Consulenze psicologiche e libri per migliorare la vita delle mamme e dei loro bambini

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Conoscere i propri figli

Conoscere i propri figli

Conoscere i propri figli può sembrare scontato a volte, eppure non è così semplice. [Puoi ascoltare questo post, invece di leggerlo, CLICCANDO QUI] Senza pensare a figli adolescenti, in età già di per sé complessa, ma parlo anche di fasi di sviluppo più precoci. Se […]

Biancaneve

Biancaneve

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Ecco perché punire i figli è sbagliato

Ecco perché punire i figli è sbagliato

Cara mamma,

forse sei anche tu come me figlia degli anni ’70, veniamo da un’epoca in cui PURTROPPO si riteneva adeguato PUNIRE i figli per educarli.

Spesso, NONOSTANTE questo tipo di modalità educativa, diventiamo persone adulte abbastanza sane ed equilibrate e, non avendo a disposizione altri modelli educativi, continuiamo a ritenere giusto usare punizioni con i figli.

Se ci capita di usare una punizione, in un momento di disperazione, rendiamoci poi conto però che è stato un fallimento educativo e cerchiamo magari di rimediare.

La cosa che mi preoccupa davvero è che lo si ritiene un modus operandi sano e giusto, promuovendolo come modalità adeguata di educare.

Talvolta, si porta a sostegno della propria opinione che anche la società è basata sulle pene per chi non rispetta le leggi. Credo però che possiamo ben renderci conto di cosa questi sistemi generino: ribellione, rabbia, ricerca di una scappatoia.

Purtroppo il messaggio della punizione è: “è necessario che tu soffra per quello che hai fatto”. Certo quasi mai i genitori sono coscienti di questo, non vogliono consapevolmente comunicare un messaggio simile ai figli, ma temono di diventare eccessivamente permissivi se si comportano altrimenti.

Immagino anche che la maggior parte dei genitori, se non la totalità, soffrano quando si trovano a dover punire i figli, tuttavia sentono che è necessario e importante dare regole e non vogliono nuocere ai figli come genitori lassisti.

SI POSSONO DARE REGOLE SENZA PUNIRE

Cara mamma, vorrei proprio riuscire ad abbracciarti e tranquillizzarti, si possono dare regole senza usare le punizioni.

Il modo in cui accogliamo i comportamenti dei figli, come ce li spieghiamo, il senso che diamo a quello che fanno ci danno modo di reagire in modi differenti: stando nella relazione e lavorando con le emozioni o impuntandoci sul comportamento e allontanandoci con le punizioni.

La cura della relazione e l’attenzione alle emozioni sono davvero il punto centrale. Ci permettono di “spersonalizzare” un comportamento, fermandoci nel momento emotivo, che ci consente di accogliere il bambino con la sua emozione. È molto importante che riusciamo ad accettare le emozioni, a permettere alle emozioni di esistere, a dare loro un nome, così insegniamo a riconoscerle e a viverle in maniera sana.

UN ESEMPIO

Provo a farti un esempio: Se un bimbo è molto arrabbiato e triste perché vuole un giocattolo, possiamo comunque riconoscere la sua emozione e stargli accanto. Anziché dirgli di smetterla e che si sta comportando male, o peggio che fa il cattivo; possiamo dire che comprendiamo che il suo desiderio era davvero forte e che ora si senta triste o arrabbiato, e accompagnarlo con un abbraccio, accarezzandolo per aiutarlo a calmarsi. Pensiamo a quanto può essere difficile per noi calmarci mentre siamo seriamente frustrate, vorremmo che chi ci ama ci aiutasse dolcemente a riguadagnare la calma o che ci urlasse contro?

Curiamoci delle emozioni, sono la base della relazione.

L’apprendimento passa sempre attraverso la relazione.

Un buon attaccamento ci permette di insegnare al meglio.

Ti lascio un articolo davvero bello su questo tema:

Which Is Better, Rewards or Punishments? Neither

Ogni maledetto Natale

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Bambini e scrittura

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Ansia da feste natalizie

Ansia da feste natalizie

Eccoci qua, dicembre è iniziato e con lui potrebbe insorgere una certa ansia da feste natalizie.

Di cosa si tratta?

L’ansia è generata da un meccanismo di allerta del nostro corpo. Battiti accelerati, respiro più veloce, sono caratteristiche che accompagnano i momenti di ansia. Quando questa si fa più stabile, senza che ce ne rendiamo conto, viviamo in uno stato di iper-vigilanza. Sobbalziamo per lo squillo del telefono, o se qualcosa cade facendo rumore. Siamo perennemente “sulle spine”

Perché possiamo vivere ansia da feste natalizie?

