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Cura narrativa

Cura narrativa

Oggi voglio parlarti meglio di un progetto di questo blog diventato sempre più importante nel tempo: Cura narrativa. Cos’è? L’uso delle storie – romanzate, filmate o appena evocate da versi – è così importante da poter essere definito persino “terapeutico”, una sorta di vera e 

“31 preferisco” attività espressiva ispirata dalla poesia “Possibilità” di Wislawa Szymborska

“31 preferisco” attività espressiva ispirata dalla poesia “Possibilità” di Wislawa Szymborska

Un po’ di tempo fa ho pensato di scrivere “31 preferisco” attività espressiva ispirata dalla poesia “Possibilità” di Wislawa Szymborska, oggi voglio condividerla con te, così che anche tu possa cimentarti se lo desideri. Chi è Wislawa Szymborska? è stata una poetessa polacca vissuta dal 

Favola per superare la paura del dentista

Favola per superare la paura del dentista

Oggi voglio condividere una fiaba per superare la paura del dentista.

Com’è nata questa fiaba

Ho scritto questa  storia anni fa su richiesta di una psicologa che stava seguendo una bambina che non riusciva a far curare un dentino a causa dell’eccessiva paura.

Sono stata molto felice di averla scritta perché la psicologa mi riferì che anche grazie alla lettura di questa fiaba la piccola riuscì poi a superare la sua paura e ad affrontare le cure di cui aveva bisogno.

L’aiuto delle fiabe

Come sempre le fiabe sono davvero dei validi aiutanti per affrontare ed elaborare momenti delicati, ed emozioni un po’ complesse da gestire, soprattutto per i bambini, ma non solo.

Puoi leggere di più su i poteri delle fiabe in questo blog.

La fiaba

“Tommaso e Mastichino”

Mastichino è un bel dentino bianco e forte, vive nella bocca di Tommaso, in compagnia dei suoi fratellini dentini e tutti insieme aiutano ogni giorno Tommy a mangiare.

La mamma e il papà di Tommaso gli hanno spiegato che così come lui tutte le sere si fa la doccia e la mattina si lava il visetto, allo stesso modo deve fare con i suoi dentini, lavarli ogni sera e ogni mattina. Tommaso ha ricevuto per regalo uno spazzolino giallo e blu e un dentifricio al gusto arancia, è molto contento di poter lavare i dentini col suo spazzolino nuovo e il dentifricio all’arancia.

Ogni tanto si dimentica, perchè la sera ha tanto sonno e la mattina, a volte, si sveglia tardi e deve fare tutto in fretta per andare a scuola.

Tommaso, come tutti i bambini, ama i dolcetti, i suoi preferiti sono i leccalecca e il cioccolato bianco.

La mamma gli raccomanda sempre di non esagerare, un po’ per non aver male al pancino, un po’ per non far cariare i denti.

Mastichino e i suoi fratellini aiutano sempre Tommaso a sgranocchiare la cioccolata, si riposano quando lecca il leccalecca, anche se, ogni tanto, un bel morsetto anche al leccalecca non ci sta mica male!

“Sei un golosone!” dice la mamma a Tommy “Ti raccomando di lavare i dentini dopo aver mangiato la cioccolata”.

Mastichino e tutti i dentini adorano il solletichino dello spazzolino e gli piace tanto sciacquarsi e sentirsi belli puliti.

Un giorno, però, Mastichino inizia a non sentirsi tanto bene. “Ho come un gran mal di testa” si lamenta, “Non ti preoccupare, poi ti passa”, gli rispondono in coro i fratellini, “Se no, si va dal dottore che ti guarisce”. Mastichino, allora, si sente più tranquillo, ogni tanto il mal di testa sembra andare via, così, trascorre tranquillo la sua vita di tutti i giorni, insieme agli altri dentini, nella bocca di Tommaso.

