosa era la pizza. Tutti così iniziarono a prenderlo in giro e lui si sentì molto solo. Ma in fondo era abituato a sentirsi solo e triste perché sapeva di essere così diverso dagli altri.

Invece quel giorno Smogomorfo aveva sentito una sensazione strana, mai provata prima… non riusciva a levarsi dalla testa l’immagine di quel signore che mangiava quello strano cibo con tanto gusto.

Tornando a casa decise di passare per il bosco, vide delle bacche viola attaccate a un cespuglio, provò ad assaggiarne una e poi…puf…diventò un uomo e da allora si chiamò Omosmorfo. Così visse per sempre come un uomo vero e finalmente fu felice insieme a tutti gli altri.

IL BULLO DELLA SCUOLA DEI COLORI

Nella scuola dei colori un bulletto di nome  Smogomorfo, alla ricreazione, rubava le merende a tutta la classe e le mangiava tutte senza darle a nessuno.

Durante una gita in montagna rimase solo e si perse in un bosco, ma nessuno lo andò a cercare perché non lo volevano aiutare. Stava cercando una via d’uscita, quando vide in lontananza due occhi luccicare. Spaventato, provò a scappare ma quegli occhi erano sempre più vicini… finché si fermarono e lo fissarono. Allora sentì un ululato e capì che era un lupo. Un lupooo…. Aaaah! Era terrorizzato, fece due passi indietro e… cadde nella trappola di un cacciatore.

Aspettò che arrivasse il cacciatore a liberarlo, ma niente, non si vedeva nessuno. Alla fine, stanco e dolorante, si addormentò. Quando si risvegliò, appena aprì gli occhi vide intorno a lui tutti i compagni a cui aveva rubato le merende. Tutti insieme lo tirarono fuori dalla trappola.

Subito il ragazzo, stupito e anche un po’ commosso, disse: – Scusatemi davvero per tutto quello che vi ho fatto. Loro risposero: – Ti scusiamo, ma ora dai torniamo a casa.

Da quel giorno il ragazzo non bullizzò più nessuno, anzi difendeva tutti da chi si comportava come faceva lui prima.

SMOGOMORFO E LA SUA RAGAZZA

C’era una volta una piccola cittadina di nome Smogomorfia, qui viveva Smogomorfo: una persona fatta di polvere.

Un giorno andò al ristorante Smogomorfì e ordinò la sua solita pizza di smog. Ma quel giorno c’era qualcosa di diverso in quel locale… una persona molto simile a lui, della quale si innamorò a prima vista. Incuriosito, domandò al cameriere come si chiamasse quella cliente e il ragazzo rispose che il suo nome era Smogomorfa. Mentre Smogomorfo parlava con il cameriere, non si accorse che Smogomorfa era appena uscita dal ristorante.

Così, il giorno seguente la cercò in tutte le case, ma non trovandola andò un po’ sconsolato al parco. Qui finalmente la vide e prese il coraggio di invitarla a cena.

Durante la cena le disse quello che provava e decisero di sposarsi. Poco dopo il matrimonio accadde la gioia dei figli.

I figli erano molto vivaci e un po’ monelli. Quando andavano a scuola  picchiavano i bambini per essere più popolari.

Un giorno il preside andò nella loro classe per fare un bel discorsetto. Infatti gli Smogomorfini lo prendevano in giro dicendo che era ciccione e vecchio.

Alla fine il padre e la madre gli insegnarono per bene l’educazione e da quel giorno non picchiarono più nessuno.

 

SMOGOMORFO E I COLORI

C’era una volta un essere tutto colorato, di nome Smogomorfo, che viveva in un paese straniero, lontano da casa sua. Quando mangiava una cosa verde lui diventava verde, se invece era arancione diventava di quel colore, e così via…

Pensava che tutta la gente fosse falsa perché non era come lui e lo stesso pensavano gli altri di lui. Però tutti gli altri lo prendevano in giro per il suo aspetto e si sentiva sempre escluso da tutti. Soffriva tanto per questa sua solitudine e aveva nostalgia di casa e dei suoi affetti.

Un giorno vide una signora colorata come lui e  le corse subito incontro… peccato che era una signora con un giubbotto a led!!! Quindi tornò a casa sconsolato e si addormentò.

