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Movimento psicoespressivo

Movimento psicoespressivo

Prima di approdare a questo sito-blog ho scritto su molti spazi virtuali, un blog che ancora esiste cui sono tuttora davvero affezionata è movimentopsicoespressivo.com Com’è nata questa idea? Nel 2009 ho frequentato un master in grafologia. La scrittura a mano mi ha sempre affascinata. Tracciare 

Consigli a me stessa

Consigli a me stessa

Oggi ti condivido alcuni consigli a me stessa, scritti e disegnati dalla psicologa dentro di me..     LASCIATI FIORIRE: sii come un fiore a primavera. Ascolta la forza delle tue radici e sboccia al momento più giusto per te.           

Donne e fiabe – Alice, Dorothy e Silvia

Donne e fiabe – Alice, Dorothy e Silvia

Questo nuovo anno trovo il coraggio per tirare fuori dal cassetto un progetto che riposa da un po’: Donne e fiabe.

Si tratta di un’idea nata qualche anno fa, riflettendo sulla psicologia delle fiabe, sui significati che trasmettono e che mi hanno permesso di crescere.

Come afferma Bateson:

“Noi pensiamo per storie perché siamo costituiti da storie, immersi in storie, fatti di storie”

allora la mia storia, come una fiaba, traccia un percorso evolutivo, prove da superare, magari tanti lieto fine intermedi che diventano ogni volta nuovi incipit.

Le storie delle persone come le fiabe hanno qualcosa da dire, da trasmettere.

Le fiabe sono storie universali, nelle storie delle persone in qualche modo si possono rintracciare aspetti di fiabe?

Questa idea mi piace.

Magari in fasi diverse della vita ci ritroviamo a sentirci un po’ Cenerentola o Cappuccetto rosso, altre volte possiamo essere un po’ Alice o Dorothy, capire la simbologia del personaggio può aiutarci a capire meglio noi stesse.

Così ho preso questa idea e me la sono tenuta per un po’ in tasca, aspettavo di capire cosa farne.

L’ho usata nelle consulenze, quando esercitavo come psicologa, spesso le fiabe mi hanno aiutata a comprendere e a dire parole utili a chi si rivolgeva a me per dipanare una matassa.

Mi sarebbe piaciuto potesse essere la rubrica di una rivista che mi piace e che leggo da quando ero un’adolescente, ma non è stata accolta. Resto fiera di me per aver avuto il coraggio di proporla e sono grata al direttore che ha trovato il tempo di leggermi e rispondermi.

Ora la prendo e ne faccio un contenuto speciale per questo spazio virtuale che parla proprio di fiabe e di psicologia.

La prima intervista per “Donne e fiabe” è con l’autrice di ROMA03, Silvia Lombardo, che mi ha accolto nel suo bel progetto rivolto alle neo-famiglie.

Per prima cosa ho chiesto a Silvia di raccontarsi, rivolgendole il domandone per eccellenza, CHI SEI?

La prima domanda di ogni intervista che, se uno la prendesse sul serio, aprirebbe mondi o ti metterebbe inevitabilmente in crisi.

Mi chiamo Silvia Lombardo, sono nata in una data che a dirla fa anche ridere, il sette sette settantotto, sotto il segno del cancro ascendente bilancia, per quelli che fanno “Ohhhh” quando gli dico questa cosa. Mi chiedo ancora perché.

Oggi sono io, dopo quasi 43 anni. Anzi, non ancora del tutto.

Per troppo tempo, seguendo i consigli degli altri, sono stata un compromesso fra me stessa e quello che si aspettavano da me: uno strano ibrido, direi, che stava bene ovunque e in nessun posto.

Poi ho preso coraggio e dopo i 30 anni ho cominciato a diventare me stessa, partendo dalla Scuola Holden di Alessandro Baricco, dove mi sono diplomata in scrittura e storytelling abbandonando una laurea in sociologia a 5 esami dalla fine.