Un giorno, a scuola, la maestra dice a Tommaso e ai suoi compagni di classe che quella è la “La settimana della buona salute della bocca”, che avrebbero fatto dei gruppi di lavoro e preparato dei cartelloni. Inoltre, sarebbe venuto un dentista a spiegare come mantenere i dentini in buona salute e a guardare i denti degli alunni per assicurarsi che siano sani.

Robertino, il compagno di banco di Tommaso, inizia a tremare e a balbettare: “N-n-n-no,  i-i-io n-n-non v-v-voglio i-il d-d-dentista!”. Tommaso lo guarda sorpreso, “No, dai! Viene solo a vedere che i nostri dentini stanno bene!”.

“Ma io ogni tanto mi dimentico di lavarli!” ammette Robertino, che nel frattempo si è calmato un po’. “Ogni tanto me ne dimentico anch’io” gli strizza l’occhio Tommaso.

Robertino fa un grosso sospiro rassegnato “Speriamo bene” e prende il quaderno per iniziare il compito assegnato dall’insegnante.

Intanto nella bocca di Tommy, Mastichino ha sempre un po’ di mal di testa. Dopo tre giorni, arriva il dentista nella scuola di Tommaso e Robertino.

Spiega ai bambini quanto è importante lavare i denti tutti i giorni, soprattutto dopo aver mangiato tanti dolcetti, poi li visita uno alla volta per vedere se i loro dentini sono sani.

Tutti in fila per uno, fuori dall’infermeria, aspettano il loro turno.

Robertino trema come una foglia quando tocca a lui, ma quando esce sorride allegro e dice a Tommaso che i suoi dentini sono sani. Adesso, è il turno di Tommy.

Quando il dentista tocca con il suo ferretto Mastichino, il povero dentino inizia a urlare dal dolore e Tommaso grida “Ahi!”. “Mi dispiace, ma credo che il tuo dente sia cariato” dice il dottore.

Tommy diventa pallido e triste. Mastichino, invece, è contento, pensa che adesso che è arrivato il dottore dei denti, finalmente lo guarirà!”.

Tommaso torna in classe con il muso lungo e racconta tutto a Robertino. Una loro compagna di classe lo ascolta e dice: “Non ti preoccupare, i dentisti sanno come fare, non sentirai male, io ne ho curati tre lo scorso anno!”. “Tu sei molto coraggiosa Marina!” dicono Robertino e Tommaso. “Non lo so, può essere” dice Marina. “Forse perché mio zio, che fa il dentista, mi ha spiegato tutto del suo lavoro”. Tommaso e Robertino hanno i brividi all’idea di incontrare un altro dentista, sorridono e tornano al loro posto.

Quel pomeriggio, la maestra spiega alla mamma di Tommaso che il dentista è venuto a visitare i ragazzi e che suo figlio ha un dentino cariato.

“Bisogna curare il tuo dentino” dice la mamma a Tommy, una volta tornati a casa.

“No, mamma ti prego! Non mi fa male!”. “A volte i dentini soffrono in silenzio” dice la mamma “Lui è li poverino, con un buchino in testa e continua a masticare con te e tu non vuoi fare niente per farlo stare meglio?”, “Mamma, ma a me il dentista fa paura!” ammette Tommaso mettendosi a piangere.

Il povero Mastichino, intanto, aveva un mal di testa sempre più forte e non sapeva più come fare. Per un attimo, quando aveva visto il dentista, aveva sperato che lo curasse subito togliendogli il dolore per farlo stare meglio, ma non era successo. I suoi fratellini cercavano di consolarlo, alcuni si offrirono di masticare al posto suo.

Dopo qualche giorno, la mamma di Tommaso si accorse che il figlio mangiava masticando solo su un lato “Ti fa male il dentino?”, “Non lo so, forse” ammise il ragazzino.

Mastichino, aveva cercato di resistere il più possibile, ma, alla fine, si era arreso e aveva smesso di masticare perché, ormai, lo faceva stare troppo male.