Il Natale è una festività molto importante carica di significati. Si verifica inoltre a ridosso del giro di boa di fine anno, momento che porta a fare dei bilanci, a darsi dei giudizi su quanto realizzato e non.

Festività natalizie vuol dire molte cose:

interrompere i propri ritmi di vita quotidiana, che comunque rappresentano una certezza confortante, che possono anche piacerci molto se siamo riuscite a progettare la nostra vita in un modo che ci somiglia. Anche se, va detto, quanto più saremo serene e soddisfatte nel nostro quotidiano, minore diventa il rischio di cadere in situazioni di stress e ansia. È proprio l’insoddisfazione, che caricandoci già di stress giorno per giorno, aumenta le probabilità di farci cadere in uno stato d’ansia in concomitanza di certi eventi.

Rivedere familiari che non fanno abitualmente parte della nostra vita, perché le relazioni con loro non sono buone e per questo non è un piacere incontrarsi.

“Dover essere” perché magari ci ritroviamo con l’incombenza di organizzare una cena o un pranzo per le festività e questo può metterci sotto pressione. Ci prefiguriamo giudizi negativi da parte di parenti e non riusciamo a svincolarci mentalmente, entrando in ansia.

L’atmosfera del Natale ci mette a disagio perché magari per tanti motivi non siamo in una fase di vita molto felice e la felicità “pompata” attorno non ci facilita le giornate.

Cosa puoi fare?

Ridurre al minimo gli eventi cui “dover” prendere parte.

Delegare il più possibile.

Decidere alcune, anche piccole, cose belle da fare per te. Trovare dei rituali che ti garantiscano una piccola isola felice. Una giornata tutta per te, un libro che volevi leggere da tempo, incominciare un diario per liberarti la mente dai pensieri riversandoli su carta. Ascoltare un brano musicale che ti rilassa o che ti da energia.

Per rendere questo passaggio difficile dell’anno più tollerabile, siediti e fai una bella lista.

Scrivi 50 piccole cose che ami. Devono essere realizzabili ogni giorno in un tempo che riesci a concederti, possono essere pochi minuti o un’ora. Dipende da come è organizzata la tua vita.

Parlo davvero di piccole coccole: un bagno caldo con le candele accese, accendere un incenso, ascoltare una canzone che ti piace, rileggere una poesia che ami, visitare un sito di foto che ti mettono di buon umore, usare un quaderno che ti piace per scrivere qualche pensiero, un esercizio di rilassamento attraverso il respiro, rileggere quel post che ti era piaciuto tanto, prepararti una tisana che ami, mettere lo smalto che ti piace alle unghie, la lista può allungarsi a dismisura!

Perché 50 cose? Perché questo mese, ormai già incominciato ha 31 giorni, alcune delle cose che scriverai magari non ti sarà possibile realizzarle in alcuni giorni, metti che piove e volevi fare una passeggiata in campagna dovrai scartare l’opzione in favore di un’altra. Scrivendone 50 ne avrai una bella scorta. Sì sa l’ansia va rassicurata ;o)

SCARICA IL PDF PER STILARE LA TUA LISTA DELLE
50 PICOLE COSE CHE AMI

 

Se mi leggi per la prima volta INIZIA DA QUI

 

Favole di Natale

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3 eventi che possono causare il sentimento del lutto

3 eventi che possono causare il sentimento del lutto

Oggi ti voglio parlare di tre eventi che possono suscitare il sentimento del lutto.

Cos’è il lutto?

Il lutto è il dolore che proviamo per una perdita. Perdita di una persona, ma non solo. A volte si può faticare a riconoscere il sentimento del lutto, quando non si tratta di una morte, o di qualcuno che lascia la nostra vita come nella fine di una storia d’amore, o una malattia in cui è il nostro corpo che non sarà più quello di prima. Ci sono, tuttavia, anche altri accadimenti che possono suscitare dolore e senso di perdita. Riconoscere questo sentimento, ci aiuta ad affrontarlo. La consapevolezza è sempre molto importante.

TRASLOCO

Cambiare casa può suscitare dolore e sentimento della perdita proprio come di fronte a una morte. La casa è un po’ un’estensione di noi, ci rappresenta, ci protegge.