Il rimpianto? Avrei voluto essere più coraggiosa e cominciare fin da subito a intraprendere la mia professione nel campo della scrittura e della recitazione, ma fa niente: magari avendo riflettuto più a lungo avrò una carriera scoppiettante in vecchiaia.

Per capire meglio una persona, è determinante sapere COSA FA, proprio questa è stata la seconda domanda:

Nella vita di mestiere possiamo dire che racconto storie. Non sono una romanziera, ma mi piacciono le storie vere che vanno da quelle che ci sono magari dietro ad un negozio speciale, una boutique artigiana fino ai due lavori più grandi che ho fatto nella mia vita: un film autoprodotto contro il precariato e 14 anni di ricerca, con la produzione di due spettacoli e un documentario, sulla musica scritta nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale, raccolta da un incredibile musicista pugliese, Francesco Lotoro.

Direi, quindi, che da quando sono nata la mia caratteristica principale è lo stupore per le storie di persone straordinarie, cominciato coi racconti di guerre delle mie due nonne: ho capito che la persona che ti prepara pane al pomodoro può anche essere sopravvissuta a una guerra e aver compiuto atti di generosità e coraggio.

E poi, come nei CV, snoccioliamo Hobby e Passioni: adoro mia figlia, che è figlia unica ma ne avrei fatti 10 potendo, adoro usarla come scusa per giocare ancora nonostante l’età, adoro cucinare, leggere, suonare il piano e ricamare a punto croce. E amo visceralmente i bei documentari sulle persone.

La risposta che amo però è quella che riguarda il personaggio fiabesco preferito, ecco cosa mi ha detto Silvia:

Non ho dubbi: ho sempre amato Alice nel Paese delle Meraviglie, laddove tutte le bambine amavano le principesse. Perché Alice era un po’ persa come me e perché, soprattutto, “Alice spesso si dava degli ottimi consigli, ma poi li seguiva raramente”

Sono brava, quindi, nel darmi consigli, ma dal momento che il mondo ti dice che devi esser razionale rimpasto tutto con una finta razionalità che cerco di leggere nel mondo e che proprio non mi appartiene. E faccio pasticci, quando poi anni dopo capisco che d’istinto sarei andata meglio assai.

È quello che sto cercando di insegnare a mia figlia, perché voglio scoprire chi è e chi diventerà e voglio accompagnarla in questo viaggio. Ciò non significa fare le cose in modo insensato: Alice finisce in un mondo di veri pazzerelli e ciò le fa scoprire punti di visti nuovi. Schiacciata fra il mondo razionale dei normali e il mondo di quelli senza un venerdì, comprende di essere “una sana via di mezzo” e che ragionare con la propria testa non è così male.

Il mondo fa di tutto per dirti “Ehi, quella è la strada per la felicità”, ma visto che per ciascuno la strada è diversa, ciascuno di noi è l’unico che possa costruire la propria strada di mattoni d’oro (un pizzico di OZ mettiamocelo, no?)

Alice, Dorothy e Silvia

Molto Alice e un po’ Dorothy. Ecco come si sente Silvia. Due personaggi che intraprendono un viaggio fantastico in luoghi per certi versi pieni di magie, a tratti anche spaventosi. Luoghi che fanno sentire lontano da casa, sperduti, ma anche immersi in situazioni magiche che servono a capire meglio chi siamo e quel che ci sta accadendo nella vita.

PERCORSI IRRAZIONALI

Alice si ritrova in un mondo in qualche modo “al contrario” dove le lepri prendono il tè e i bruchi fumano rifilando consigli poco chiari e molto saggi. Nulla sembrerebbe seguire le logiche della razionalità. Proprio questo è quello che Silvia in parte lamenta di sé, dare troppo poco ascolto all’intuito, nascondendosi dietro alla razionalità per timore, o perché così le è stato fatto capire sia più logico e adeguato fare. Scoprendo poi che l’intuito l’avrebbe aiutata ad arrivare prima e meglio dove voleva.

