3 emozioni di base molto sentite in questo ultimo anno: tristezza, rabbia e paura

3 emozioni di base molto sentite in questo ultimo anno: tristezza, rabbia e paura

Oggi voglio parlarti di 3 emozioni di base molto sentite in questo ultimo anno: tristezza, rabbia e paura.

LA TRISTEZZA

La prima emozione base di cui voglio parlare è la tristezza. La tristezza è intesa come il sentirsi soli. Tuttavia, va sottolineato che esiste una condizione di solitudine positiva, che è il tempo che passiamo da soli con noi stessi in cui ci sentiamo bene.

Star bene con se stessi, passare del tempo da soli è positivo.

Tuttavia, sentirsi soli come vissuto di abbandono è invece una sensazione assai poco gradevole che proviamo nella vita sin da piccolissimi. Il normale “sfogo” della tristezza è il pianto. Quando riusciamo a dar voce ad una emozione, riusciamo a ristabilire una sorta di equilibrio, poiché riusciamo a rilassarci e non rimanere con un eccessivo carico di stress.

Sentirsi soli, anche al di là del tempo buono da passar con se stessi è comunque un’emozione che porta risultati positivi per l’umanità, poiché è grazie al bisogno dell’altro che stringiamo relazioni, cerchiamo un partner, intessiamo la rete sociale in cui viviamo.

Ogni emozione ha la sua importanza, nessuna ha un valore negativo di per sé.

Negativo è non lasciar fluire le emozioni, non averne consapevolezza.

Nelle associazioni della teoria delle cinque fasi della medicina tradizionale cinese l’emozione della tristezza viene collegata a polmoni, grosso intestino e alla pelle. Tutto quanto manifestiamo in queste aree, ha come correlato emotivo la tristezza. Trovo molto interessanti questi aspetti di manifestazione nel corpo.

LA RABBIA

Non esprimere le emozioni dunque diventa davvero nocivo, anche un’emozione come la rabbia, verso cui esistono forse ancora più pregiudizi che verso la tristezza, ha la sua grande importanza e non è negativa di per sé.

La rabbia è un grosso motore. Temporalmente collegata alla primavera, quindi alla rinascita, è la forza di dar vita a qualcosa di nuovo. Un’energia propulsiva che ci spinge all’azione, al fare, al crescere, al costruire nuove cose, è quella che ci manda avanti nella vita ed è l’emozione che sentiamo quando qualcosa ci ostacola o qualcuno ci manca di rispetto, impedendoci di progredire. Ascoltarla è molto importante.

Ciò che proviamo dovrebbe aiutarci a ristabilire un equilibrio, a riaffermare noi stessi. Le “voci” naturali dalla rabbia sono l’urlo e il movimento. Basta pensare ad una persona arrabbiata, o, meglio ancora, ad un bambino piccolo arrabbiato per rendersene conto. Si agiterà, pesterà i piedi, urlerà. Bene, sta sfogando la sua rabbia in maniera sana.

La rabbia è un’emozione veloce, sale su da dentro, ci fa scoppiare! Come immagine possiamo pensare ad un vulcano, ma non per questo deve farci paura.

La difficoltà grande è trovare una via equilibrata nello sfogo della rabbia. Da un lato dar voce all’emozione che ci “ribolle” dentro senza reprimerla, dall’altro tener conto del contesto, delle “regole sociali” e di aspetti affettivi. Possiamo trovarci in una situazione in cui non possiamo gridare, oppure abbiamo remora di far del male a qualcuno che amiamo manifestando la nostra rabbia.

Troppo spesso la rabbia viene confusa con la violenza, o meglio troppo spesso si esprime la propria rabbia in maniera offensiva o finanche violenta verso le persone. Questo sicuramente non va bene.

La rabbia ha sicuramente la necessità di fare la sua “esplosione”, dire “sono molto arrabbiato” potrebbe proprio non bastare.

Esprimere un’emozione attraverso il linguaggio cognitivo, ossia riconoscerla, darle un nome, è molto utile, ci dona consapevolezza, ma non ci concede di “scaricare” l’energia che l’emozione ci ha fatto crescere dentro.

Tuttavia, è necessario imparare ad esprimere la rabbia adeguatamente. È giusto lanciare un urlo, si può sbattere una porta, battere un pugno su un tavolo e, perché no, a volte potremmo essere così adirati da aver necessità di rompere un oggetto. Gli oggetti si possono riacquistare, o, comunque, il danno è sicuramente limitato.

Pensiamo a chi, in palestra, prende a pugni un sacco di sabbia o un pungiball. Tutti questi comportamenti ci concedono di “scaricare” la rabbia senza ferire nessuno.

Al contrario, scagliarsi contro qualcuno, offenderlo, magari arrivare ad alzare le mani per picchiare, questi sì sono comportamenti negativi.

Inoltre, quando una situazione, una persona, qualcosa ci fa veramente arrabbiare, la scarica della rabbia è una cosa necessaria da un punto di vista psicofisico, ma, poi, dopo aver magari lanciato un poderoso urlo e aver sbattuto un oggetto sul tavolo, utile è passare ad un livello più evoluto: incanalare questa potente energia per cambiare quello che non va.

Se abbiamo ricevuto un’adeguata educazione emotiva, sapremo riconoscere e vivere la rabbia, ma senza ferire gli altri. Ancora più positivo ed evoluto capire che possiamo usare l’energia che ci regala la rabbia per dare il via ad un cambiamento, per fare qualcosa di cui sentiamo desiderio o necessità.

Nelle associazioni della teoria delle cinque fasi, la rabbia è collegata al fegato e alla vescica biliare. Tutte le disarmonie legate a queste parti del corpo hanno come correlato emotivo la rabbia.

LA PAURA

Altra emozione innata, forse quella più basilare di tutte, perché salvaguarda la sopravvivenza stessa è la paura. La paura è l’emozione che ci mette in allarme, che proviamo in situazioni pericolo e che ci fa percepire che qualcosa è pericoloso ponendoci nella classica situazione di blocco seguita da “attacco o fuga”.

Naturalmente, non vivendo più nella giungla, si tratta spessi di comportamenti culturalmente mediati, tuttavia, anche la nostra occidentale esistenza è corredata di situazioni di pericolo per la nostra vita in cui siamo costretti ad azioni di attacco o fuga.

Se ci troviamo ad attraversare la strada la frenata improvvisa di un’auto ci porta a sobbalzare per allontanarci: fuga.

Se un animale si avvicina troppo a nostro figlio ci scaglieremo contro di esso per scacciarlo o recupereremo in fretta il pargolo per allontanarci in base alle dimensioni dell’aggressore e alle nostre possibilità di intervento: ancora una volta attacco o fuga.

In senso più ampio la paura ci dà la dimensione dei nostri limiti. Ci fa percepire il pericolo e, mettendoci al riparo da ciò che è pericoloso, ci mantiene in vita.

La modalità espressiva della paura è primariamente tremare. Viene collegata, sempre dalla teoria delle cinque fasi, ai reni e alla vescica.

La paura è l’emozione di base che ci tiene in vita, percependo i pericoli e sfuggendo ad essi o affrontandoli e superandoli andiamo avanti nella vita.

Spero che queste riflessioni sulle tre emozioni che mi hanno maggiormente accompagnato in questo brutto periodo pandemico possano aiutare anche te a diventare più consapevole e ad esprimere sempre meglio quel che provi.

Esprimere meglio le proprie emozioni e capire meglio se stessi usando le fiabe aiuta i bambini.

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