Si lasciano mai le case dell’infanzia? Mai: rimangono sempre dentro di noi, anche quando non esistono più, anche quando vengono distrutte. (Ferzan Ozpetek)

Certo molta differenza la fa la scelta di cambiare abitazione o il subire uno sfratto. Tuttavia, resta che quando si cambia abitazione si può provare sentimento di perdita nei confronti del luogo che ci ha accolti fino a poco tempo prima. Un luogo che rimarrà nella nostra memoria a lungo.

Si impiega spesso del tempo per “sentirsi a casa” nella nuova abitazione. Darsi tempo, rispettare ciò che si prova è giusto.

Come qualsiasi percorso di lutto, implicherà trovare un significato interno che ci consenta l’accettazione. Quello che abbiamo perduto resta dentro di noi, lo interiorizziamo, rimarrà come un qualcosa cui saremo noi stessi a dare un senso specifico. Sarà, in qualche modo, un arricchimento.

afferma addirittura Forster in Casa Howard:

“può esser giusta quella che chiamiamo civiltà, se la gente non può morire nella stanza in cui è nata?”

Un pensiero estremo, ma che lascia ben intendere quanto affettivamente importante sia la casa. Un bene primario che talvolta si è costretti ad abbandonare.

Se dopo un trasloco ti senti stanca, mangi di meno o dormi di più, potresti vivere un sentimento di lutto legato alla perdita della tua precedente abitazione. Sarà necessario del tempo per affrontare il dolore. Potresti sentirti anche arrabbiata. Non negare i tuoi sentimenti, la consapevolezza è il primo passo di una sana elaborazione.

Può aiutarti scrivere quello che provi, giorno per giorno anche per pochi minuti trascrivere le tue emozioni aiuta a riversarle sul foglio e a non trattenerle. Di fronte a sintomi fisici è inoltre sempre bene consultare un medico.

CAMBIO DI ATTIVITÀ

Subire un licenziamento, entrare in pensione, o trovarsi a dover cambiare lavoro. Lasciare un’organizzazione della vita in cui stavamo bene, avevamo delle routine consolidate e magari piacevoli, può suscitare dolore.

Il senso di perdita per l’attività che svolgevamo in precedenza può farci sentire addolorate, stanche e renderci difficile cercare una nuova occupazione, quando necessario. Sarà, anche se difficile, necessario concedere un tempo alle emozioni.

Se nel frattempo è assolutamente necessario trovare una nuova occupazione, concediamo in ogni caso un tempo specifico al nostro dolore. Possiamo anche in questo caso considerare l’idea di scrivere le proprie emozioni, è davvero terapeutico. La ricerca di Pennebaker lo conferma. Il suggerimento è scrivere per 15 minuti al giorno le proprie emozioni.

INVECCHIARE

Le età della vita si sono dilatate. Forse l’unica a durare sempre lo stesso tempo o poco meno è l’infanzia. La maturità però dura senza dubbio di più, iniziamo a sentirci “vecchie” più in là negli anni, lo stesso sta capitando ai nostri genitori rispetto alla generazione prima di loro. Tuttavia il passare del tempo incide sul nostro corpo.

Non essere più quelle di una volta fisicamente ha impatti differenti tra persona e persona. In base ai propri valori, a quanto si è soddisfatte di sé. Anche in base alla capacità di accettazione, al saper essere resilienti.

Il tempo passa ed esserne consapevoli ci aiuta. Aiuta pure prendersi cura di sé in maniera appropriata. Smettere di pretendere prestazioni fisiche che sono diventate inadeguate rispetto agli anni. Non riusciremo a lavorare lo stesso numero di ore di 20 fa, senza magari aver dormito.

Aiuta focalizzarsi, via, via, sui nuovi achievements. Il passare degli anni implacabilmente ci togli qualcosa, ma anche ci dona le realizzazioni che accumuliamo, le esperienze positive, i nuovi significati che abbiamo elaborato. Il diventare persone più evolute, più ricche interioremente e magari anche materialmente grazie al lavoro svolto.

 What we call the beginning is often the end. And to make an end is to make a beginning. T. S. Eliot

Se stai attraversando uno di questi momenti e senti il bisogno di un confronto o un sostegno contattami scrivimi@tizianacapocaccia.it

Se visiti il mio blog per la prima volta INIZIA DA QUI

 

Che cos’è la disgrafia?

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 Che cos’è la disgrafia? Cos’è: La disgrafia: un disturbo specifico dell’apprendimento. È definito specifico in quanto riguarda un’abilità in particolare, inoltre non prevede la presenza di ritardo mentale e, sebbene possano essere presenti più disturbi dell’apprendimento contemporaneamente (spesso problemi nella scrittura sono legati a problemi […]


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