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Infertilità: 3 aspetti psicologici legati alla percezione del proprio corpo.

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Quando si inizia a sospettare che un figlio, desiderato e cercato, non arrivi, i vissuti legati al proprio corpo possono incidere sul benessere psichico.

Il nostro corpo, strumento attivo della nostra vita, che ci permette di fare, agire nel mondo, all’improvviso non ci corrisponde.

Continua a essere il nostro corpo, quello di sempre, vivo e “sano”, non viviamo dei sintomi fisici di malattia.

Tuttavia, il nostro corpo non sta funzionando come dovrebbe, come ci aspettavamo, come vorremmo.

Qualcosa non va.

Non sappiamo bene neppure cosa all’inizio.

Ci aspetta un percorso di analisi mediche per scoprirlo.

In questo incorriamo in un conflitto:

1. Sensazione di perdita

Da un lato l’impatto emotivo è quello di una perdita. Il nostro corpo non è come credevamo, non ci da quello che stiamo cercando, non sta funzionando.

La sensazione di perdita, se non adeguatamente supportata ed elaborata, ci può “scaricare”, far sentire affaticate.

2. Rimboccarsi le maniche per avviare la “procreazione assistita”

Allo stesso tempo ci si immette in percorsi di analisi per capire come ottenere la possibilità di avere una gravidanza, un percorso che può richiedere anche molte energie, in termini di tempo, magari per spostamenti verso strutture che possano accogliere la nostra difficoltà.

Per intraprendere un iter di analisi e aiuti medici avremo bisogno di parecchie energie.

3. Sentirsi sopraffatte

Il conflitto, che coinvolge emozioni che hanno un impatto anche fisico, ci può esaurire in termini di capacità di accogliere e gestire le emozioni. Possiamo sentire un senso di sopraffazione, siamo nella “marea” delle nostre emozioni.

Cosa fare?

Fermarsi.

Ascoltarsi

Prendere consapevolezza.

Elaborare e “digerire” quello che proviamo.

Fermarsi.

La prima cosa da fare è, come se fossimo davvero in acqua annaspando, fermarsi, smettere di sbattere la gambe e le braccia e magari accorgerci che dopotutto si tocca.

Darsi tempo.

Talvolta il tempo è poco quando si cerca una gravidanza.

Un sostegno anche psicologico è un elemento da considerare.

Ascoltarsi.

Sia che si senta il bisogno di rivolgersi ad un esperto sia che la scelta sia di non farlo, resta l’importanza di ascoltarsi.

Ascoltare le proprie emozioni.

Cercare di capire cosa si prova, scriverlo magari, dare un nome ai propri moti interiori.

Prendere consapevolezza.

Dare un nome a ciò che si prova, prendere atto delle proprie emozioni porta ad  uno stato di consapevolezza. Questo aiuta a non sentirsi in balia degli eventi.

Anziché sopraffatta posso sapere di essere triste, al tempo stesso impaurita, ma anche speranzosa e desiderosa di incamminarmi lungo un percorso che magari mi regalerà la mia gravidanza.

Elaborare e digerire ciò che proviamo.

Le emozioni che se non riconosciute ci dominavano, hanno poi bisogno di essere adeguatamente elaborate e potremmo dire “digerite”.

Se sento un senso di perdita e faccio finta di nulla, questa cosa mi resta dentro, per esplodere magari a distanza di tempo nel contesto meno adeguato.

Si tratta di un’emozione importante cui è altrettanto importante concedere il giusto spazio di elaborazione.

Un dolore può essere superato solo passandoci attraverso, come se fosse un fiume e noi dobbiamo arrivare dall’altra parte.

Quando scopri di non riuscire ad avere un figlio, sia che decidi di intraprendere un percorso medico per averlo, sia che decidi non farlo e accettare semplicemente quel che accade, ci sarà un vissuto di perdita da elaborare.

Concedersi di farlo è la via necessaria a costruire un percorso sereno davanti a sé, senza ingombri emotivi invadenti, ma con una sana consapevolezza di se stesse.

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1 Comment

  • Reply La psicologa delle mamme – Roma03

    […] fase della vita aiuta ad affrontarla meglio. Se il cammino si fa arduo poi, ad esempio in casi di difficoltà a concepire, curare anche l’aspetto psicologico diventa fondamentale. La gravidanza e il periodo […]

    17 ottobre 2017 at 7:42 am
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