Fenomeni a tutti i costi: perché i genitori hanno questa ansia da gara con i bambini?

Fenomeni a tutti i costi: perché i genitori hanno questa ansia da gara con i bambini?

Fenomeni a tutti i costi: perché i genitori hanno questa ansia da gara con i bambini? come farsela passare? che effetti può avere sul bambino una volta adulto?

Questa domanda mi è stata fatta da una mamma sinceramente preoccupata per i livelli di competizione tra bambini.

L’ansia delle mamme

Noi mamme abbiamo l’ansia coi figli. “Cresce poco?” “Cresce troppo?” “Prende poco latte?” “Ne prende troppo?” “Cammina troppo tardi?” “Dice troppe poche parole?” o ancora “Sua cugina alla sua età… “, “La vicina di casa ha una figlia che ha due mesi di meno e già fa questo, quello e quell’altro”.

Una sincera preoccupazione è davvero normale. Ogni mamma vuole che il suo cucciolo cresca sano e nel massimo benessere che può avere.

L’importante è che una mamma riconosca la sua ansia e la sappia contenere.

Riconoscerla serve a distinguerla dalla situazione in sé. Bisogna saper valutare il rischio presente per un bambino cercando di non vincolarlo alle nostre paure che potrebbero essere esagerate. Al tempo stesso se proprio non riusciamo a rasserenarci su una certa cosa è bene ascoltarsi, sapendo che quella è una cosa su cui lavorare per cercare una soluzione, concedersi il giusto tempo è importante.

Può trattarsi di piccole situazioni come scendere da uno scivolo da solo per un bambino molto piccolo, o da una corda di un gioco del parco per uno più grande, o qualcosa di un po’ più complesso come passare alcune ore da una nonna o una zia che per qualche motivo non ci fanno stare tranquille.

Se siamo davvero molto ansiose sul far fare qualcosa a un bambino, e ci rendiamo conto che la nostra paura è davvero troppo grande possiamo essere di aiuto al nostro piccolo, per non bloccarlo, lasciando che si occupi della cosa il papà o una zia, o nonna per le prime volte.

La competitività, l’individualismo

Tornando sulla domanda nello specifico, la “gara” tra cosa fa un bambino rispetto a un altro è una competitività direttamente collegata all’individualismo che è davvero estremamente incoraggiato nella nostra società.

Emergere, farsi notare, essere meglio degli altri sono valori davvero molto considerati e incoraggiati.

Oltre le tappe fondamentali dello sviluppo, che ritengo più legate a quanto precedentemente esposto sull’ansia, moti di competitività vera e propria possono emergere di più in fasi successive, magari rispetto a rendimenti scolastici o sportivi.

Certamente genitori che spingono i bambini a dover essere sempre il migliore, a dover superare gli altri, al di là di un giudizio sul valore in sé di questo tipo di “insegnamento”, da un punto di vista psicologico operano una pressione che può essere controproducente e, a seconda dell’indole del bambino, avere conseguenze differenti. I bambini imparano a legare il proprio valore al risultato, questo può avere un impatto sull’autostima. Nel voler sempre primeggiare possono anche diventare bambini molto soli.

Essere il cambiamento che desideriamo vedere nel mondo

Se questa individualità esasperata oltre un prendersi cura del proprio benessere ci disturba, possiamo decidere di vivere in modo differente. Passando ai figli valori diversi anche magari da quelli più diffusi. Ad esempio che si fa uno sport per il piacere dell’attività in sé, che si studia per farsi una cultura, qualche materia ci piacerà di più, qualcuna di meno, questo è anche importante perché ci permetterà di capire quali sono le nostre inclinazioni per un futuro formativo più specifico.

 

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