Allora Silvia-Alice-Dorothy ha bisogno di fare il suo lungo-fantastico-impervio percorso per capire meglio se stessa e a quali risorse di sé attingere per la sua crescita.

Alice e Dorothy non capiscono subito, non succede mai nelle fiabe, forse questo è proprio l’insegnamento fondamentale di ogni storia, antica o moderna: l’importanza del percorso.

Silvia sceglie due narrazioni di mondi magico-strani-surreali. Il suo percorso personale, in cui si sente immersa e di cui alcune cose le ha comprese già, è ancora in corso e le presenta probabilmente ancora situazioni che la portano a sentirsi ora Alice, ora Dorothy. Abbiamo bisogno di percorrere le nostre esperienze, anche più volte le stesse talvolta, prima di capire una lezione importante per la nostra anima e riuscire a creare un cambiamento, un’evoluzione.

RISVEGLI EVOLUTIVI

Alice e Dorothy ci fanno capire quanto possa essere importante compiere anche il più strano-folle-inverosimile dei percorsi prima di arrivare al risveglio.

Già, il risveglio.

Così hanno termine entrambe le storie. Alice e Dorothy si risvegliano, era un sogno.

Si svegliano dal sogno più sagge e compiute.

Diceva Jung:

“Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia”.

Per “svegliarsi” e “comprendersi” un viaggio strano-matto-inverosimile, come un sogno o una storia, ci permette di accedere a parti di noi stesse nascoste, sconosciute ma importanti da incontrare e accogliere, da comprendere per crescere, sapersi, evolvere.

Allora Silvia può percorrere il suo sentiero di storie e vita vissuta che si intrecciano e si dispiegano permettendole di apprendere meglio se stessa e la sua storia per crescere e diventare, sempre più, chi è realizzandosi, realizzando il suo scopo nel mondo.

Se ti piace questo progetto di persone, storie e fiabe e vuoi farne parte scrivi le tue risposte: chi sei, cosa fai e che personaggio delle fiabe più senti vicino a scrivimi@tizianacapocaccia.it

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Significati della storia Il mago di Oz

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Il regno di Molly e Papo è quel mio regno felice, no anzi, aspetta è QUESTO mio regno felice, è una roba vicina, dove io ci sono dentro. Certo, quando dici regno, pensi a qualcosa che sta un po’ più in là da dove adesso 

Parola dell’anno

Parola dell’anno

Avrai letto molto sul concetto di parola dell’anno.

Una parola può diventare impulso concentrato di senso per quello che senti necessario per la tua persona o la tua attività.

Per me quest’anno la parola è arrivata d’improvviso, terminata di scrivere l’ultima favolettera spedita giovedì scorso.

Come tante altre ispirazioni è stata improvvisa e concentrata, poi poco per volta si è aperta a più ampia comprensione.

Spazio.

La parola di cui ho bisogno è spazio.

No, non voglio andare sulla Luna. Ho bisogno di spazio interiore ed esterno ma molto terrestre.

Spazio per respirare. Spazio libero davanti al mio viso. Soffro tantissimo dover indossare la mascherina in questa indifferenziata maniera totale, molti mal di testa. Spero di tornare a poter respirare liberamente nel mondo al più presto. Con tutto quello che questa libertà ritrovata andrebbe a significare.

Come vedi il primo spazio è proprio un bisogno primario fisiologico.

Ho bisogno anche di un nuovo spazio abitativo e lo sto attendendo mentre chi deve lo costruisce, impiegando un tempo notevolmente più lungo del previsto, per tutti i motivi che si possono immaginare accresciuti inoltre dalla pandemia.

Ho bisogno anche di quello che una mia amica molto cara mi ha spiegato essere lo spazio sacro. Uno spazio per creare. Uno spazio proprio e dedicato. Il bisogno precedente si lega a questo indissolubilmente. Per cui anche di questo spazio resto in attesa. A volte con più fiducia, altre con impazienza.

