TAPPA INIZIALE – IL MATTO – L’EROE AI SUOI INIZI – IL C’ERA UNA VOLTA

TAPPA INIZIALE – IL MATTO – L’EROE AI SUOI INIZI – IL C’ERA UNA VOLTA

Ho iniziato a pensare alla vita in maniera diversa negli ultimi tempi. M’appare sempre più chiaro quanto le storie siano veicolo di comprensione e di crescita.

Ciascuno di noi compie un viaggio in questo mondo. Un viaggio iniziatico paragonabile alle parti di un racconto, alle fasi di una fiaba.

Da zero.

Partiamo da zero. Veniamo al mondo.

Nasciamo alquanto privi di una coscienza di noi stessi. Chissà cosa e come pensa un bambino molto piccolo, di pochi giorni, di poche settimane. Possiamo fare studi, osservazioni, indagini empiriche, ma entrare davvero nei pensieri, ricordi, emozioni, sogni di un neonato o di un lattante è vicenda complessa.

Ricordi? Ma come si fa a parlare di ricordi se stiamo parlando di un neonato? Beh, chissà quali sono i “ricordi della pancia”. Sono certa che una memoria ce l’abbiamo anche se difficile da indagare e persa nel tempo, qualcosa imprime, anche in modo importante. Le emozioni i vissuti materni le condizioni ambientali e fisiche iscrivono qualcosa anche nel corpo del nascituro. Tutto è fatto di chimica ed elettricità, tutto ci colpisce e ci cambia, mamma e figlio sono un entanglement e la reciproca influenza, nel bene e nel male, non si perde.

Sono necessari tanti giorni, tanti movimenti, tante sensazioni, tante esperienze per prendere coscienza di sé, prima nel corpo e poi nella mente. Si impara a piccolissimi passi che si è un qualcosa di diverso e di diviso dal corpo della mamma. Esperienze complesse e naturali che facciamo quando ancora non possiamo raccontare.

Il racconto, la narrazione di sé, arriveranno molto più tardi. Quel modo con cui ciascuno vive e si descrive il mondo costruendo dentro di sé la propria soggettiva visione e il proprio unico vissuto della realtà percepita. Una monade in mezzo a tante monadi.

Intanto il neonato inizia la sua vita propria, separata dal corpo materno ma inizialmente così precocemente ad esso legata. Si dividerà sempre di più, si individuerà sempre di più. Ci vorranno anni.

Il viaggio ha inizio.

Quando il viaggio di consapevolezza di sé ha inizio, superfluo forse a dirsi, la consapevolezza non c’è. Partiamo da un’assenza di coscienza e incominciamo a costruirla piano, piano. Sulle prime, come detto, fatichiamo persino per imparare a capire che esistiamo come entità separate dal corpo materno. Tutto è naturale tappa evolutiva, ma mai banale.

Penso al “C’era una volta”. È la contestualizzazione inziale del tutto vaga e ambigua delle fiabe. Prima di cominciare un viaggio di consapevolezza non sappiamo bene dove ci troviamo. Prendere coscienza di sé porta con sé grandi compiti: capire “Chi siamo”, comprenderlo ci aiuta a capire da dove veniamo e dove vogliamo dirigerci con la nostra esistenza. “C’era una volta” è una collocazione vaga. C’è un qualcosa ma non si sa bene quando.

Ricordo anche il “Kam ma kam” delle fiabe arabe che vuol dire “C’era ma non c’era”. Quando non sappiamo chi siamo, esistiamo e non esistiamo, ci siamo quasi senza esserci del tutto. Viviamo come addormentati quando ancora non abbiamo acceso la nostra consapevolezza di noi stessi.

Penso alla figura iniziale degli arcani maggiori: Il matto. Costui non ha coscienza di sé. È “fuori” dalla pienezza della vita. Deve compiere un viaggio iniziatico, un percorso di conoscenza. Nella sua mancanza di coscienza però parte. È spinto a partire. Nell’immagine che lo rappresenta forse lo spinge un animale, un qualcosa che potremmo ritenere puro istinto.

Per partire si deve vincere la difficoltà iniziale. Questo vale ad ogni età, ad ogni fase del percorso.

L’eroe è chiamato all’avventura. Lungo il percorso incontrerà difficoltà, prove da superare. Tuttavia, la prima prova da vincere è proprio quella iniziale del mettersi in cammino.

Una lettura molto bella dei tarocchi come viaggio iniziatico è quella di Corinne Morel con “I tarocchi psicologici. Uno straordinario strumento per la conoscenza di sé”

Ogni arcano porta nei suoi simboli una tappa del percorso di individuazione e di coscienza prima di se stessi e poi del Tutto di cui siamo parte.

Il matto è il viandante alla ricerca della propria identità che incomincia il viaggio di consapevolezza.

Possono essere buoni compagni di viaggio testi che riguardano in qualche modo la narrazione del percorso di apprendimento e assunzione di consapevolezza:

Morfologia della fiaba di Propp

Donne che corrono coi lupi di C.P. Estes

La via dei tarocchi di Jodorowsky

Tuttavia più di tutto aiutano le storie. Storie che per qualche motivo sincronico entrano nelle nostre vite in momenti specifici, che leggendo ci colpiscono per qualche motivo o che ci rimangono dentro a lungo prima di destarsi e farci avere il loro insegnamento. Leggiamo e ascoltiamo storie. Sono grandi maestre di vita.

Un’attività sempre utile alla consapevolezza è la scrittura, in questo caso ti invito a dedicarti ad un esercizio particolare che sto amando molto: il journaling poetico con i tarocchi

Ho provato a scrivere alcuni versi lasciandomi ispirare prorpio dalla carta numero zero: Il matto

 

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