La mamma voleva portare Tommaso dal dentista affinché si curasse, ma lui scappava a piangere in bagno per la paura.

Intanto, passavano i giorni e Mastichino si sentiva sempre peggio. Una notte la fatina dei dentini, quella che prende i dentini che cadono ai bambini, lasciando loro in cambio dei regalini, andò a trovare Mastichino. Era molto dispiaciuta per lui e gli disse che avrebbe potuto fare in modo che parlasse con Tommaso in sogno.

Mastichino rispose che si vergognava troppo a farsi vedere da Tommaso con quel buchino che gli era venuto sulla testa e che lo faceva stare tanto male, così chiese alla fatina di apparire lei in sogno al ragazzino. La fatina, allora, suggerì di farlo insieme e Mastichino accettò.

La mattina successiva, Tommaso andò a scuola come sempre.

“Non sai che strano sogno ho fatto stanotte” disse a Robertino all’ora di ricreazione. “Ho sognato di incontrare la fatina di denti, con lei c’era il mio dentino cariato e mi parlava: ‘Ti scongiuro di aiutarmi, portami dal dottore dei denti, così lui mi cura! Pensa se quando hai la febbre o la tosse, la tua mamma non chiama il dottore per curarti! Quando stai male il dottore serve! Aiutami!’ ha detto tutto triste, poi la fatina mi ha fatto una carezza e ha detto che se voglio posso essere coraggioso, dopodiché mi sono svegliato”.

Robertino ha ascoltato a bocca aperta. “Forse non era un sogno, forse era davvero il tuo dentino che ti parlava, vuole essere curato perché sta male!” dice. “Si, ma a me fa troppa paura” sussurra Tommy. “Anche a me, ti ricordi come tremavo quando la maestra ci ha detto che sarebbe venuto il dentista a scuola?” gli ricorda Robertino. “Però ad un certo punto tocca farsi coraggio, se il tuo dentino sta così male devi farlo per lui! Hai smesso anche di mangiare dolci! Devi farlo per lui, ma anche per te! Ti conviene ascoltare Mastichino e andare dal dentista, se vuoi vengo con te!” L’idea di avere Robertino con sé da un po’ di forza a Tommaso, che così si decide ad andare dal dentista.

Quando arrivano dal dottore dei denti, Tommaso vorrebbe andarsene, ma il dentista gli fa vedere tutti gli oggetti che usa per curare i denti e gli spiega che qualcuno fa rumore, qualcuno fa il solletico, e, poi, per non sentire male, si usa una medicina fatta a posta che si mette nel dente con un aghetto piccolissimo.

Tommaso quando sente la parola “puntura” vorrebbe di nuovo scappare via, poi, però, il dottore gli mostra la siringa, è davvero piccolissima! Il dentista gli dice che, forse, non ce ne sarà nemmeno bisogno!
Dopo una mezz’ora, Mastichino è stato curato per benino e si sente di nuovo in splendida forma.

Tommaso è molto contento di non aver sentito dolore, di non avere più mal di denti, ma, soprattutto, di essere stato così coraggioso!

 

Ti regalo il PDF

Se ti è piaciuta e vuoi scaricare la fiaba clicca QUI

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COME PARLARE AI BAMBINI  DEL TRASLOCO

COME PARLARE AI BAMBINI DEL TRASLOCO

Come parlare ai bambini del trasloco? Anche per un argomento complesso e delicato come dover cambiare abitazione la mia risposta è ancora una volta: usa le fiabe. Ho scritto un libro per te, per aiutarti a parlare ai bambini del trasloco, te lo descrivo meglio. 