Al suo risveglio trovò i suoi genitori e tutti i suoi amici colorati come lui. Subito chiese: – Che cosa ci fate qui? E loro risposero in coro: – Siamo venuti a trovarti! Allora lui esclamò: – Che sorpresa! Ma siete davvero voi o sto sognando? Papà, mamma, Paolo, Roberto, Matteo, da quanto che non ci vediamo! Come state? – Noi bene, e tu? – Sì, anch’io abbastanza bene – rispose Smogomorfo – anche se mi sentivo un po’ solo. Ma ora dai, andiamo un po’ fuori a festeggiare.

Mentre passeggiavano per la città videro un locale dove si mangiava un cibo di tutti i colori: era un hamburger tutto colorato. Iniziarono a guardarsi e poi si chiesero: – Che cosa succede se lo mangiamo? Allora lo assaggiarono e… era così colorato che li fece esplodere e diventare umani. Però erano un po’ tristi perché non erano più colorati come prima, ma almeno erano successe due cose positive: avevano ancora gli occhi arcobaleno e nessuno li poteva più prendere in giro per il loro aspetto.

 

I DISEGNI

Quelli che seguono sono i bei disegni che i bambini della maestra Mara hanno realizzato per la storia di Smogomorfo e per le loro versioni della storia. Eccoli qua:

disegni dei bambini sulla fiaba del mostro dello smog

UN INVITO CHE ESTENDO ANCHE AD ALTRI BAMBINI E INSEGNANTI

La maestra Mara ha colto il mio invito a inviarmi i lavori dei bambini dicendomi che il fatto che mi avrebbe inviato i lavori dei bambini è stato un incentivo per loro. Mi fa davvero piacere che questa sia stata una motivazione positiva!

Spero che questo invito sia colto in futuro anche da altre insegnanti e altri bambini.

Sarà sempre un grande e vero piacere ricevere i vostri lavori! :o)

ANCORA GRAZIE

Sono stata davvero felice di ricevere e poter condividere le storie e i disegni dei bambini della classe della maestra Mara. Vi ringrazio di cuore e per farlo uso le parole di Marcel Proust che trovo bellissime:

Dobbiamo essere grati
alle persone che ci rendono felici,
sono gli affascinanti giardinieri
che rendono la nostra anima un fiore.

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Come accettare gli anni che passano

Come accettare gli anni che passano

Ieri è stato il mio compleanno e come accettare gli anni che passano è stato uno dei temi dominanti tra le mie riflessioni.

Accettare Vs Accogliere

Ho scritto il verbo accettare, ma a rifletterci meglio il verbo accogliere lo trovo di gran lunga più adeguato.

Quando penso al termine accettare mi viene immediatamente in mente un’accetta, una recisione netta che nulla ha a che fare con lo stato mentale del ricevere con piacere qualcosa, dirgli benvenuta e starci bene insieme.

Allora la parola migliore è accoglienza. Se penso all’accogliere qualcosa immediatamente si spalancano le mie braccia mentali per fargli spazio.

Metri e anni: sono davvero loro le mie variabili fondamentali?

Spazio e tempo vengono descritte come le variabili fondamentali, al di fuori delle quali nulla è concepibile.

Negli ultimi mesi ci ho riflettuto molto.

Ho deciso che no, non voglio che tempo e spazio siano le mie variabili fondamentali.

Perché altrimenti perdo in partenza. Il tempo che si accumula diventa di importanza primaria, mi misuro in vecchiaia e io non mi voglio misurare in vecchiaia. Ma nemmeno in metri d’altezza o kilometri percorsi.

Sto bene nel mio piccolo angolo di mondo o nel mio metro e poche decine di cm in più, ma mi sembra un “metro” di misura, perdonami il gioco di parole, limitato e limitante.

Ecco allora che per la mia vita scelgo altre due variabili fondamentali: AMORE E CONOSCENZA.

Amore e conoscenza: le mie due variabili fondamentali.

Con le mie due variabili quando aumenti nelle misurazioni sei felice e soddisfatta.

Più amo me stessa, le persone davvero importanti che ne fanno parte, quello che faccio e più sono davvero grata e contenta.

Più aumenta il mio bagaglio di conoscenza, meglio affronto le situazioni.

Più vado avanti nella vita più amore e conoscenza possono aumentare.

Una formula evolutiva

Tra l’altro prendendo amore e conoscenza come variabili fondamentali per ogni anima in questo mondo, se con spazio e tempo ottengo la velocità, moltiplicando amore e conoscenza credo possa risultarne l’evoluzione di una persona.

Allora, sei ancora ferma a calcolare la tua età in anni? Fai anche tu un passo oltre, ti sentirai anziché sempre più vecchia, invece sempre più amata e piena di conoscenza!

Entra tra le destinatarie della Favolettera!

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