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Il mio bambino fa i capricci

Il mio bambino fa i capricci

Il mio bambino fa i capricci è una delle frasi che mi dicono le mamme.

Il TERMINE CAPRICCI CI AIUTA?

Sembra che capriccio venga dall’antico caporiccio, in quanto si credeva, erroneamente, che i capelli ricciuti fossero la conseguenza dell’eccessiva stravaganza del cervello.

Vuole anche dire stare fuori dall’ordine delle cose, mostrare una certa ribellione.

Ora sebbene possa indicare che il bambino mette in atto un comportamento che non rientra tra quelli che secondo noi sono quelli prestabiliti, cosa ci dice di importante per aiutarlo?

AIUTARE IL BAMBINO

L’interesse del bambino è l’aspetto principale. Lo abbiamo dato alla luce e con amore vogliamo aiutarlo a crescere facendo del nostro meglio.

Capita, in base all’età anche molto spesso, che i bambini ci mettano davvero a dura prova.

Il punto di vista che assumiamo, le domande che ci facciamo possono aiutarci a risolvere la situazione.

PREVENIRE

Un bambino, quanto più è piccolo, dipende interamente dalle nostre decisioni.

Quando manifesta un comportamento inadeguato nella maggior parte dei casi gli abbiamo chiesto troppo. Lo abbiamo coinvolto in una situazione che a un certo punto è diventata per lui/lei difficile da gestire.

Teniamo conto che il repertorio comportamentale, ossia l’insieme dei comportamenti che si conoscono e si sanno mettere in atto, crescono in proporzione all’età.

Più un bambino è piccolo, meno ne ha.

Fare nella nostra mente una “previsione di difficoltà riguardo ai contesti in cui decidiamo di andare con i nostri piccoli ci aiuta a prevenire comportamenti inadeguati, che potrebbero essere l’unica che risposta che un bambino sa attuare in una situazione troppo complessa per lui/lei.

METTERE UN COMPORTAMENTO ADEGUATO AL POSTO DI UNO INADEGUATO

Quando diciamo che vogliamo che il nostro bambino non faccia i capricci, termine del tutto inutile a comprendere e intervenire per migliorare la situazione, vogliamo che sappia agire in modo secondo noi adeguato, non mettendo in atto il comportamento “problematico”.

Dobbiamo insegnarlo.

Se diciamo al bambino un
NO QUESTO NON LO PUOI FARE
non basta.

Il piccolo rimarrà in un vuoto, se non può fare quel che stava facendo che era la sua maniera di reagire in quella situazione, allora cosa può fare? Probabilmente era il solo modo che aveva, tutto quello che sapeva metter in atto.

Magari era stanco dopo troppe ore passate fuori casa, lontano dal suo contesto.

Forse era troppo difficile rimanere fermo in un luogo nuovo, come una sala d’aspetto.

Se gli diciamo cosa non fare, è necessario comunicargli anche cosa può fare al posto della precedente. In maniera propositiva, non punitiva. Proponendo il nuovo comportamento da attuare come qualcosa di bello, nuovo e utile.

Esempio: Ha dimostrato un eccessivo attacco d’arte disegnando sul muro? Comunichiamo che sul muro, no non vogliamo. Possiamo però appendere al muro un grande foglio e su quello può dar sfogo alla sua creatività.

La base necessaria è che agganciamo il bambino nella relazione. Richiamiamo la sua attenzione con amore, prima di fare una richiesta.

L’insegnamento passa sempre attraverso la relazione

OGNI COMPORTAMENTO È UN MESSAGGIO

Ogni azione ha una funzione, se riusciamo a comprenderla capiremo la motivazione e saremo in grado di prevenire e/o proporre valide alternative. Saremo in grado di capire le emozioni dei nostri piccoli e potremo aiutarli a esprimere con le parole quel che provano.

Ricordando che la comprensione e la comunicazione, non la punizione, sono le basi per una crescita nel benessere

Se sei alle prese con comportamenti dei tuoi bambini che creano difficoltà, può esserti utile una consulenza psicoeducativa con resoconto scritto.

 

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