Una fiaba per parlare dell’importanza di impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo

Una fiaba per parlare dell’importanza di impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo

Oggi ti parlo di una fiaba per parlare dell’importanza di impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo. È una fiaba a cui tengo davvero tanto, è la prima fiaba che ho scritto, da grande, con cognizione di causa sullo scrivere. Così coglierò anche l’occasione 

Attraverso la poesia ti racconto un momento di rabbia

Attraverso la poesia ti racconto un momento di rabbia

Da qualche anno ormai, amo lo strumento poetico come mezzo espressivo di me e delle mie emozioni, per la libertà che consente, per l’immediatezza delle parole che si fanno simbolo, per la gratuità della scrittura e il potere che ha di farmi stare meglio.

Cimentarmi con la poesia per “vuotare il sacco emotivo” mi ha fatto sentire bene!

Lo trovo un linguaggio bello e utile che mi aiuta a tirare fuori come mi sento molto meglio di un diario in cui annotare come sto e cosa provo.

Credo che questo potere della poesia provenga all’uso di metafore e simboli. Un  po’ come accade nelle fiabe, ma con le poesie tutto accade, se possibile, in modo ancor più immediato e sintetico.

Per esempio la rabbia un giorno l’ho espressa così:

Quando sono accartocciata nella mia rabbia

Quando sono verde

come un pisello

perdo di vista tutto il bello

Quando mi adiro

mi increspo

e mi ritiro

indurita

appallottolata

Solo l’urlo

mi smuove

mi apre

mi srotola e rilassa

la tonalità di verde s’abbassa

e posso ancora respirare chiaro.

Capita anche a te quando ti arrabbi di sentirti contorcere dentro?

Di fronte a qualche ingiustizia o mancanza di rispetto.

Che è poi proprio per questo che esiste la rabbia, per darci l’energia necessaria a superare la difficoltà che sul nostro cammino ci intralcia. Può trattarsi di una persona o di una situazione che ci impediscono di stare bene, di ottenere quel che desideramo.

Forse si potrà pensare che urlare sia uno sfogo inutile, che anzi può farci agitare o rovinare ulteriormente una situazione.

Per tanti anni mi sono censurata le urla. Sia quelle subitanee, di sfogo immediato, sia quelle simboliche,  da intendersi come un “ALZARE LA VOCE” per farmi sentire, per dire che quello che stava accadendo non era giusto, per ottenere il giusto rispetto.

I versi sulla rabbia mi hanno dato modo di esprimere tutto questo e poi tornarci a riflettere.

La poesia mi tira fuori messaggi che mi aiutano e che per il momento non riesco a rintracciare in me in altro modo.

Leggi altri post sulla poesia

La felicità delle piccole cose

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La felicità delle piccole cose è la più vera.   Credo che abbia molto a che fare col restare in contatto con la propria bambina interiore. Quella là che ci vuole fare proprio perdere tempo, voltarsi e fermarsi a guardare una lumachina che le ricorda 

Chi sei

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La consapevolezza di chi siamo è nient’affatto cosa semplice. Possiamo impiegare un’esistenza intera e non arrivare a comprenderci davvero. A volte ci serviamo di titoli e corrispondenze esterne. È vero che non vedendo il mondo com’è ma come siamo, tutto ci fa da specchio, rendendoci 

Cura narrativa e poesia

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Una cura narrativa è una forma di supporto al benessere attraverso la narrazione, ossia l’uso di storie. Ne approfondirò il senso, spiegandoti anche come la poesia possa non solo entrare a farne parte, ma avere un particolare potere terapeutico.

Le storie sono importanti

L’uso delle storie – romanzate, filmate o appena evocate da versi – è così importante da poter essere definito persino “terapeutico”, una sorta di vera e propria cura per l’anima?
A rispondere a questa domanda è stato il filosofo Umberto Galimberti.
Nel descrivere la formazione e l’importanza delle mappe emotive, vale a dire le nostre rappresentazioni mentali delle emozioni, si sofferma su come i sentimenti siano una costruzione culturale.
Veniamo al mondo e da subito siamo forniti di istinti, di impulsi ad agire.
Durante i primi tre anni di vita, le persone più importanti per noi – la mamma, il papà, i fratellini, nonni e gli altri che si prendono cura di noi, che sono presenti per noi – ci parlano degli affetti, ci mostrano come vivere e gestire le emozioni. Passiamo dagli impulsi ad agire ad un sentire emotivo e, se siamo fortunati, iniziamo a costruire un vocabolario legato alle emozioni, diventando in grado di esprimerle e viverle a pieno, sapendo riconoscerle anche negli altri.