Spazio per le parole. Spazio scrittorio. Uno spazio da dare alle parole che scrivo. Organizzandole in un post, una favolettera o un libro, dedicendo cosa mettere dove. Uno spazio organizzato, perché in una buona organizzazione ci si dà tempo per tutto, senza ansia, senza esagerare con i vuoti o con i pieni, in equilibrio.

Ecco perché la parola spazio è quella giusta per me quest’anno. Racchiude molti significati.

Infine, per restare in tema, un ringraziamento a questo spazio virtuale perché mi accoglie quando lo spazio reale non riesce a farlo.

 

 

Perché è importante ascoltare le fiabe

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Ne parlo spesso, ma non mi sembra mai abbastanza dire perché è importante ascoltare le fiabe. L’ascolto di una fiaba è un momento per rilassarsi, sentirsi in qualche modo “coccolati” come quando si era piccoli. Questo può permettere da un lato sensazione di sollievo e 

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Consigli a me stessa per non soccombere

Consigli a me stessa per non soccombere

poesiaMentre scrivo questo post piove.

Avete presente quando Igor in Frankenstein Jr dice “potrebbe andar peggio, potrebbe piovere”. Seguono tuoni e fulmini?

Ecco qui già piove.

Oltre a tutto il resto. Piove.

Piove e l’acqua mi fa pensare al traboccamento. Quando goccia, goccia, il vaso è colmo e straripa.

Sono straripata.

Sono straripata, ma senza inondare nessuno.

Una goccia, dopo l’altra ho oltrepassato il mio segno. Così io, piccola “vaso di terracotta in mezzo a tanti vasi di ferro”, sono straripata senza far rumore.

Una goccia per volta.

Eppur tuttavia, qualcosa, nel mentre che silenziosamente straripavo goccia a goccia, è cambiato in me.

Ho deciso di diventare un pochino impermeabile a certa acqua.

Ho deciso che io-piccola-vaso avrò bisogno di continuare a straripare, ma che strariperò di me stessa. Goccia a goccia nel mondo ci saranno i miei goccia-pensieri che non potrò tenere più dentro. La repressione propria interiore si ferma, troppa quella esterna, allora basta, coi pensieri si straripa, si vive liberamente.

Ogni mio piccolo pezzettino che a fatica mantiene il suo dinamico equilibrio col totale di tutti gli altri pezzettini di me stessa, ciascun pezzettino potrà concorrere a queste gocce.

Goccia-pensieri di gratitudine, di resilienza, o di emozioni più basiche ma sempre importanti. Ogni emozione ci nutre, vibra dentro e ci permette di accordarci al Tutto che ci circonda, se solo riusciamo a viverla senza repressione.

La repressione del fuori la lascio a chi d’essa decide di nutrirsi. Per parte mia voglio nutrire la libertà d’essere al mondo, la libertà di scegliere che storie tessere e narrare, la libertà di ascoltare quel che mi permette di essere sana.

Scelgo d’ancorarmi al bello, alla ciclicità che è propria della vita, all’abbondanza che il mondo mette costantemente a disposizione con la sua esistenza. Infinite molecole, infinite cellule, infiniti atomi. Tutto a disposizione nel giusto istante. Bisogna solo ch’io liberi il mio cuore da chi vuol solo reprimere e che rimanga in ascolto del Tutto di cui sono parte.

poesia

 

Aspetti del sentimento di perdita in situazioni di trasloco

Aspetti del sentimento di perdita in situazioni di trasloco

Oggi ti parlo degli aspetti del sentimento di perdita in situazioni di trasloco. I proverbi che sono molto saggi ce lo ricordano: Partire è un po’ morire. Quando lasciamo un luogo caro viviamo un senso di perdita. Ogni vissuto è soggettivo, lasciare un posto può