Giornata dell’autismo

Giornata dell’autismo

Per ricordare la giornata dedicata alla sensibilizzazione verso la condizione esistenziale dell’autismo, che sarà il prossimo 2 aprile, ti voglio raccontare qualcosa della mia esperienza di lavoro come terapista durato per quasi 10 anni, tra il 2005 e il 2017.

L’importanza della relazione

A un certo punto del mio percorso formativo ho preso consapevolezza del fatto che l’ingrediente principale che faceva funzionare il mio lavoro era la relazione che nasceva col bambino. Il legame, quello cui con sofferenza ho lavorato nei primi anni definendolo un elastico emotivo.

Questa consapevolezza mi ha aiutata di volta in volta a lavorare su questo aspetto fondamentale come base e conditio sine qua non per riuscire poi ad insegnare.

A un certo punto però mi sono resa conto che ero una voce fuori dal coro quando mi sperticavo a sottolineare l’importanza della relazione e delle emozioni.

La prima fondamentale cosa da fare con un bambino, ogni bambino, non solo un bambino con autismo è sedersi vicino a lui, o se vogliamo regalarci un’immagine più raffinata possiamo dire inginocchiarci davanti a lui, insomma alla sua altezza e cercare pian piano un modo per entrare in relazione con lui. Faticare per trovare il modo di piacergli, di stargli simpatica, di entrare in contatto.

No non sto parlando di usare solo rinforzi tangibili o anche commestibili come A.B.A. vuole. Sto parlando di “fare amicizia”.

L’apprendimento passa sempre e solo attraverso la relazione.

Questo vale per ogni bambino, anche un bambino con autismo.

È più difficile entrare in relazione con un bambino con autismo? A volte sì, e tanto anche, del resto la difficoltà relazionale è parte essenziale delle sue difficoltà.

Capire, però, che senza relazione con ci può essere lavoro insieme, è basilare.

Ho visto situazioni di terapia in cui i terapisti si “inasprivano” nei confronti dei comportamenti, o quando un bambino opponeva resistenza ad un’attività.

La principale cosa fare invece è “tornare alla relazione”.

Quando qualcosa in una terapia non sta funzionando bisogna tornare a lavorare sulla relazione.

La questione è che se un bambino non è in una relazione in cui sente di potersi affidare, di poter dipendere perché si fida, non potremo occuparci di lui, insegnarli, fargli alcuna richiesta, perché non c’è contatto, non risponderà. Oh certo esistono modalità coercitive, ma chiaramente non devono essere mai considerate.

Per quanto difficili da capire, per quanto incomprensibili, le emozioni sono presenti anche in un bambino con autismo, anche lui o lei instaurano relazioni e fanno amicizia. Questo legame è la base. Senza essere entrati in contatto attraverso una relazione non potremo lavorare con un bambino, fare alcuna richiesta o insegnare alcunché.

Eh sì: “entrare in contatto”, “Instaurare un legame”, “fare amicizia” non sono verbi comportamentali.

Per quanto le tecniche comportamentali siano una base importante del cammino formativo di chi vuole lavorare con l’autismo, è bene sempre rammentare che ogni essere umano è sempre molto complesso e irriducibile ad un insieme di azioni misurabili.

Proprio perché secondo me emozione e relazione sono fondamentali ho scritto Il mio amico è unico, facciamo amicizia con l’autismo.

4


Rispondi