Col passare del tempo si costruiscono i sentimenti: essi non riguardano solo la sfera emotiva, ma anche quella cognitiva. Si apprendono, sono un prodotto culturale.

Afferma Galimberti: “Gli antichi imparavano i sentimenti attraverso le storie mitologiche. Se guardiamo alla storia greca ci ritroviamo tutta la gamma dei sentimenti possibili: Zeus il potere, Afrodite l’amore, Atena l’intelligenza, Apollo la bellezza, etc. C’era tutta la fenomenologia dei sentimenti umani. Noi invece li impariamo attraverso la letteratura”.

L’importanza di narrare

La narrativa, in tutte le sue manifestazioni, è quel luogo meraviglioso dove l’anima si arricchisce dei sentimenti. Dove possiamo ritrovare quello che proviamo dentro noi stessi, leggerlo attraverso il vissuto di un personaggio, vivere la sua soluzione, vivere mille situazioni, elaborazioni e soluzioni diverse.

Un luogo dove aprire la mente e alleggerire il cuore

…e la poesia?

La poesia in particolare facilita l’espressione delle emozioni per il suo collegarsi in maniera privilegiata all’inconscio.
Perché?
I versi poetici racchiudono significati che trascendono il senso dei singoli termini utilizzati.
Le parole assumono valore di simboli.
Questo permette al poeta di muoversi lungo una linea di confine, tra realtà e immaginazione, tra coscienza e inconscio.
La parola poetica permette di racchiudere significati che vanno oltre il linguaggio della razionalità, accedendo alle immagini, a quanto è indicibile, accedendo all’inconscio come fanno i sogni.
Il poeta ha un linguaggio che possiamo accomunare al linguaggio del delirio psicotico, pur conservando il primo un legame col reale che manca nella condizione patologica del secondo.

La potenza del linguaggio poetico viaggia tra due mondi: da una parte la realtà, la ragione, la consapevolezza, dall’altra l’irrealtà, l’intuizione, l’inconscio.

La psicologia accoglie e apprezza quello che la poesia può fare per la psiche umana.
La poesia è da tempo, soprattutto oltreoceano, sia attività di supporto ad un cammino psicoterapeutico tradizionale, sia percorso poetico terapeutico specifico.
Tutti possiamo avere, in un particolare momento della nostra vita, desiderio o bisogno di accedere al linguaggio poetico come veicolo terapeutico e evolutivo. Questo, ovviamente, non farà di noi dei poeti.
Gli artisti hanno un talento che non è di tutti.
Tuttavia, la poesia, come spazio proprio di conoscenza, elaborazione e crescita personale può appartenere a tutti noi.
Un momento importante che arriva spesso prima di un eventuale tentativo di scrittura è la lettura di poesie.
Le letture di poesie, soprattutto se si tratta di momenti di lettura appositamente organizzati su temi specifici che ci riguardano da vicino per qualche motivo, possono davvero toccare corde molto profonde e rappresentare dei percorsi di cambiamento, offrendo input importanti ad attivare riflessioni profonde, spunti per elaborare vissuti particolari e facilitare una qualche evoluzione personale.
poesia
Fiabe per parlare con i bambini – seconda parte

Fiabe per parlare con i bambini – seconda parte

Nel post del 10 agosto ti ho iniziato a parlare di fiabe per parlare con i bambini che ho scritto e raccolto in alcuni libri. Oggi vorrei continuare parlando di altri due libri di fiabe che affrontano degli argomenti che amo davvero tanto. Le fiabe